A Naso è tutto un De-Lirio

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A noi, piace fare la voce fuori dal coro,  non in modo pretestuoso, ma per cercare di offrire una visione, un punto di vista meno fazioso e schierato con la massa.  Non prendiamo parti, non siamo amici di nessuno e si può dire non (su)sopportiamo nessuno: dai politici ai criminali, fino ai giornalisti e agli sbirri (non usiamo il termine in senso dispregiativo ma storico).

Il caso, tutto giornalistico, che tiene banco in questi giorni è quello della battuta fatta dall’avvocato Giosuè Naso difensore di Massimo Carminati nel processo che vede quest’ultimo come  imputato e accusato di essere il capo della cosiddetta “mafia capitale”.

In particolare 2 sono le affermazioni che hanno indignato la stampa italiana:

  • lo storpiamente del nome del Giornalista Lirio Abbate in De-Lirio Abbate
  • e quella in cui l’avvocato parla di un complotto tutto politico che vederebbe Lirio Abbate come collaboratore e referente della procura, in particolare con il procuratore Giuseppe Pignatone.

L’audio dell’arringa pubblicato dal Fatto

Sono stupidaggini? sicuramente, ma rientrano nelle facoltà, e nelle possibilità lecite che ogni avvocato ha il diritto di utilizzare. Come previsto dalla legge anche i serial killer o appunto i capimafia hanno diritto a una difesa e naturalmente un avvocato non si può limitare a dire “il mio cliente è innocente” o  “sono tutte falsità” deve riuscire a trovare il modo di replicare e smontare e dimostrare l’infondatezza delle accuse. Inoltre Volendo essere precisi un avvocato difensore non deve trovare le prove. Quelle le deve trovare chi accusa perchè secondo la legge si è innocenti fino a prova contraria e non viceversa.  Non avendo strumenti efficaci è quindi comprensibile che l’avvocato cerchi di delegittimare coloro che hanno avviato l’inchiesta e coloro che l’hanno ispirata/anticipata (in questo caso il giornalista Lirio Abbate).

Il giornalista Peter Gomez Lancia il suo editto via twitter (i giornalisti possono devono usarlo, solo i politici ci fanno brutta figura…)

Anche il suo collega Marco Lillo segue a ruota

Eh qui non capiamo Naso è il difensore di Carminati per forza di cose sta di là… Forse Lillo e Gomez pensano che il dovere di un avvocato con la schiena dritta sia di non difendere i criminali e quelli d’ufficio dovrebbero fare solo finta di difendere il loro assistito. Per carità, sono punti di vista.

Roberto Saviano che non perde certo occasione scrive (sempre su twitter)

Ora, premesse le ovvietà sulla solidarietà, sul giornalismo, sulla mafia che è una montagna di merda e bla bla (no perchè se no Lillo pensa che stiamo di là). Noi vorremmo provare a fare  alcune riflessioni (sempre che ciò ci sia concesso). 

Prima che montasse la vicenda soprannominata “mafia capitale”  nessun magistrato, processo o condanna aveva mai sancito o ipotizzato che la criminalità romana fosse ascrivibile alla mafia ( una leggera svista…).

L’oggi super boss Carminati, prima di sentire le intercettazioni di Buzzi che diceva che con gli Immigrati si facevano più soldi che con la droga e che si imbastisse l’inchiesta girava tranquillamente per la città e non aveva alcuna pendenza o reati da scontare. Era un uomo libero e nessuno ne parlava (a parte Lirio Abbate). 

Durante il “sindacato” targato Alemanno nessuno mai si era sognato di parlare di cooperative, di minacce, pollici spezzati, mazzette ecc. Poi quando bisognava fare fuori Marino che aveva “brutte intenzioni” ecco che hanno scoperchiato il vaso di pandora. 

Massimo Carminati il 7 dicembre  parla con una persona (non si sa chi sia…)  con  tono “furioso”:

“Finché mi dicono che sono il re di Roma mi sta pure bene, come l’imperatore Adriano.  Però sugli stupefacenti non transigo, lunedì voglio andare a parlare col Procuratore Capo e dirgli: se sono il capo degli stupefacenti a Roma mi devi arrestare immediatamente. Non so chi c… è questo Abbate, questo infame pezzo di m… finché mi accusano di omicidi … ma la droga no… come trovo il giornalista gli fratturo la faccia… tanto sarà scortato, così gli aumentano pure la scorta”.

Carminati si incazza dopo aver letto l’articolo di Lirio Abbate su L’Espresso. Ora, bisogna comprendere che Carminati è uno di quei criminali che tengono alla loro reputazione, che haun sistema di valori e principi tutto suo. Ma quello che però lo rende credibile è che difficilmente un criminale farebbe di tutto per smentire solo l’accusa meno grave nei suoi confronti. Carminati non sa di essere intercettato e non ha motivo di mentire. A lui non frega nulla delle accuse di omicidio, di mafia o dell’appellativo “Re di Roma” (quelle lo lusingano) a lui da fastidio la più insignificante, lo spaccio di droga. L’articolo di Lirio Abbate,  con tutto il rispetto per la causa, l’impegno e le conseguenze che il giornalista ha subito e sta ancora affrontando, non ci sembra un gran lavoro. Se dobbiamo essere sinceri è scritto davvero maluccio. Un giornalista quando fa della accuse dovrebbe in un certo senso dimostrarle, fornire fonti (non rivelarne l’identità ovviamente) fornire argomentazioni, testimonianze. Abbate fa solo una lunga lista di quelle che a noi sembrano più che altro sue convinzioni riportate con lo stile del romanziere. Ci sarebbero dovute essere delle “prove” (non di livello processuale naturalmente) ma almeno argomentazioni in grado si supportare le tesi espresse. Se provassimo a metterci nei panni di uno dei mafiosi di qui parla l’articolo non ci saremmo preoccupati più di tanto perchè non c’è nulla nell’articolo che possa costituire un reale problema: non ci sono date, fatti, non si smaschera nulla. Si dice solo, quello controlla la zona ovest, quell’altro la est, spacciano droga (ma non dove e come). insomma nulla che un avvocato appena laureato non possa risolvere (stiamo ragionando dal punto di vista criminale ovviamente).

Il giornalismo d’inchiesta per noi è un’altra cosa. Anche la magistratura e ci fa un po’ sorridere perchè , come detto nessuno aveva mai parlato di mafia, ma dopo che il giornali e i media hanno sdoganato il termine ecco che tutti si sono precipitati nei soliti “io l’avevo detto”, “eh, era evidente” ecc. Inoltre quando oramai tutti parlavano di mafia ecco che arriva la relazione del prefetto Gabrielli che invece dice che non si tratta di mafia. Ma insomma, è mafia o non è mafia? mmm e chi lo sa… Quello che è certo è che in tutta questa storia non ci sono morti ( e meno a male ), non si zittiscono persone, non ci sono faide per la conquista di posizioni vacanti tutte cose tipiche di un contesto mafioso,  e non è vero come scrive Abbate che è perchè la mafia è cambiata, basta vedere quello che accada Napoli in questi giorni… 

Oggi, come detto, sono tutti li a indignarsi e a schifarsi delle parole dello squallido avvocato Naso a cui va tolto il saluto (se che se ne importa Naso, con quello che prende…) però ad essere sinceri a noi sono anche altre le cose che ci fanno schifo. Forse siamo folli, ma a noi fa schifo

  • Che gli agenti dei servizi o altro corpo dello stato, come emerso dalle intercettazioni, avvertivano e tenevano costantemente informato Carminati, non risparmiando encomi, elogi e ammirazione.
  • Che era impossibile che finanza e carabinieri non sapessero o non vedessero cose che per la loro evidenza (questi facevano tutto alla luce del sole, nei bar, per strada, parlavano al cell)  era davvero difficile  non vedere.
  • Che dopo l’esplosione del caso sono partiti i consueti depistaggi (furti misteriosi e inquinamenti vari)
  • Che politici di ogni schieramento sapevano ma nessuno di loro parlava
  • Che tanto alla fine pagheranno i capri espiatori (che se lo meritano, sia chiaro) da dare in pasto all’opinione pubblica, ma forze dell’ordine colluse, servizi deviati e politici la faranno franca come avviene sempre.
  • Che come evocato dall’avvocato Naso ci sono cose che a confronto mafia capitale sembra una fiaba per bambini. Come quella  della brutta storia del generale Ganzer e del suo gruppo di gruppo di ufficiali e sottufficiali dei Carabinieri del ROS ( ci sono omicidi, spaccio di droga ‘ndragheta e chi più ne ha ne metta) che ha è finita a taralucci e vino con una bella prescrizione  (noi del fango ne parleremo a breve in un articolo dedicato al caso)
  • Che giornalisti o sedicenti tali partecipano a fabbricazioni di false intercettazioni (vedi caso Crocetta/Tutino)  o manipolano le trascrizioni. Per non parlare di quando vengono in possesso illecitamente e dietro compenso o altra utilità di informazioni, documenti fascicoli segretati che una volta resi pubblici, non solo rischiano di vanificare anni di lavoro di delicate indagini, ma anche di far organizzare e allertare indagati e sospetti ringraziando si prodigano per eliminare possibili tracce e prove.

Potremmo andare avanti a lungo.  Ma ci sta venendo da vomitare. 

L’avvocato Naso è stato offensivo ma il giornalista/conduttore Massimo Giannini che ha parlato di rapporti incestuosi fra il ministro Maria Elena Boschi e il padre no, lui lo difendiamo, perchè “è uno di noi” bisogna tutelare la categoria… E poi si sa che la Boschi, Boldrini, e le renzioidi  possono/devono  essere  offese screditate e delegittimate. La Boldrini era la stronza sotto scorta, Abbate l’eroe della carta stampa minacciato dal perfido cecato. Il mondo va così due pesi e due misure, anzi a Naso si potrebbe dire che è tutto un De-lirio

 

 

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