Caso Boschi. L’antitrust conferma: Non c’è conflitto. Ennesima figuraccia per Di Battista

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Il parlamentare 5 stelle Alessandro Di Battista, dopo il suo delirante show alla camera , aveva  invocato il pronunciamento dell’antitrust  tramite una lettera in cui chiedeva di verificare se esistessero gli estremi di un conflitto di interessi in capo al ministro Boschi e ai suoi familiari per il salvataggio dell’istituto aretino.  Il giudizio dell’autorità garante della concorrenza (antitrust) presieduta da Giovanni Pitruzzella (ora ci aspettiamo il consueto dossieraggio sul Fatto Quotidiano)  e del mercato giunge repentino, dritto in fronte al deputato Di Battista che raccoglie l’ennesima pessima figura della sua, si spera, breve carriera politica.

l’antitrust si concentra su due aspetti quello sull’incidenza del suo patrimonio e quello riguardante il “danno pubblico” .

Primo punto

Sul fronte delle attività patrimoniali della Boschi e dei suoi familiari, l’Antitrust segnala che la dichiarazione fu presentata il 21 maggio 2014 e non riporta il possesso di azioni bancarie della Banca Etruria, anche se il questionario impone l’obbligo di dichiarare il possesso di azioni solo sopra i 50 mila euro.

Secondo Punto

In base alla legge Frattini numero 215 del luglio 2004 sui conflitti di interesse  l’antitrust ha verificato che non sussiste alcuna circostanza in base alla quale il ministro abbia partecipato all’adozione di alcun atto con danno dell’interesse pubblico. L’articolo 3 della legge, infatti, precisa che “sussiste situazione di conflitto di interessi ai sensi della presente legge quando il titolare di cariche di governo partecipa all’adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità ai sensi dell’articolo 2, comma 1, ovvero quando l’atto o l’omissione ha un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate, secondo quando previsto dall’articolo 7 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, con danno per l’interesse pubblico.

Si osserva infine

viene confermato che il ministro non ha partecipato alle riunioni del Cdm di approvazione dei provvedimenti. In particolare la Boschi non era presente il 20 gennaio 2015, l’11 novembre 2015 con il decreto Salva-banche e neanche il 16 novembre con il decreto legislativo numero 180. L’assenza della Boschi è stata inoltre confermata anche nelle riunioni del 6 e del 13 novembre.

Insomma, era solo la solita fuffa targata 5 stelle. La Boschi si sarebbe dovuta dimettere solo in quanto Boschi o facente parte del PD. Se invece si sarebbe voluto seguire il precetto del super mega direttore del Fatto Quotidiano (alias T#ravaGoebbels) la Boschi si sarebbe dovuta dimettere per via del clima. E dopo questa non crediamo ci sia bisogno di ulteriori considerazioni o commenti.

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