Davigo, la diffamazione non c’entra nulla, ascolta Gratteri!

Piercamillo-Davigo

Eppure Piercamillo Davigo è laureato in giurisprudenza, è stato un magistrato e procuratore della Repubblica, come fa sbagliare in maniera così grossolana?  Ci dev’essere un virus che colpisce le facoltà mentali altrimenti non si si spiega il perchè Davigo dica che una legge sulla pubblicazione delle intercettazioni è inutile in quanto c’è già la diffamazione.

Cos’è la diffamazione?

Per diffamazione, in diritto, si intende una condotta mirante ad offendere e/o screditare la reputazione di una persona. Nel diritto penale italiano, è il delitto previsto dall’art. 595 del codice penale italiano.

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

Ora perchè l’intercettazione telefonica non rientra nella diffamazione?

Perchè non si tratta di affermazioni e considerazioni o dichiarazioni fatte da terzi.  Se si viene intecettati siamo noi a parlare, sono le nostre parole. Se ci sono offese, falsità, bugie ecc. Siamo noi a dirle e serebbe paradossale e folle denunciare ciò perchè equivale a denunciare noi stessi. Chi pubblica l’intercettazione giustamente si difende dicendo che quelle parole sono state dette e ciò e incontrovertibile. Quindi la diffamazione non potrebbe verificarsi.

Sembra ovvio quindi arrivare all’ovvia conclusione che serve una legge  che regolamenti la pubblicazione di intercettazioni che non hanno rilevanza pubblica, per non parlare di quelle uscite misteriosamente da tribunali e procure (in questo caso i reati aumentano).

Davigo avrebbe potuto e divuto ascoltare e leggere le parole di Cantone e la proposta di Gratteri, si di quel Gratteri super magistrato nella lotta contro la ‘ndragheta:

Secondo il testo modificato proposto da Gratteri, all’articolo art. 271 c.p.p. «divieti di utilizzazione», viene inserito il comma 4 che recita: «Nei provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, ad eccezione delle sentenze, è vietato l’inserimento del testo integrale di intercettazioni di conversazioni telefoniche o di altre forme di comunicazione, acquisite agli atti di un procedimento penale, a meno che la riproduzione testuale non sia rilevante a fini di prova».
«PREVEDERE NUOVO REATO». Previsione di una nuova fattispecie di reato da introdursi all’art. 595-bis c.p. di «Pubblicazione arbitraria di intercettazioni»: è un’altra delle proposte della commissione Gratteri tra quelle «volte a colmare macroscopiche lacune emerse nella prassi in ottica ‘effettività’ del diritto di difesa e riservatezza delle comunicazioni».
«TUTELA RAFFORZATA DEL DIRITTO DI PRIVACY». Il nuovo reato si accompagna, tra l’altro, alla previsione dell’«inedito divieto» all’autorità giudiziaria a inserire il testo integrale delle intercettazioni. Quest’ultima disposizione – è scritto nella proposta – “mira a una tutela rafforzata del diritto di privacy, eliminando il fenomeno negativo della divulgazione, proprio tramite gli atti dell’autorità giudiziaria, del contenuto di informazioni che esulano l’accertamento processuale. Si vuole così porre uno deciso e serio sbarramento alla possibilità che la lesione alla sfera riservata degli intercettati possa trovare la sua origine nell’attività di impiego procedimentale o processuale dei risultati delle intercettazioni”

 

 

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