Davigo e la storiella delle universitarie porche

davigoIl sindacalista dei magistrati Piercamillo Davigo racconta sempre la storiella delle studentesse porche, lo fa intervistato dal pungolante (è un iperbole) Marco Travaglio sulla pravda grillina, lo fa ospite a “Di Martedì” su La7 (assieme a quella del trans) e lo fa a Otto e mezzo (sempre su La7) confrontandosi con il direttore de “Il Foglio” Claudio Cerasa (poco preparato). Lo scopo è quello di illustrare come intendono la presunzione d’innocenza i politici:

Ha presente il professore universitario che faceva sesso con le allieve, e sempre prima degli esami (e mai dopo, il che esclude che fossero innamorate di lui)? L’hanno assolto e il preside s’è detto ansioso di riaverlo in cattedra. Come se un fatto penalmente irrilevante non fosse deontologicamente disdicevole. Ecco, i politici ragionano così.

Non sappiamo a quale professore e quale preside si riferisca Davigo – anche perchè noi siamo abituati a chiamarli “docenti” e “rettori” – ma dando per scontato che la storia sia vera. A noi sembra il classico caso di studentesse furbe e pure un po’ troiette. Eh si, perchè non si tratta di minorenni o adolescenti coercibili e ricattabili. Qui si parla di donne (sono maggiorenni quindi donne) che certo è difficile immaginare fossero ricattate: all’università si può cambiare corso, docente e come possono testimoniare tutti coloro che hanno frequentato l’Università, ci sono molte possibilità di personalizzazione il proprio percorso di studi, proprio per evitare eventuali docenti “ostacolo”. Inoltre pratiche di questo tipo si sgamano e diffondono alla velocità della luce e il docente non fa una bella fine se si comporta in certi modi… Chi scrive ricorda molto bene alcune studentesse di facili costumi le quali offrivano ripetizioni lezioni di anatomia applicata (che non faceva parte del carico di studio) dietro compenso (mai frequentato tali lezioni eh…). Dando per scontato che la storiella raccontata da Davigo sia vera (e noi abbiamo molti dubbi a tal proposito), a noi pare più probabile che le allegre e giulive studentesse abbiano capito che il prof. era cedevole alle tentazioni della carne e furbe hanno sfruttato la cosa.
Davigo evoca la deontologia professionale, cosa opinabile ma condivisibile; un docente che fa sesso con le studentesse (consenzienti) a prescindere dalle responsabilità penali è soggetto a un (pre)giudizio morale, ma è giusto licenziare un docente in base a un (pre)giudizio morale? Il docente potrebbe fare ricorso per licenziamento privo di giusta o discriminatorio, e quasi sicuramente lo vincerebbe. Da quello che racconta Davigo il professore viene assolto, quindi si presume non ci siano stati ricatti, tornaconti, voti o esami truccati.  Non siamo di fronte a un caso come quello di Luca Sgarbi a Torino (noi a differenza di Davigo citiamo le vicende per nome e cognome in modo da rendere possibile fare verifiche). Caso che risulta utile al nostro discorso perchè aiuta a comprendere che esistono delle procedure, per denunciare e per adottare eventuali misure cautelative atte proteggere le vittime (presunte o reali che siano) e la facoltà stessa. Bisogna cacciare il docente anche se la legge ha sentenziato che è innocente (quindi potrebbe anche essere stato diffamato) solo perchè lo dice l’inquisitore Davigo? Un rettore dovrebbe dire al docente ” guarda sei innocente ma non importa te ne vai lo stesso perchè il sesso è disdicevole?”. Certo sesso e Davigo stanno insieme come la cioccolata e il fegato di maile, ma proprio non riusciamo a vedere il sesso come qualcosa di disdicevole.
Chi studia oggi, sotto questo profilo, non ha nulla da temere o da contrattare e se anche avesse la sfiga di ritrovarsi un docente ninfomane e ricattatore, lo si può facilmente cambiare e denunciare prima di farci sesso… Davigo ci racconta una storiella inventata che fa acqua da tutte le parti che sembra uscita da un film italiano degli anni 70 con protagonisti il ginecologo (tipo Alvaro Vitali) e la paziente (tipo Edwige Fenech) che fa di tutto per sedurlo. Davigo vuole educare alla deontologia professionale, però, chissà perchè, non ci racconta le tante storielle (queste vere) di magistrati che fanno politica (e deontologicamente non dovrebbero) che fanno campagne referendarie, che si candidano addirittura a segretario di partito senza nemmeno dimettersi da magistrato (vedi caso Michele Emiliano). Per concludere, come direbbero gli storici “Tre Tre” quella di Davigo “A nuje ce pare ‘na strunzata”.

2 Commenti

  1. Miiii!!! Riuscite a parlare male anche davigo…il titolo del sito vi si addice!complimenti! A quando un feroce articolo contro papa Francesco?

    • Non abbiamo parlato male di Davigo. Non ci sembra di averlo accusato di reati o diffamato. Abbiamo solo esercitato il diritto di critica e satira ironizzando su un aneddoto che ci è parso alquanto demagogico e retorico.

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