Eni 430 addetti in cassa integrazione e altri 3000 a rischio. Dove sono i referendari a 5 stelle?

lavoratori-eni-660x330Come via abbiamo sempre detto basta aspettare e gli stronzi vengono sempre a galla.

In seguito al sequestro ordinato dal gip di due vasche nel centro oli di Viggiano e di un pozzo di reiniezione a Montemurro (Potenza) L’Eni decide di chiudere l’intero centro che aveva una produzione giornaliera di 75 mila barili di petrolio e chiede la cassa integrazione ordinaria per 430 addetti. Ma le preoccupazioni non finiscono qui perchè i sindacati – quelli che fino a ieri dicevano che non c’era rischi per i lavoratori – dicono che sono a rischio anche le aziende dell’indotto in cui lavorano 3000 persone. E come ciliegina sulla torta L’Eni comunica inoltre che  ” sono in corso di consegna le lettere di sospensione contrattuale e degli ordini di lavoro con i fornitori del Centro Olio. In sostanza una tragedia.

Ora, dove sono i 5 stelle tanto bravi e presenti quando si tratta di andare a sciacallare consenso o gli Emiliano e qui sindacalisti verdi che bacchettavano Renzi e il governo dicendo che non c’era alcun rischio per i lavoratori in caso di blocco? Quello che sta accadendo a Potenza è quello che sarebbe successo se si fossero revocate le licenze alle piattaforme di estrazione di idrocarburi (le famose trivelle).

Perchè il damerino Di Maio, quello serio e  parla bene, non va a Potenza a offrire il ricambio nelle rinnovabili per quelle 430 persone (e le loro famiglie) e convertire il noaut, come a detto nei centri di balle televisivi, meglio conosciuti come “talk show”. Dove sono i giornalisti bocconiani della prevda grillina come Feltri e Tecce, tanto bravi (è un iperbole) a rendicontare scontrini e minutaggi televisivi?

Certo il tutto è avvenuto per colpa di una sequestro, perchè i magistrati hanno fatto il loro giusto lavoro, ma il concetto è sarebbe successa la stessa cosa se si fossero revocate le licenze. Le aziende avrebbero cominciato a pensare a delocalizzare, andare altrove, avrebbero necessariamente dovuto programmare gli alti costi per la chiusura delle piattaforme e secondo voi dove li avrebbero presi? dai loro conti bancari? No… avrebbero cercato di recuperarli attraverso i soliti sistemi (licenziamenti, fallimenti fittizzi ecc.).

Ora volete sapere qual è (no va l’apostrofo se no Travaglio ci riprende) il colmo? Che ora del problema se ne occuperà il governo (quello del dittatore Renzi) che dovrà necessariamente dare una risposta e possibilmente ( ci si augura) trovare una soluzione per qui lavoratori che se non ci fosse stato il referendum ora starebbero viaggiando in un BUS pagato da sindacati e opposizione per andare a protestare sotto i “palazzi del potere” a Roma.

2 Commenti

  1. Vi consiglio di parlare con i potentini prima di sputare tante sentenze e tanta merda nel ventilatore.informatevi.chissa’qual è il motivo per cui la basilicata è stata l’unica regione in cui si è raggiunto il quorum.un vero mistero.forse non hanno voglia di lavorare,meridionali fancazzisti e disfattisti!speriamo che il governo provveda al più presto!!!

    • Non abbiamo sputato alcuna sentenza. Abbiamo riportato una notizia e fatto una legittima considerazione. Il fatto che la Basilicata si stata l’unica regione a raggiungere il quorum non fa che avvalorare la nostra tesi sulla coercizione e la strumentalizzazione politica. Quelle persone ora soffrono e sono spaventate dalla possibile perdita del lavoro. E questo sarebbe successo anche nel caso in cui fossero state revocate le concessioni alle piattaforme petrolifere. E come in questo caso sindacati e politici motivati solo dall’acquisizione di consenso sarebbero spariti.

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