‪#‎GervasinoDaNotte‬ e l’Algoritmo ??? di Netflix

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Netflix sta per invadere l’Italia, espressione salviniana che non uso a caso. In molti sembrano spaventati, preoccupati e tifano o sperano per il fallimento di tale operazione. Bisogna capire che l’atteggiamento tipico italiano è quello di non fare nulla e lamentarsi di questo, poi se qualcun altro osa fare, ideare o proporre o peggio fare qualcosa di vincente, allora giù con critiche fine a se stesse, pregiudizi e moniti apocalittici (attenzione ci/vi controllano…). Per Gervasini – che parlare o discutere di nuove tecnologie equivale al papa che parla dei torrent o del p2p – il segreto del successo di Netflix sarebbe una serie (non uno ma una serie) di algoritmi in grado di mappare (come nel caso del genoma umano) i profili degli utenti, le tendenze, i gusti ecc. e sfruttarli a proprio vantaggio; una sorta di google della tv on-line per intenderci. Ovviamente chi ha un po’ di conoscenze nel campo e un po’ di sale in zucca sa che queste sono affermazioni di stampo grillo/kadmoniano. Il successo di Netflix deriva solo ed esclusivamente dal talento produttivo e dalla capacità di saper usare un minimo le strategie di marketing: se i film dedicati ai supereroi Marvel e DC fanno successo mi sembra ovvio lanciare una serie come Daredevil… Qualunque emittente tv avrebbe rifiutato una serie come House of Cards e invece Netflix ha scommesso (si scommesso) e ha vinto… Qui non si tratta di algoritmi. Si posso passare giornate intere su google trend senza riuscire a ricavarne nulla… Che poi la vera novità di Netflix non sta nelle serie che fanno guadagnare anche HBO, SyFy, NBC, CBS ecc. ma nella paradossale eliminazione della serialità. Netflix produce serie che non sono tali, poichè possono essere viste interamente e subito, senza attendere l’agognato episodio settimanale. Altra questione sono i prezzi bassi: nessuno ha un’offerta così ampia e di qualità a 8€. Sulle serie in se Netflix inventa poco o nulla… J.J Abrams ha “inventato” molto di più (vedere es. Lost) Tim Kring e Jeph Loeb hanno portato, con fortuna, i supereroi sullo schermo ben prima di Marvel e Warner Bros… Senza dimenticare serie d’autore come True Detective, Black Mirror o Hannibal. Insomma, perchè se gli altri fanno bene e hanno fortuna il merito dev’essere di una gabola, un trucchetto, un espediente, appunto un algoritmo? (che Gervasini sembra usare come una sorta deus ex machina) Non può essere semplicemente bravura, impegno e anche fortuna? Se noi in Italia produciamo serie sulle suore e sui preti detective che ogni tanto cambiano vestito e fanno i forestali (recitando allo stesso modo) e se le nostre serie tv sulla camorra diventano famose per un bicchiere di pipi, cosa ne possono gli altri che non devono nemmeno sforzarsi di fare meglio? Ah… Questi della setta di Onan…

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