Anche Lillo infanga Mattarella

lillo

 

Ogni tanto capita di avere un bisogno impellente e di dirigersi di corsa in un servizio pubblico. Di solito lo si fa par eliminare le scorie: il prodotto di rifiuto del nostro corpo. Certo non ci si aspetterebbe di essere a nostra volta imbrattati di escrementi. Beh, non è sempre così. Ci sono alcuni servizi pubblici che si occupano proprio di questo. Naturalmente basta non entraci o non utilizzarli per scampare al pericolo, ma noi siamo di quelli che quando qualcosa “funziona al contrario” pensiamo sia giusto dirlo.

Il “giornalista”Marco Lillo, che lavora per la pravda grillina ( il Fatto Quotidiano ), di cui è anche azionista (su questo stiamo preparando un bel articolo tutto dedicato alla “loggia del fango”), confeziona una  bella palla di fango per Servizio Pubblico (il famoso talk show sul la7 costola della loggia del fango) con cui imbratta il presidente della repubblica Sergio Mattarella, ma sentiamo l’accusa direttamente dalla bocca di Lillo:

 

In pratica, secondo quanto afferma Lillo, il fratello di Mattarella si fece prestare dei soldi, per non si capisce bene quali scopi, da un importante (sempre secondo Lillo) uomo della potente e violenta organizzazione criminale conosciuta come Banda della Magliana.

Ma Lillo scova anche una raccomandazione, pensate un po’… Sentiamo:

 

Questo metodo (ultra)Boffo ci disegna nitidamente il quadro di ciò che attenderà il presidente della repubblica Mattarella. La macchina del fango è a pieno regime e oltre a un paio di articoli (ridicoli come quello si #SeLoConosciLoScanzi pubblicato sul fatto di oggi 2 feb 2015) ci saranno, servizi, trasmissioni televisive e l’immancabile libro spazzatura di Travaglio che dopo quel tomone di “Viva il re”, che non va bene neanche per bilanciare i tavoli e che sfidiamo a trovare qualcuno che lo abbia letto almeno per metà, ci delizierà con un altro bel cumulo di stupidaggini.

Mattarella è colpevole di avere un fratello e un padre che avrebbero (MA NON E’ MAI STATO PROVATO NE CI SONO CONDANNE) zone d’ombra, come recita il titolo di un’altra bella palla fango firmata Enrico Fierro :

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In suddetto articolo viene intervistato l’onnipresente Martelli: uno che sa sempre un sacco di cose, ma che poi nei processi o non ricorda o non sa mai un cazzo di nulla,   e che del PM Antonino Di Matteo, titolare delle indagini sulla trattativa,  in fuori onda disse: 

“Lui è stupido! E forse anche in malafede. Ma credo finirà in nonnulla questo processo!” Fonte qui

Martelli ha le carte e cerca, cerca e alla prende una relazione di minoranza presentata dal Pci in Antimafia e firmata da Pio La Torre:

Siamo nel 1948 – 55 – periodo che Travaglio derubricherebbe a preistoria – La Torre analizza il passaggio di campo della mafia dal 1948 al 1955, proprio gli anni in cui cresce il potere di Mattarella padre. “La Regione siciliana fu impiantata da uno schieramento politico che era l’espressione organica del blocco agrario e del sistema di potere mafioso”. Nella pagina precedente La Torre spiega “verso quali forze politiche si orientarono le cosche mafiose ”dopo il tramonto del separatismo. Una parte, fu la risposta, “si orientò verso la Dc… uomini come Aldisio, Milazzo, Alessi, Scelba, Mattarella… era la doppia anima della politica che la Dc seguirà negli anni successivi: da un lato, un programma di riforme e di sviluppo democratico e dall’altro un compromesso con i ceti parassitari isolani All’epoca della polemica o Sergio Mattarella non aveva capito o faceva finta di non capire.”.

Voi avete capito qualcosa? avete ravvisato prove o elementi che attesterebbero la mafiosità di Mattarella padre?  

Secondo Martelli bisognerebbe giudicare Bernardo Mattarella in base alla relazione di minoranza di un partito politico, invece che dalle sentenze della magistratura. E se giudicassimo il suo partito (e la sua opera di ministro della Giustizia) in base alle indagini, e non alle sentenze, cosa succederebbe? Da Antimafia 2000, esempio, si legge:

Claudio Martelli viene eletto a Palermo nel 1987 come capolista del Psi grazie a centinaia di migliaia di voti di Cosa nostra: è in quell’occasione che Riina, deluso dalle garanzie disattese della Democrazia cristiana a seguito dell’apertura del maxiprocesso, dirotta i voti della mafia verso il partito di Craxi. Parlando sempre di contatti tra la mafia e il Psi solo due anni prima, il 2 aprile 1985, la mafia predisponeva un’autobomba per l’omicidio del magistrato di Trapani Carlo Palermo.

Nell’attentato il giudice rimase illeso, ma l’esplosivo fece a pezzi Barbara Asta e i suoi due gemelli, Salvatore e Giuseppe di 6 anni. Era nota a tutti l’attività investigativa di Palermo sui collegamenti tra Cosa nostra, servizi segreti, traffico di armi ed esponenti del Psi. non i stratta di una coincidenza, dato che è storicamente provato che Cosa nostra pianificò l’omicidio per fare un favore al Partito socialista. Cosa ha da dire l’ex guardasigilli in merito?

C’è altro? Ah, sì. Marco Travaglio l’8 agosto 2006 su L’Unità a proposito del delfino di Craxi scrisse:

Claudio Martelli s’è fatto un lifting. Ma, nonostante gli sforzi del chirurgo, ha la stessa faccia di bronzo di prima. Il Martelli pre-lifting, com’è noto, era il delfino di Craxi. Poi, alla fine del ’92, quando Bettino cadde in disgrazia, finse di non conoscerlo e si propose di «ridare l’onore al Psi». Un mese dopo dovette dimettersi da ministro della Giustizia per la mega-stecca da 8 miliardi che l’Ambrosiano di Calvi, grazie ai buoni uffici di Gelli, aveva girato al Psi sul «conto Protezione». Subito dopo Carlo Sama raccontò un’altra mazzettona da 500 milioni finita nelle tasche, anzi in uno zainetto di tela, di Martelli. Per mandare in prescrizione, con le attenuanti, il conto Protezione (bancarotta dell’Ambrosiano), Martelli dovette scucire 800 milioni di lire di risarcimento, sull’unghia.Per la sua parte della tangente Enimont, fu condannato a 8 mesi definitivi. Poi, dopo il lifting, divenne consulente della ministra Turco ed europarlamentare dell’Ulivo. Infine, nella sua terza vita (tuttora in corso), si tramutò in conduttore televisivo per Italia1 e in editorialista del settimanale “Oggi”. Qui, nell’ultimo numero, pontifica sull’indulto. Scrive che lo Stato rinuncia a punire i condannati perché «non è capace di far funzionare una giustizia penale e un sistema carcerario rispettosi della dignità umana». E di chi sarà mai la colpa? Magari dei ministri della Giustizia che si sono succeduti negli anni e dunque, pro quota, anche del Martelli che nel ’92-’93 faceva il Guardasigilli dopo aver violato varie leggi dello Stato. Ma questo non lo dice. È un marziano appena atterrato quaggiù.

Noi abbiamo capito solo una cosa: che la macchina del fango sta lavorando a pieno regime al solo scopo di delegittimare la figura del presidente della repubblica e di guadagnare e vendere copie in maniera vile è indegna sfruttando l’ignoranza o l’ingenuità delle persone.

 

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