Critichiamo punto per punto Gilioli

Dato che ci piace entrare e partecipare a dibattiti, specie quando si tratta di criticare un certo tipo di giornalismo, abbiamo deciso di controbattere punto per punto a quanto scrive Alessandro Gilioli sul blog “piovono rane” in quest’articolo

  1. Gilioli riflette sulla potenza e la capacità dei politici di influenzare l’opinione pubblica sostenendo che la causa dell’estremizzasi del linguaggio sui social sia colpa dei politici. In realtà questo è un modo di ragionare molto superficiale, che somiglia molto a quelli che danno la colpa ai videogames della diffusione e dell’inasprirsi della violenza giovanile. E’ roba vecchia: negli anni 60′ si dava la colpa al rock considerandolo addirittura satanico… Gilioli si concentra sul linguaggio della politica che in affetti sta davvero regredendo, ma cita, o forse sceglie volutamente di omettere, il linguaggio usato da una certa stampa e da “giornalisti” come Senaldi, Sallusti, Travaglio, Belpietro, Giordano ecc. Forse non ha notato che Nilde Iotti in questi giorni è stata definita “un emiliana prosperosa grande in cucina e brava a letto”, E stiamo citando solo una delle ultime schifezze, ma potremmo scrivere un’enciclopedia con gli insulti che Travaglio ha dedicato a politici, giudici, magistrati e giornalisti molti dei quali gli hanno causato pesanti condanne. Siamo di fronte alla storiella dell’uovo e della gallina: chi ha cominciato prima la stampa e i media, o la politica? E’ chiaro che se un utente vede che Travaglio può chiamare Salvini “Cazzaro verde” e Feltri definire Montalbano un terrone rompicoglioni – per altro nei giorni in cui muore Camilleri- si sente poi legittimato a esprimersi nello stesso modo… Quindi chi sono i “cattivi maestri” i “mandanti morali”?
  2.  La spazzatura chiama spazzatura, scrive Gilioli riferendosi ai contenuti delle pagine di Renzi, Salvini e Grillini. Beh, lungi da noi fare i difensori di qualsivoglia politico, anche perchè per noi sono tutti pubblicitari bugiardi, ma c’è una differenza enorme fra le news di Renzi e le fake news o gli insulti di Salvini e dei 5stelle. Renzi non ha mai parlato di falsi allunaggi, di vaccini che causano l’autismo, di sirene, di microchip sotto pelle ecc. Non si può certo paragonare la propaganda becera di Salvini con la difesa legittima di Renzi che ogni tanto si incazza perchè viene massacrato da anni per inchieste basate su fuffa e che finiscono con condannare per diffamazione i giornalisti che le hanno portate avanti. Insomma, è innegabile che anche la stampa ha le sue colpe…
  3. Secondo Gilioli i politici dovrebbero premoderare o postmoderare i commenti sui social che lui definisce “ondate di merda”. Gilioli dimostra di non sapere come funzionano i social, per cosa sono nati e a chi spetta la vigilanza sui contenuti: I social network non sono altro che “white wall” su cui ognuno può e deve scriverci quello che vuole, così come in una piazza chi protesta, si lamenta e si ribella può dire (non fare) quello che vuole, anche usando un linguaggio scurrile e volgare. I social sono nati per consentire a TUTTI di esprimersi, ribellarsi, indignarsi, incazzarsi, sfogarsi ecc. Censurare, addirittura preventivamente, i contenuti sui social è qualcosa da grande fratello, è roba che avviene in paesi come Cina e Russia che non hanno una democrazia… Gilioli, un giornalista, dei politici e chiunque ritenga di essere stato offeso o diffamato, possono rivolgersi ai moderatori del social network, alla polizia postale e sporgere querela… Ci sembrano organi sufficienti a garantire la moderazione e allo stesso tempo la libertà di espressione.  Per noi anche insultare e libertà di espressione, non a caso l’ingiuria non è più un reato penale…
  4. Nel quarto punto Gilioli equipara la potenza distruttiva dei social a quella dei media, ma ancora una volta, dimostra di affrontare le questioni in modo superficiale e demagogico. I social non hanno una vera e propria regia, delle scalette, un sistema produttivo, una scrittura ecc., ma sopratutto non sono controllabili e questo non è un difetto o un problema da risolvere è una caratteristica fondate propria dei social e sacrosante, da difendere! Se i social fossero “controllati”  come i media o la stampa sarebbe la fine, addio libertà di espressione; ci troveremmo di fronte a una lista di contenuti premoderati da uffici e centri di controllo stile gestapo e stasi. E’ curioso, poi, che Gilioli ricordi il caso Boffo, perchè quello somiglia molto, nelle dinamiche e nella forma, a quello di Renzi…
  5. Che ci sia ignoranza, analfabetismo funzionale e una tendenza al tifo e al fanatismo è innegabile, ma la politica in questo caso c’entra poco, perchè per quanto un politico dica balle e falsità queste dovrebbero superare il filtro di una coscienza critica che invece manca e la colpa è dalla società stessa, delle famiglie, dell’istruzione, di un sistema scolastico basato sul nozionismo fine a se stesso; dei media che, quando va bene, invece di informare parteggiano per i vari schieramenti politici, e quando va male diffondono spazzatura fetente.

Per concludere, secondo il nostro modesto parere, quelli di Gilioli sono ragionamenti fatti a caldo, sull’onda di un’indignazione emotiva e si vede dai toni usati. Spesso Gilioli cade nella trappola della censura (persino preventiva). Se si desse peso a queste riflessioni sarebbe facile arrivare al daspo per gli utenti, all’istituzione di organi di controllo (uffici di censura), alla schedatura preventiva, come voleva fare Marattin, e se oggi si punta ai social, domani magari si decide di entrare anche nelle case e magari spiare tutti con un super computer come avviene nel “calvaliere Oscuro” di Nolan. Noi preferiamo vivere in un mondo in cui i giornalisti e il politici continuino a vivere nelle loro ville e attici super lusso con redditi milionari, e cittadini possano continuare a lamentarsi, indignarsi, ribellarsi e pure insultare. Ad alcuni, tristemente, rimane solo quello e se vuole può pensare che fra questi ci siamo anche noi, non ci interessa. L’importante è stare attenti a non limitare la libertà di espressione per delle parolacce o per una foto postata dall’ex proprietario della casa di Formigli.

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