Altra aria fritta. Ora tocca a Serra, ma il target rimane Renzi

28/10/2012 Roma, trasmissione In mezz'ora in onda su Rai Tre, nella foto Davide Serra di Algebris Investiments
28/10/2012 Roma, trasmissione In mezz’ora in onda su Rai Tre, nella foto Davide Serra di Algebris Investiments

Data l’enorme quantità di frittura d’aria che produce, il Fatto Quotidiano dovrebbe seriamente pensare di immettersi nel mondo della ristorazione –  o meglio della frittorazione – e fare concorrenza a Farinetti, magari potrebbero cambiare nome in Fritto Quotidiano e ottenere l’appalto ad Astana… 

Saltiamo preamboli e premesse ed entriamo subito nel merito. La vittima di Oggi è Davide Serra, imprenditore italiano che gestisce capitali e fondi di investimento per un valore di 3 miliardi di dollari. Ovviamente già solo questo per l’elettorato di riferimento del Fatto Quotidiano, cioè la legione di imbecilli (alias grillini), rappresenta un crimine o qualcosa di cui vergognarsi. Serra nella migliore delle ipotesi e il classico riccone (forse massone o bilderberghiano) che fa gli interessi dei capitalisti e delle banche; uno speculatore che maneggia – in modo opaco ovviamente – “lo sterco del diavolo” (danaro).

Affinché non ci siano fraintendimenti e per completezza d’informazione segnaliamo l’intervista a cui si riferisce l’articolo di Feltri pubblicato sul Fatto Quotidiano

Intervista a “In mezzo’ora” a Davide Serra 

Stefano Feltri, l’autore dell’articolo in questione scrive:

“C’è qualcosa che non torna nella versione di DavideSerra, Il finanziere amico di Matteo Renzi – tac,  eccallà – parla a Lucia Annunziata, a In mezz’ora su Rai3. Prima dice di non aver “mai fatto una telefonata con Renzi da quando è premier”, poi ammette contatti nei momenti più delicati, “due messaggi si possono mandare, come chiede a Marchionne cosa succede sulle auto, può chiedere a me cosa succede sui mercati”.

Feltri vuole far passare Serra come uno che si contraddice nel giro di una manciata di secondi, in sostanza bugiardo. Ma ovviamente le cose non stanno così e guardando l’intervista (ca. min. 00:24:50)  si può verificare che Serra è stato molto chiaro in merito alla questione “contatti con Renzi”, dicendo di non ha fatto una chiamata a Renzi da quando è presidente del consiglio perchè lo considera inopportuno e, cosa importante, fa presente che sarebbe stupido per Renzi fare una cosa del genere, poichè ha a disposizione 9000 persone in banca d’Italia e 770 in consob – cosa che Feltri si guarda bene dallo scrivere ovviamente -. Serra nell’intervista non dice di aver mandato dei messaggi in momenti delicati (dove lo ha sentito Feltri?), ma solo “due messaggi li si può mandare c’è il panico, giusto o sbagliato (…)  Serra dice che messaggiarsi per sapere l’andamento dei titoli azionari e molto diverso dal messaggiarsi nei momenti più delicati come a insinuare che Renzi risolva le crisi con la consulenza di Serra.

Il lavoro di Serra in parte consiste nell’acquistare questi famosi crediti sofferenti – cioè soldi che la gente non ha restituito alle banche il cui recupero si cerca di garantirlo tramite una gestione finanziaria (e non semplicemente come farebbe un recupero crediti come insinua Feltri) ovviamente guadagnandoci. Quello che non si comprende è che se non ci fossero quelli come Serra le Banche non si occuperebbero di questi crediti con gravi conseguenze negative per le Banche, quindi per investitori e risparmiatori.  Il fatto che Serra compri i crediti sofferenti di MPS quindi non è una cosa negativa ma molto positiva. Feltri però dipinge la cosa come se fosse una manovra oscura per fare speculazione finanziaria.

Giusto un impegno vago, che però è sufficiente a far risalire un po’ i prezzi delle obbligazioni Mps che avevano ormai valori da fallimento della banca. Una mossa suggerita da Renzi, o concordata con lui?O un’abile operazione autonoma di Serra, cui certo non dispiace l’immagine di finanziere di riferimento del governo italiano?

A parte che se Serra prendesse impegni vaghi e facesse operazioni di facciata non ci farebbe una bella figura e sarebbe certo un disastro per la sua attività che non ha molti interessi in Italia, ma Feltri oltre alla suo opinione dovrebbe portare argomentazioni di supporto. Feltri forse non sa che all’estero funziona un po’ diversamente: li sei fai della cavolate le paghi… Ma la cosa più stupida è concentrarsi sulla questione del suggerimento. Chi se ne frega di chi l’ha suggerito… ciò che conta, e che dovrebbe importare, sono gli scopi e gli obbiettivi. Far salire i titoli vuol dire salvare investitori e risparmiatori.  E se da tutto ciò Serra dovesse guadagnarci economicamente e in immagine cosa c’è di male? E’ il suo lavoro, è legale e certo non deve vergognarsene. Ma di cosa discutiamo?

Tra le operazioni che Algebris ha studiato sulle sofferenze in Italia ce n’era una sulla banca Popolare dell’Etruria : secondo diverse ricostruzioni pubblicate e mai smentite da Serra, Algebris ha cercato di comprare crediti deteriorati della banca di cui era a ll ’epoca vicepresidente Pier Luigi Boschi.

Qui francamente ci siamo messi a ridere. Questo è il modo di fare giornalismo? Ricostruzioni pubblicate e mai smentite? Ma che Roba è?.Pubblicate da chi? Dove e quando? ( le famose basi che insegnano nelle scuole di giornalismo…). Qui stiamo parlando di uno che gestisce 3 miliardi di dollari, che comunica con governi di mezzo mondo e secondo Feltri dovrebbe passare le sue giornate a smentire le migliaia di stronzate che scrive la stampa? (di tutto il mondo, dato che lui opera Inghilterra, USA e Singapore) Siamo alla follia...

In seguito da diverse ricostruzioni Feltri passa a una:

Secondo la ricostruzione di Salvatore Mannino sulla Nazione , che cita fonti interne alla banca (??), nel giugno 2014 Serra offre addirittura di entrare nel capitale, mentre a dicembre dello stesso anno è disponibile a rilevare 700 milioni di euro di sofferenze

Ora, a parte le inesattezze e le insinuazioni, quello che proprio non va giù sono le menzogne. Feltri mente quando scrive che Serra non ha mai smentito di aver fatto affari o voluto farne in/su Etruria. Ma la cosa che fa ridere è che la smentita è stata pubblicata proprio sulla “Nazione” citato da Feltri!

link all’articolo

Serra poi non solo dichiarò con nettezza di non aver mai effettuato investimenti nella Popolare dell’Etruria e che l’unica operazione, per altro in perdita, è stata in quel periodo la dismissione di 5,2 milioni di azioni del Banco Popolare (come riporta il sito affaritaliani.it e l’agenzia di stampa adnkronos), ma sporse querela indovinate un po’ contro chi? il MoVimento 5 stelle, ovvio! Notizia riportata anche dall’ANSA 

Il M5S fece gravi insinuazioni nella mozione di sfiducia indirizzata al ministro Maria Elena Boschi. 

“Centro delle operazioni di speculazione sembrerebbero poi essere avvenute a Londra, dove opera Davide Serra, con il suo fondo Algebris, il quale, come noto, è molto vicino al Presidente del Consiglio Matteo Renzi”.

Serra era già stato sentito dalla Consob (che non ha avuto nulla da eccepire), per chiarire la posizione del suo fondo nell’ambito delle operazioni sospette sul mercato che hanno preceduto i forti rialzi delle banche popolari, innescati dal decreto del governo che ne disponeva il riassetto.

E’ l’ipotesi di questo coinvolgimento diretto, ancorché espresso col condizionale, a suscitare la reazione di Serra che replica nel suo comunicato:

[…] affermazioni e insinuazioni false a lui riferite, in particolare relativamente a Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, contenute nella mozione di sfiduciapresentata da M5S e il cui esame è previsto questa mattina in Parlamento. Nelle opportuni sedi e a mezzo stampa, Davide Serra aveva già chiarito la propria estraneità, e quella di Algebris Investments, ai fatti riportati. Già lo scorso 12 febbraio, infatti, Algebris Investments aveva dichiarato di non aver mai fatto nella sua storia alcun investimento in Banca Popolare dell’ Etruria e del Lazio. Inoltre Algebris Investments aveva chiarito di non aver comprato alcun titolo di banche popolari italiane dal 1 al 19 gennaio 2015.

Lo sapete in realtà chi mise in giro la balla di Serra e l’Etruria? Uno dei tanti immondezzai quotidiani italiani chiamato Libero Quotidiano. E qui ci fermiamo perché abbiamo detto tutto.

In conclusione, la parte che a noi è piaciuta particolarmente dell’intervista di Serra è quella in cui in poche parole fa un ritratto perfetto della stampa italiana che scrive follie e vive – forte del fatto che tanto in italia nessuno paga mai, i processi durano anni e tutto viene poi archiviato – utilizzando la sempre proficua macchina del fango . A sentire queste parole il nostro pensiero non poteva che andare al Fatto Quotidiano e alla sue inchieste farlocche basate su insinuazioni, manipolazioni e menzogne. Come dice Serra, questa è una delle tante anomalie italiane la cui conseguenza è l’ultima posizione in tutte le classifiche del mondo della stampa italiana. Nei paesi normali questo non succede perchè i giornalisti sono professionisti seri e se sbagliano pagano. Chissà come finirebbero il Fatto Quotidiano e il suo direttore se il Fatto fosse pubblicato in un paese normale.

 

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