Dopo il Fatto è nata un’altra pravda. E pensate si chiama “La verità”

 

Immaginate se Hitler avesse fondato un giornale chiamandolo “tolleranza” o se Pinochet avesse creato un giornale chiamandolo “democrazia”. Assurdo vero? Beh in Italia come sapete può succedere di tutto, quindi non bisogna stupirsi se il Ras del fango giornalistico Maurizio Belpietro crea un giornale chiamandolo “la verità”. Lasciando perdere le riflessioni alte e filosofiche sulla verità irraggiungibile, relativa ecc. andiamo a vedere se davvero questa ennesimo produttore di immondizia che si aggiunge al Fatto Quotidiano e tanti altri riporti davvero la verità.

Cominciamo dall’articolo di punta in prima pagina.

art-laverita

Questo titolo è il tipico esempio di falso giornalismo, quello che nei master di giornalismo si considera come una falsa notizia o meglio un “falso scoop”. Ora andremo a illustrare come è semplice, tramite un sapiente montaggio, creare una notizia inesistente.

Il titolo, come vedete, parla di intercettazioni che riguardano la famiglia del presidente del consiglio e di un’inchiesta per bancarotta. Naturalmente il fatto che le intercettazioni siano del tutto inutili e che l’inchiesta non coinvolge per nulla Renzi e la sua famiglia, il lettore non lo sa, ma leggendo il titolo fuorviante capisce ed è portato a intendere tutt’altro, cioè che l’inchiesta riguardi se non Renzi di sicuro la sua famiglia.  Leggendo poi il sottotitolo le cose non migliorano e la diffamazione aumenta. A quanto pare ci sarebbero scambi di fatture sospette e bilanci falsificati con “pezze false”. Qui il lettore medio di questi giornali ha già tratto tutte le conclusioni e non gli serve leggere l’intero articolo, in fondo il titolo è chiaro, sembra già dire tutto…

Peccato, però, che se si va a leggere l’articolo interno relativo, si scopre che in realtà non c’è alcuna notizia e che si tratta solo di fango montato ad arte per gettare discredito su Renzi e la sua famiglia. Belpietro non è nuovo alle diffamazioni e ha pure ricevuto pesanti condanne. Fra le tante vale la pena citare quella definitiva che l’ha condannato a 4 mesi di carcere e al risarcimento delle parti civili per 110mila euro per diffamazione nei confronti dei magistrati Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte. Certo lui si difenderebbe dicendo che l’autore dell’articolo non è lui e che non si è veri giornalisti se non si ha una condanna per diffamazione, eppure veri giornalisti come Enzo Biagi non ne hanno mai avute, mah, non saranno bravi o veritieri come Belpietro… Inoltre anche se Belpietro non ha scritto l’articolo in prima persona, trattandosi del primo numero del giornale e avendo lui il ruolo di direttore, si presume abbia almeno letto e approvato l’articolo, quindi è responsabile tanto quanto Giacomo Amadori che ne è l’autore.

Torniamo all’articolo. Le prime pagine interne sono interamente dedicate al falso scoop e le menzogne si moltiplicano come spore:

Secondo Amadori Renzi avrebbe attaccato i magistrati ma in realtà è vero l’esatto contrario: sono stati i magistrati, in particolare Davigo dell’Anm, ad attaccare Renzi e il governo per avergli tolto un po’ di vacanze (perchè ne facevano più degli altri dipendenti pubblici). La frase sulle “veline che violano il segreto istruttorio” è preceduta da altro che ha la stessa importanza e vale la pena di ascoltarlo dallo stesso Renzi.

Ma a parte le balle politiche, entriamo nel vivo. In questa benedetta inchiesta evocata in prima pagina, dopo una citazione fuori argomento delle intercettazioni Renzi Adonolfi – anche quelle assolutamente inutili e insignificanti – ecco che Amadori ci informa che in realtà la famiglia Renzi non è indagata. A essere sotto indagine sono un certo Mirko Maria Provenzano e la sua compagna Erika Conterno indagati per bancarotta fraudolenta nel fallimento della loro società, la Direkta srl, Ah ecco…Ma allora che c’entra la famiglia Renzi? C’entra di sponda, di rimbalzo, perchè, sempre secondo Amadori, ci sarebbero 3 comunicazioni che attesterebbero la presenza di un rapporto d’affari fra la Direkta srl e la Eventi 6 della famiglia Renzi, ma cosa strana la procura non indaga nessuno della famiglia Renzi. Se c’erano questi rapporti d’affari la procura avrebbe dovuto indagare anche la famiglia Renzi no? Invece nulla, nessuno della famiglia Renzi risulta indagato. Eppure, nonostante ciò, a occupare mezza seconda pagina campeggia una foto di Tiziano Renzi (il papà di Renzi).

vediamo queste 3 comunicazioni. A vi premettiamo che non essendo possibile verificare la veridicità ci dobbiamo per forza affidare a quello che scrive Amadori:

la Prima è un messaggino in cui Erika Conterno chiederebbe a Tiziano Renzi un aiuto per fare il regalo al suo compagno Mirko:

Si può organizzare un incontro con qualche giocatore (della Fiorentina) oppure un allenamento?

Segue poi la risposta di Tiziano Renzi

Erika… ciao amore…senti coccolino… io lunedì sono a pranzo con il presidente del quartiere 1 di Firenze e vedo do fare quella cosa tu mi avevi detto

Coloro che si aspettavano inciuci, tangenti, appalti truccati rimarranno un po’ delusi a quanto pare sembra il classico messaggio di natura intima fra conoscenti. Ma secondo Amadori questo messaggio sarebbe importante per la procura perchè servirebbe a fotografare la familiarità con fra Tiziani Renzi e gli indagati. Eppure la stessa procura, nonostante questa fondamentale comunicazione non indaga nessuno della famiglia Renzi. Avere dei rapporti stretti con una persona che poi finisce indagata non vuol dire un bel nulla, in quanto ne Tiziano Renzi ne Renzi potevano sapere che queste due persone stavano o avevano commesso qualche reato. Se un giornalista ha dei rapporti intimi con il condannato per diffamazione Belpietro è un criminale a sua volta? No

L’ultima comunicazione riguarda un telefonata fra Erika Conterno e Laura Bovoli (la mamma di Renzi) in cui la seconda rassicura e giustifica la prima per un mancato pagamento di 20 mila euro.

Erika:

Sei tornata?

Laura:

Nella merda! (ride) Hai visto? ti ho mandato quello che ho potuto. Ascoltami spero che se mi arriva almeno la Conad ti saldo la 15 (fattura ndr), mancano 20 mila Euro (…)c’è un sacco di gente, stronzi, che non mi stanno pagando. Però io la cooperativa la pago! Capito? Eh sono fuori, sono out in questo momento! Però, dico, cazzo! LA cooperativa piglia sempre tutto l’Erika no!…Qualcosa (ride).

Altra comunicazione inutile che non prova nulla e l’unica cosa che indica è l’assoluta normalità di comunicazione fra aziende che operano ne settore della distribuzione. la falsa verità di Belpietro fa un collage pubblicando cose non solo irrilevanti sotto il profilo penale e giudiziario ( in tanti altri casi spesso si tratta di intercettazioni ottenute grazie a funzionari disonesti che le passano magari dietro compenso o altro vantaggio) ma persino inutili sotto il profilo politico e morale. Certo messe insieme, imbastite e cucite si trasformano in un trama che sembra nascondere loschi affari ma si tratta di fuffa, solo di questo.

 

 

 

 

 

 

3 Commenti

  1. Quando ho saputo che presto avremmo avuto una nuova testata giornalistica e che si sarebbe chiamata La Verità, ho subito percepito sentore di fuffa. Pur non sapendo ancora chi l’avrebbe diretta.
    Ecco adesso so di non essermi sbagliato.
    Comunque, la storia di sparare titoli a caratteri di scatola che differiscono poi dal contenuto dell’aticolo deve essere una caratteristica di quella specifica galassia.
    Qualche mese fa, Il Giornale titolò a caratteri cubitali che lo Stato italiano pagava anche le prostitute ai migranti.
    Chi però avesse avuto l’accortezza di leggersi l’articolo avrebbe scoperto che non era affatto così: i migranti ricevono 2 euro il giorno, alcuni di loro li conservano per andare con prostitute. Anch’esse migranti.
    Chi dunque non avesse letto l’articolo… .

  2. Nella pagina della VERITA’ (oh, my God!) che avete riportato c’è un pezzo di presentazione da parte di Giampaolo Pansa, il quale elogia “il grande coraggio ” (testuali parole) di Belpietro.
    Ma il senso del ridicolo?

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