Daniela Ranieri e il nobile e decoroso suicidio???

Siamo abituati alle frustrazioni quotidiane di Travaglio, alle invettive infantili di Scanzi e alla senilità di Padellaro, ma certo non pensavamo che avessero il coraggio spingersi oltre e lanciarsi addirittura in astruse, quanto puerili, riflessioni filosofiche sulla volontà suicida espressa dal governatore della Sicilia Crocetta.  Daniela Ranieri dopo aver ironizzato, come fanno un po’ tutti, su Crocetta ed evocando addirittura il suicidio di Empedocle al fine di suggerire pretestuosi confronti,  fa delle affermazioni che lasciano interdetti:

“Con il rispetto che si deve al suo dramma umano, questa indulgenza sulla propria morte, sul proprio corpo “infangato”da contemplare quale prova dell’in giustizia di noi tutti, ha qualcosa di morboso e di sproporzionato, e forse è solo, speriamo, la mossa scaramantica di chi si sente assediato da forze maligne.”

Sembra quasi che con “dramma umano” la Ranieri non si riferisca alla diffamazione subita da Crocetta ma alla sua persona. Anche perchè successivamente pone la parola “infangato” tra virgolette, come a voler sminuire un po’ tutta la vicenda, Anzi, Crocetta addirittura ha stufato è sproporzionato, morboso, affetto da manie di persecuzione.  Il bello è che fino a quando l’intercettazione, per la quale Crocetta sarebbe colpevole non di aver detto qualcosa ma di aver taciuto, era ritenuta vera, e attendibile era un scandalo incredibile, un fatto di inaudita gravità. Ora però che 4 procure affermano che quell’intercettazione non esiste, allora si sminuisce, addirittura si ribalta la frittata : e’ Crocetta che la fa lunga ed esagera…

 Avrebbe fatto meglio di fronte all’ingiuria patita a mordersi la lingua come Zenone d’Elea

Quindi non solo uno viene diffamato, umiliato e accusato di qualcosa di falso, ma dopo deve avere anche fare il favore, avere la decenza di tacere.

 invece che evocare l’immagine grandguinolesca del martirio come a suo tempo B., la cui auto-vittimizzazione (“Mi hanno crocefisso come Gesù”) non funzionò mai, consistendo la sua forza nella gagliardezza sempre impunita della performance a oltranza

Qui non solo sbaglia l’aggettivo che si scrive grandguignolesca, ma fa un discorso che noi con tutta la nostra buona volontà non siamo riusciti a comprendere…

Prospettare clamorosamente il suicidio e consegnarne la grossa parola alle agenzie lo svuota di ogni decoro perché il suicidio è al contrario un atto di ribellione silente, una nobile richiesta di attenzione a cui fa da coro un desiderio di quiete e mutismo

Qui la Ranieri raggiunge l’apice: il suicidio sarebbe un atto decoroso, di ribellione, nobile. Ora, non vogliamo tediare i lettori con lunghe riflessioni sul tema del suicidio. Si potrebbero citare Aristotele che vedeva il suicidio come un atto di viltà, Platone che lo ammetteva solo in casi estremi, Seneca che lo collegava alla condizione del vivere, discorso poi ripreso da Schopenhauer il quale sosteneva che se si ama troppo la vita e non la si vuole vivere in una condizione sgradevole ci si libera con il suicidio (quindi atto estremo).  Dante che pone i suicidi nell’inferno pur giustificando Catone che si tolse la vita per non sottomettersi al regime di Giulio Cesare. Insomma, si potrebbe andare avanti a lungo e riempire libri.

Noi, modestamente, pensiamo che il suicidio sia un atto fondamentalmente egoista, vile, debole e profondamente sbagliato. Quando ci si toglie la vita a causa delle difficoltà economiche o sociali si lascia parenti e amici nelle medesime difficoltà da cui, egoisticamente e vilmente, si è scelto di fuggire e li si lascia attanagliati dal dolore e dai sensi di colpa. Quando ci si uccide per amore, spesso lo si fa come gesto di mera e inutile vendetta nei confronti di chi non ci ama più (e faceva bene…). Quando ci si uccide perchè si è vessati o non si è accettati non si fa altro che dare ragione e regalare la vittoria a coloro che ci discriminavano e vessavano. Quando ci si uccide si getta via uno dei doni più rari dell’universo: la vita, che certo in certi casi non è tale per determinate condizioni, ma proprio per questo bisogna lottare perchè migliori.  Quando ci si uccide per fare un gesto di valenza politica (vedi Socrate) non si fa altro che usare un metodo scorretto per far valere le proprie ragioni e si mostra debolezza e inefficacia nel riuscire a fare valere ragioni, ideologie e punti di vista.

Si può giustificare il suicidio quando una malattia giunta allo stato terminale non ci lascia scampo (vedi es. Monicelli) quando ci si sacrifica per il bene altrui (la non ribellione di Gesù è in un certo è una forma di suicidio).  Ma le uniche ideologie che vedono il suicidio come un gesto nobile e decoroso sono quelle legate al terrorismo, come i martiri dell’islam che si fanno esplodere nei mercati o quelli che si lanciano con gli aerei sulle due torri gemelle che tutti ricordiamo, e che non differiscono molto dai kamiKaze della cultura imperialista Giapponese. Ma forse la Ranieri si riferisce all’harakiri che fanno i suoi ospiti dopo aver assaggiato la sua cucina quelli si che si liberano… (si scherza ovviamente).

Cosa sarebbe successo se Crocetta avesse davvero compiuto un gesto autolesionista estremo? Ci sarebbero stati quelli a favore, quelli che avrebbero utilizzato la cosa in modo strumentale. La legge oggi in discussione sarebbe passata forse senza l’opposizione di nessuno. Forse persino la Borsellino avrebbe speso parole pacate e di circostanza. Alcuni giornali avrebbero colto l’occasione per dire ” se si è ucciso è perchè aveva dei sensi di colpa, quindi era tutto vero”. Ci fermiamo qui, senza andare a immaginare cosa avrebbero detto gente come i 5 stelle cadenti o la loggia del fango, alias pravda grillina se no ci sarebbe da ridere (o piangere) . Certo è che in qualunque modo la si vede o la si interpreta è sempre colpa di Crocetta, ora per un silenzio di troppo, ora per un esprimersi esagerato e morboso…

Ci piacerebbe sapere anche cosa sarebbe successo se Crocetta fosse andato a denunciare Tutino subito dopo la telefonata telefonata (ponendo che fosse vera), anche se non riusciamo a capire con quali prove alla mano, dato che non poteva sapere di essere intercettato. E già, se Crocetta denunciava Tutino sarebbe stato cmq attaccato e considerato colpevole. Tutino avrebbe negato e denunciato Crocetta per diffamazione e calunnia, il quale sarebbe stato comunque linciato dalla stampa e trattato come una macchietta ridicola. Crocetta qualunque cosa fa o dice è destinato, condannato alla colpevolezza e a essere ridicolo.

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