E’ ora di regolamentare le intercettazioni

Abbiamo scelto questa immagine per rievocare uno dei migliori film di Francis Ford Coppola oggi quanto mai attuale, specie in Italia e più precisamente in riferimento ai recenti casi di diffamazione giornalistica che hanno causato più che altro danni, inquinando indagini e processi, e facendo guadagnare solo qualche voto ai vari partitini e movimentini che i giornali sponsorizzano.

Nel bellissimo film di Francis Ford Coppola ciò che sembra certo e inequivocabile alla fine si rivela indefinibile, ambiguo e forse anche falso.  Coppola, come Antonioni con “Blow up”  riflette sull’impossibilità del mezzo (microfono o macchina fotografica), a cui si attribuisce completa e ingenua affidabilità e capacità di restituire la verità oggettiva e incontestabile. Nell’arte la verità è un asintoto, un valore a cui si tende ma che non si riesce mai a raggiungere. E questo, purtroppo, è quello che accade anche nella vita reale.  In italia accade anche nella giustizia che paradossalmente spesso diventa una forma d’arte soggetta a interpretazione. invece del diritto ci si affida all’ermeneutica…

Scusateci per il preambolo cinefilo ma fa parte della nostra formazione e non possiamo farne a meno…

I casi recenti di Lupi, Renzi-Adinolfi e l’ultimo che ha coinvolto il governatore della siciliano Crocetta. Sono solo alcuni (tutti ricordano l’ormai celebre caso Boffo), dei (meno clamorosi) casi, ma  ce ne sono centinaia. La stampa si erge a paladina della verità ma spesso fa solo i suoi interessi (vendere copie) e quelli dei suoi partiti di riferimento (tutti ne hanno almeno uno).

Poi ci sono anche “giornalisti” come Travaglio che oggi scrive:

(i giornali esistono per violare i segreti, quando hanno una tale rilevanza politico-morale). 

Forse pensa che la stampa e i giornalisti siano o debbano essere come  Assange e wikileaks, cosa  un po’ differente, ma certo non si può pretendere troppo da Travaglio, ha i suoi limiti… Cosa poi di difficile comprensione è che Travaglio imbastisce una mega inchiesta (che dura da giorni) sulle parole di Renzi – che  tra l’altro sapevano tutti – ma non dice nulla quando Grillo mette insieme topi e immigrati o quando Di Battista dice che i greci si iniettano volontariamente il virus dell’HIV per avere il sussidio. Parole non dette al telefono ma in piazza…

Tralasciando i casi di Lupi e Renzi per la loro assoluta inutilità e mancanza di valore parliamo un’attimo del caso che ha coinvolto Crocetta:

Il medico e amico del Governatore della Sicilia Crocetta, Matteo Tutino (condannato per truffa), secondo quanto affermato dal settimanale L’Espresso, al telefono col governatore avrebbe detto: “La Borsellino va fermata, fatta fuori. Come suo padre” e Crocetta avrebbe taciuto. Ora, a parte che sembra assurdo che una persona non dica nulla, neanche un ” va beh dai… non di s…”,  ma tutta la vicenda è alquanto strana:

– mancano 2 giorni all’anniversario della morte del giudice Borsellino (19 luglio 1992).

– Il giornalista titolare dell’inchiesta dell’Espresso, Piero Messina, era membro dell’ufficio stampa della regione siciliana e, guarda caso, è stato licenziato proprio da Crocetta.

– Il procuratore aggiunto Dino Petralia, il procuratore aggiunto Leonardo Agueci. Il Nas dei Carabinieri e i magistrati titolari del fascicolo e il procuratore Francesco Lo Voi dicono che ne l’intercettazione ne la trascrizione risultano presenti agli atti. L’espresso dice che non è agli atti ma è nei fascicoli segreti (e come ha fatto l’espresso a venirne in possesso e a pubblicarli?).

Inoltre, come è facilmente comprensibile, Crocetta non avrebbe potuto fare nulla comunque perchè se fosse andato a denunciare subito Tutino, non potendo sapere di essere intercettato, quali prove avrebbe avuto? Tutino avrebbe potuto negare e Crocetta sarebbe finito sui giornali per diffamazione. Insomma avete capito già tutto… Questa sembra proprio una delle solite sporcizie imbastite e costruite dalla stampa al solo fine di rovinare il politico scomodo e ingombrante,  sfruttando proprio la sua estraneità alla mafia sui cui Crocetta ha basato l’intera carriera.

La questione relativa alla pubblicazione delle intercettazioni ogni volta sembra riemergere a galla, come un cadavere di cui non si riesce a liberarsi o se preferite una ferita, una stigmate che non si rimargina e ogni volta torna a sanguinare.  La libertà di stampa, l’opinione e la satira sono diritti inviolabili, tanto quanto la privacy e la reputazione. Pubblicare fatti e notizie non dovrebbe mai subire alcuna limitazione. Ma pubblicare conversazioni senza alcun valore penale, che non sono oggetto di alcuna inchiesta, indagine e processo, o che addirittura sono secretate beh, questo andrebbe sicuramente limitato.  Si è portati a pensare che a richiedere questo tipo di “censura” siano coloro che sono “colpevoli”, che hanno segreti o scheletri nell’armadio, qualcosa da nascondere. Alcuni pensano che si tratti di insofferenze tipiche solo della politica di destra, nel caso dell’Italia di stampo berlusconiano. Beh non è così. A riflettere e ragionare sulla necessità di un miglioramento normativo sulla pubblicazione delle intercettazioni sono personalità della giustizia e magistrati che hanno lottato e lottano contro le mafie (Gratteri e Cantone)e politici di sinistra non sospettabili di  conflitto d’interesse, perchè in netta discontinuità e avversione con l’attuale amministrazione governativa (Bersani e Speranza).

Il presidente della Commissione per la revisione della normativa antimafia, Nicola Gratteri, propone di “vietare l’inserimento del testo integrale delle intercettazioni nei provvedimenti dell’autorità giudiziaria ad eccezione delle sentenze, a meno che la riproduzione testuale non sia rilevante a fini di prova” e prevede anche una nuova fattispecie di reato (all’art. 595-bis c.p.) che potrebbe chiamarsi “Pubblicazione arbitraria di intercettazioni” e servirebbe “a colmare macroscopiche lacune emerse nella prassi in ottica ‘effettività’ del diritto di difesa e riservatezza delle comunicazioni” Quest’ultima disposizione – è scritto nella proposta – “mira a una tutela rafforzata del diritto di privacy, eliminando il fenomeno negativo della divulgazione, proprio tramite gli atti dell’autorità giudiziaria, del contenuto di informazioni che esulano l’accertamento processuale. Si vuole così porre uno deciso e serio sbarramento alla possibilità che la lesione alla sfera riservata degli intercettati possa trovare la sua origine nell’ attività di impiego procedimentale o processuale dei risultati delle intercettazioni”.

Raffale Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione è molto chiaro e le sue parole sono semplici:

In realtà la pubblicazione delle intercettazioni sarebbe già normata come si può leggere qui

o qui

Ma come è risaputo, in Italia l’applicazione delle leggi è più difficile e complicata della comprensione dei misteri dell’universo, ci sono veri e propri “buchi neri” in grado di oscurare ogni luce di giustizia…

Per quanto riguarda i politici, Bersani è uno di quelli più decisi e convinti della necessità di una regolamentazione.

vedere anche qui

Negli altri paesi, specie negli USA, si va in galera se si pubblicano intercettazioni o materiale segreto e se si fugge si è ricercati in tutto il pianeta (vedi casi, ammirevoli, di Snowden e Assange). Per chi avesse voglia di approfondire legga qui.

Si parla tanto dei politici demonizzandoli (molto spesso con ragione) attraverso campagne di antipolitica a volte stupide e fine a se stesse, cosi virulente da sembrare la santa inquisizione.  Ma quello che nessuno sa o vuole vedere è che gli unici che non pagano mai nessuno scotto e non affrontano mai alcuna conseguenza sono proprio quelli della “casta dei giornalisti”, delle varie “logge del fango” (alcuni diffamano per professione). Anche i casi eclatanti di Sallusti e Feltri alla fine si sono risolti con il ritorno dei “fanghisti” al loro posto. Boffo, Crocetta, Lupi, Renzi, Napolitano non potranno mai sperare in un risarcimento, che sarebbe una magra consolazione (e poi come dice Bersani no ne hanno bisogno),  mentre giornalisti come Travaglio possono eccome. Loro passano il tempo a querelare quelli che loro stessi diffamano e vincono sempre. Se poi a essere diffamati sono persone comini e/o politici locali allora se li sognano processi e risarcimenti. La stampa da fastidio ma la stampa serve, perchè oggi ne sei vittima ma domani potresti sfruttarla a tuo vantaggio. L’unica cosa certa è che a nessuno frega niente della verità o dei cittadini e se anche qualcuno si distingue, tranquilli che qualcosa si trova per diffamarlo o screditarlo.

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