Alpini veneti contro il videogioco Battlefield 1

montegrappaL’uscita dell’atteso videogioco battlefield 1, uno sparatutto multiplayer ambientato durante la prima guerra mondiale ha indubbiamente fatto la felicità dei videogiocatori fan della serie, ma gli sviluppatori ora devono vedersela con gli alpini veneti a cui non è andato giù che una delle missioni del gioco sia ambientata sul monte grappa in cui si fronteggiarono l’esercito austro-ungarico e quello italiano.

Questo video mostra la missione della campagna single player La missione si chiama “Avanti Savoia” e narra la storia degli arditi, unità italiana che combatteva al motto “O la vittoria, o tutti accoppati!” Giudicate voi se sia irrispettoso.

Questo sotto è un video che mostra la modalità Multiplayer 

il presidente dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero. fortemente irritato commenta:

Ovvio che sono contrario ad una cosa del genere,  non ci sembra affatto il caso di trasformare un luogo sacro in un videogioco. Il Monte Grappa dovrebbe essere ricordato per il sacrificio di chi ha combattuto ed è morto lassù, dall’una e dall’altra parte, e non quindi essere riportato d’attualità in questo modo, con gente che spara e uccide, con sangue ovunque. Temi delicati, come quello della guerra, specie di questi tempi, vanno affrontati in maniera diversa e non in modi devianti come questo

Il consigliere regionale Sergio Berlato è ancora più duro:

Un vero e proprio sacrilegio, perché solo chi non ama e non conosce il Grappa può ideare un videogioco di questo tipo, che è una mancanza di rispetto nei confronti di un territorio che ha visto morire decine di migliaia di giovani per difendere la patria

A queste si è aggiunta anche la dichiarazione del governatore veneto Luca Zaia:

E’ estremamente irrispettoso utilizzare per un videogioco quello che è stato nella realtà un teatro di morte e di sofferenza, dove rimasero uccisi quasi 23 mila uomini (…) è come se avessero situato un videogame in uno dei nostri cimiteri, in un luogo della memoria dove migliaia di giovani vite vennero tragicamente interrotte.

 

Questa forma deleteria di sacralizzazione della storia e di conseguente protezionismo fine a se stesso è fuori luogo ma anche controproducente.  Infatti è proprio grazie a polemiche di questo genere che si genera curiosità, con l’unico risultato di far aumentare le vendite del gioco.

Se ogni associazione commemorativa dovesse opporsi e bloccare forme più o meno interattive di ricostruzione storica si finirebbe per non poter raccontare più la storia. Spielberg non avrebbe potuto realizzare la famosa scena dello sbarco in Normandia di “Salvate il Soldato Ryan” per opposizione di qualche associazione nazista contrariata.

Non si sarebbe potuto mai mostrare il genocidio della shoah; Oliver Stone non avrebbe potuto giare “Platoon” per opposizione di qualche associazione vietnamita. E così via…

La violenza, la crudeltà e per quanto riguarda il mondo videoludico l’interattività – destianta a contaminare altre forme artistiche come il cinema – non sono dissacranti o irrispettose, ma catartiche e commemorative. Raccontare la fiabetta degli italiani (come gli americani)  buoni che lottarono contro il perfido esercito austro-ungarico per difendere la patria non serve a far comprendere che la guerra è sbagliata, che quasi sempre non ci sono vincitori o vinti, e non fa altro che generare altra guerra. Vedere l’orrore della guerra, invece, è molto più utile, perchè mostra la sofferenza, suscita emozioni, quindi riflessione . La dimensione ludica è solo un pretesto una competizione virtuale svincolata dalla realtà. I videogiocatori non sono imbecilli come coloro che la guerra la fanno per davvero.

 

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