Davigo e la storiella del trans

DavigoIl nuovo sindacalista eletto ad interim alla guida dell’ANM Piercamillo Davigo ( rimarrà in carica solo un anno per poi lasciare il posto rappresentanti di altre correnti, cosa che fa venire in mente il famoso manuale cencelli),  intervistato da Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano (alias pravda grillina). Racconta una delle sue tipiche storielle:

Una conversazione può essere irrilevante ai fini del reato per cui si procede e non di un altro per cui è comunque lecito procedere. Ma poi,chi decide cosa mettere o togliere? Il pm? Il gip? E i diritti della difesa chi li tutela? Mi meraviglia che questi discorsi vengano da chi sbandiera garantismo un giorno sì e l’altro pure: ma lo sanno o no che ciò che è irrilevante per il pm o per il giudice può essere rilevantissimo per il difensore? Esempio: Tizio intercettato racconta una sua serata con un trans. Tutti diranno: orrore, privacy, bruciare tutto! Già, e se poi quella serata col trans serve a uno dei due interlocutori come alibi per provare che la sera di un delitto erano altrove? Siccome l’alibi è stato distrutto, l’innocente rischia la condanna. Bel garantismo.

Questa storiella Davigo l’ha raccontata anche a Floris in una puntata di “Di Martedì” e tanto è efficace questa storiella che nemmeno Floris ha osato contraddirlo o obiettare, ma in realtà la storiella che racconta Davigo suggerisce inequivocabilmente che esiste un problema relativo alla pubblicazione e alla privacy, e che è necessario intervenire.

Davigo dice che l’intercettazione in cui Tizio parla del trans potrebbe scagionarlo dall’accusa di omicidio perchè potrebbe rivelarsi utile come prova e dimostrare il suo alibi. Giusto, ma la domanda è: perchè questa cosa deve venire a saperla il mondo intero? Perchè deve essere pubblicata sui giornali?  Che l’avvocato difensore di Tizio utilizzi quell’intercettazione per dimostrare l’innocenza del suo assistito è comprensibile e auspicabile (per l’assistito), ma il fatto che quell’intercettazione deve finire pubblicata su tutti i giornali con titoli a nove colonne è assolutamente ingiusto e inutile. Se Tizio fosse un politico sarebbe si scagionato per omicidio ma allo stesso diffamato e sputtanato dai media, fatto oggetto di pregiudizi di ogni sorta e lapidato sui social network.  La sua carriera o reputazione potrebbero essere rovinate per sempre, ma e va beh, chi se ne frega, un politico in meno… Quindi cui prodest (a chi giova) la pubblicazione conversazioni da contenuto privato? Beh ma è ovvio: solo ed esclusivamente ai giornali e ai media per vendere copie o alzare lo share. Davigo vuole una società di persone sputtanate, senza diritto alla riservatezza e alla privacy in nome di una presupposta necessaria purezza e trasparenza erroneamente considerate come garanti di efficienza, competenza e integrità morale. Se un politico va a trans non è immorale (o si?), ma la cosa potrebbe essere sfruttata dai suoi avversari populisti alla Salvini e Grillo e usata per danneggiarlo. Quindi è suo diritto pretendere che la sua vita privata rimanga tale, anche perchè non influisce certo sul suo lavoro o la sua professionalità. Uno come Travaglio direbbe “ma ha scelto Tizio di andare con un trans, quindi di cosa si lamenta, l’unico che dovrebbe incolpare è se stesso”. Tizio ha scelto di andare col trans, ma certo non ha scelto che un giornalista lo pubblichi sul suo “giornale” e forse siamo noi i pazzi ma pensiamo sia suo sacrosanto diritto che ciò non avvenga.

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