3 falsi 2 misure

 

A volte la genuflessione e il parteggiare per una parte politica può deteriorare fortemente la credibilità di un giornalista. Come abbiamo scritto migliaia di volte, quando un giornalista precipita nel vortice della propaganda politica diventa come un poliziotto corrotto: tradisce il suo ruolo e la sua missione che, nel caso di un giornalista,  dovrebbe essere principalmente informare. Ieri sera, nel programma tv Otto e Mezzo su La7 abbiamo assistito a una situazione a dir poco surreale: Il direttore della pravda grillina Marco Travaglio e il direttore della pravda berlusconiana Alessanro Sallusti  facevano propaganda per le rispettive parti facendo a gara a chi diceva più balle e stupidaggini. Nel mezzo c’era un vero giornalista, Aldo Cazzullo che, pur essendo l’unico elemento di normalità era, relegato a ruolo triste di paciere fra due elementi assurdi.  In pratica in trasmissione c’erano 4 giornalisti (conduttrice compresa) ma nonostante ciò l’informazione e il giornalismo risultavano assenti. Questo era lo scenario.

Marco Travaglio da quando è diventato lo spin doctor dei 5stelle non solo ha perso credibilità, ma dice così tante falsità stupidaggini che viene da dubitare fortemente della sua onestà intellettuale. Come se non bastasse Travaglio  ha pensato bene di aggravare la sua posizione relegandosi il ruolo di l’avvocato difensore dei 5 stelle. Quando Sallusti ha ricordato il falso commesso dalla sindaca Appendino il direttore grillino, famoso anche per essere un giustizialista (o se si preferisce manettaro) si è esibito in una scalata di specchi allo scopo di sminuire e legittimare il falso. Per Marco Travaglio il falso della Appendino e cosa da poco, un piccolo illecito quasi obbligato dai disastri commessi dei predecessori. Eppure con Beppe Sala Marco Travaglio non fu così indulgente, il sindaco disonesto di Milano doveva essere (s)cacciato.

Per far comprendere meglio il doppio pesismo di Marco Travaglio abbiamo scelto 3 falsi e abbiamo confrontato le sue interpretazioni.

Falso Raggi  

La storia del falso della Sindaca di Roma cosa è nota: La Raggi inviò una falsa dichiarazione alla responsabile anticorruzione del Comune, Mariarosa Turchi, nella quale attestava che la scelta di nominare Renato Marra ( fratello dell’ex braccio destro del sindaco Raggi, l’allora potentissimo Raffaele Marra, ex capo del personale capitolino ora a processo per corruzione per fatti del 2013) era solo sua. Le indagini della squadra mobile, però, hanno accertato che la Raggi aveva mentito e che affidò a Raffaele Marra la massima libertà nella scelta di strategie e nomine politiche e fu lui a seguire le procedure per la promozione del fratello. La Raggi è stata rinviata a giudizio. L’11 novembre 2018 la Raggi viene assolta ma attenzione, viene comunque attestato che ha mentito e commesso un falso ma non viene condannata perché in questo particolare caso non costituisce reato.

Falso  Appendino

Durante l’amministrazione Fassino la società Ream della Fondazione Crt, versa 5 milioni di caparra al comune per esercitare il diritto di prelazione sulla realizzazione di un centro commerciale /congressi sull’area ex Westinghouse. Successivamente il comune si rivolge ad altri e quindi la somma doveva essere restituita nel 2017. Dato che la Appendino aveva problemi a far approvare il bilancio, in accordo con l’assessore al bilancio, Sergio Rolando, pensa di bene di depennare il debito e non inserirlo (quella del rinvio di un anno è una balla) nel bilancio. Scattano, quindi le denunce e la Appendino riceve un avviso di garanzia che la informa di essere sotto indagine.

Falso Sala 

Il caso di Sala è più complicato e  ruota intorno alla gara per la Piastra Expo (uno degli appalti più importanti). La questione riguarda il bando per la fornitura di 6 mila alberi. nella commissione c’erano due membri in conflitto di interessi e quindi per non rifare la procedura e nominare una nuova commissione rifare l’appalto, cosa che avrebbe allungato i tempi e compromesso Expo. Sala (in realtà il responsabile unico del procedimento Carlo Chiesa) decide di retrodatare di 13 giorni un documento per consentire di sostituire i due membri della commissione e procedere con l’appalto. A marzo e a ottobre 2018 Sala è stato assolto dall’accusa di abuso d’ufficio e archiviato dall’accusa di turbativa d’asta. Ovviamente il Fatto a dedicato striminziti trafiletti alle notizie, mentre durante la campagna diffamatoria contro Sala dedicava intere paginate firmate in particolare dal “giornalista”  Barbacetto.

 

Come abbiamo detto, si tratta di 3 falsi che però vengono trattati con pesi diversi dal direttore della pravda Grillina. Per Travaglio il falso Raggi è praticamente inesistente. in un suo articolo dal titolo “falso e falsetto” si inerpica in una complessa quanto assurda tesi per scagionare la Raggi:

i pm sostengono che la sindaca non sapeva che Marra agiva in conflitto d’interessi e perciò non fu sua complice nel presunto abuso, come potranno dimostrare che raccontò scientemente frottole all’Anticorruzione, negando le pressioni di Marra non su di lei, ma sui suoi collaboratori e sul suo assessore (che fra l’altro ha confermato ai pm di avere chiesto lui la nomina di Renato Marra)? E perché mai l’avrebbe fatto? Il processo è aperto a tutti gli esiti, perché si gioca sul filo delle interpretazioni e delle consapevolezze: nemmeno le copiose chat di Marra indicano chiaramente chi abbia detto cosa e a chi. Manca la “pistola fumante”, cioè la prova che la sindaca sapesse che Marra si attivava (con altri) per sponsorizzare il fratello. Anzi, potrebbe addirittura esistere qualche prova del contrario: come l’sms inviato dalla Raggi a Raffaele per chiedere conto di quanto scrivevano i giornali e non le era stato comunicato, e cioè che nel nuovo incarico il fratello Renato avrebbe avuto un aumento di stipendio che lei non aveva mai avallato.

In realtà è tutto molto più semplice: La Raggi dice reato l’hanno minato lei all’anticorruzione ma le prove (messaggi telefonici inequivocabili) dei PM dimostrano che la Raggio a mentito e detto il falso. Non a caso la Raggi viene rinviata a giudizio. Tulle le minchiate di Travaglio si dissolvono come un miraggio nel deserto.

Nel caso del falso della Appendino sfiora il ridicolo: Ospite la programma di Dimartedì Travaglio dice:

“Il debito l’ha fatto Fassino e l’avviso di garanzia lo mandano a lei”

Peccato che non si tratta di un debito ma di una restituzione di caparra, e Fassino non ha fatto nulla di male, ha solo  incassato una caparra che, in caso avrebbe dovuto restituire…Travaglio si è scontrato con Sallusti su una questione semantica: Per il direttore del Fatto quello della Appendino non è  falso in bilancio come invece lo definisce Sallusti. Certo a rigor di legge le cose stanno così perchè la Appendino è indagata “solo” per falso ideologico, ma è anche vero che cancellare 5 milioni dal bilancio è a tutti gli effetti una falsificazione di quest’ultimo. Sentire il principe delle inchieste che solo a sentire la parola indagato aveva un orgasmo perlare così fa specie… Il Fatto quotidiano ha persino scritto ( da qui la balla sulla posticipazione di un anno) che ci sarebbero stati degli accordi con la Ream per la restituzione della caparra, ma si tratta di falsità. Prima di tutto l’accordo con la Ream non salta per colpa di Fassino ma perchè la Appendino stipula l’accordo con un altra azienda, la Amteco. Inoltre i revisori dei conti scrivono nella loro relazione che “il debito per la restituzione della caparra a Ream debba essere riconosciuto e finanziato nel bilancio dell’esercizio 2017, ai sensi dell’art. 194 del TUEL, e questo a prescindere dall’effettivo versamento dilazionato concesso per il 2018“. In poche parole anche volendo rinviare il debito di un anno la Appendino avrebbe dovuto iscriverlo a bilancio.

Sul Falso di Sala invece apriti cielo. Travagli non ha dato scampo al sindaco di Milano. Prima ha accusato giornali e tg di non aver dato il giusto risalto alla sua vicenda, e poi ha, come è suo solito fare con tutti ha già sentenziato la sua colpevolezza dicendo che a differenza di tutti gli latri il suo falso è inequivocabile perchè:

il reato è un po’ più grave e i fatti, di cui i giudici dovranno valutare la rilevanza penale, sono già assodati perché stampati nero su bianco: i documenti del più grande appalto di Expo (quello da 272 milioni per la “piastra” dei padiglioni, ritenuto truccato dagli inquirenti), furono indubitabilmente retrodatati di 13 giorni dall’allora Ad e commissario straordinario, per sostituire in corsa due commissari incompatibili e sanare ex post l’atto illegittimo.

Sala si doveva dimettere ( che che naturalmente non devono fare Raggi e Appendino). La parzialità e disonestà intellettuale seriale di Travaglio sono così evidenti che la sua tessera di giornalista andrebbe stracciata, ma a noi basterebbe che i sui lettori adepti riuscissero a a rendersi conto dell’evidenza e smettessero di leggerlo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here