Feltri e le baggianate su Jack Kirby e Stan Lee

feltri-kirbyUno degli errori tipici dei critici è quello creare competizioni e far aderire le loro convinzioni alla realtà storica che invece è molto più complessa e variegata. Quante volte abbiamo sentito esperti di calcio discutere animatamente su chi sia più bravo fra Pelè e Maradona; i critici musicali discutere di chi ha più meriti o talento fra Mogol e Battisti; o in ambito informatico della rivalità fra Steve Jobs e Steve Wozniak. Su queste diatribe, sono state scritte pagine e pagine piene zeppe di stupidaggini. Discutere in questi termini non solo è inutile ma anche profondamente deleterio.

A cadere nella trappola della critico pettegolo/gossipparo oggi è il bocconiano Stefano Feltri, giornalista economico del fatto che spesso indossa i panni del critico firmando articoli sul mondo dei comics (sua grande passione), e altrettanto spesso con scarsi risultati. L’argomento sarebbe dovuto essere l’uscita del corposo volume “Capitan America” (edito il 6 agosto dalla panini comics) che raccoglie le storie edite negli anni 70′ scritte e disegnate del grande disegnatore e sceneggiatore Jack Kirby. Ma invece di parlarci dell’autore, del volume e della storia Feltri sceglie la strada della diatriba.

A chi va il merito della creazione del Marvel Universe? Questa è la domanda inutile e alla fine stupida che interessa a Feltri, proprio la stessa di coloro che si domandano di chi siano i meriti del successo della Apple. Quando si imposta un articolo su una cosa del genere ovviamente si scrivono un sacco di inesattezze, perchè, come detto, bisogna far aderire la ogni cosa a un disegno mentale che spesso è solo frutto delle convinzioni personali a loro volta generate dalle fandonie scritte da altri critici. E’ un po’ come il vecchio gioco del telefono finto in cui un scoreggia alla fine diventa una bomba atomica.

negli anni Sessanta, Lee era noto tanto per la sua produttività quanto per la vaghezza delle sue sceneggiature, che praticamente si limitavano a poche indicazioni ai disegnatori che poi dovevano svilupparne le (geniali) intuizioni.

Niente di più falso. Oltre ad aver rivoluzionato e condizionato in modo sostanziale il mondo dei comics, in particolare quello dei supereroi e non solo da punto di vista narrativo, ma anche di metodo creativo. Stan Lee, in due decadi (60′ e 70′) ha dato vita a un vero e proprio Pantheon supereroistico e, come ha dichiara lui stesso in un’intervista, (quindi alcuni potrebbero dissentire) le migliori sceneggiature di Lee sono proprio degli anni 60′.

  • The Amazing Spider-Man (Vol. 1) n.32-33 gennaio-febbraio 1966: storia disegnata da Steve Ditko. Lee apprezza la tensione e il dramma che si viene a creare quando l’Uomo Ragno è imprigionato in fin di vita sotto le macerie di un laboratorio.
  • Daredevil (Vol. 1) n.47 dicembre 1968, titolo Originale: Brother, Take my hand: la storia racconta dell’incontro di Devil (supereroe non vedente) con un reduce afro-americano che ha perso la vista nella guerra del Vietnam.
  • Fantastic Four (Vol. 1) n.51 giugno 1966, Titolo Originale: This Man, This Monster: i disegni sono di Jack Kirby (matite) – Joe Sinnott (chine). La storia narra di un supercriminale che prende il posto di Ben Grimm come la Cosa ma alla fine si redime salvando lo stesso Reed Richards. A Lee piace molto il personaggio la Cosa e lo considera una delle sue creazioni più riuscite.
  • The Mighty Thor (Vol. 1) n.54 luglio 1968, titolo originale: To Wake The Mangog: di questa storia Lee apprezza la scena in cui Thor incontra un gruppo di hippies. Il Dio del Tuono dice loro che non c’è nulla di male a ribellarsi al sistema ma non si può cambiare niente standone al di fuori e vivendo senza obiettivi. Invece bisogna rimanere nel sistema e lottare per cambiarlo dall’interno (bisognerebbe farlo leggere ai 5 stelle…).

Jack Kirby, un po’ frustrato, dopo centinaia di spettacolari tavole, lascia la Marvel e passa alla concorrenza, la Dc. Poi nel 1976 torna a casa: si occupa di Capitan America questa volta fa tutto da solo, scrive, disegna, supervisiona.

Inesatto. Kirby lascia Marvel (all’epoca Timely Comics’ e poi Atlas Comics), una prima volta negli anni 40′, subito dopo aver creato il personaggio di Capitan America e non per contrasti di natura artistica ma puramente economica, e gli attriti non li ebbe con Stan Lee ma con Martin Goodman. Per varie cause (il conflitto mondiale e il mutamento societario) la Marvel era in grande difficoltà, a differenza della Dc Comics che andava alla grande, e Kirby, guarda caso, sceglie proprio di andare a lavorare per la DC (su Sandman e Manhunter).  Dal 1958 al 1970 Kirby ritorna alla Atlas Comics (Marvel) e qui nascono gli attriti con Stan Lee, anche in questo non per colpa di quest’ultimo, che ha sempre avuto belle parole per il disegnatore, ma per la continua frustrazione di Kirby che si sente messo in secondo piano rispetto a Lee. Quindi se ne va nuovamente alla Dc Comics dove sta fino al 1975 per poi ritornare ancora alla Marvel nel 1976 (come riportato da Feltri).  Ora, quello che fa pensare che Kirby in realtà fosse un po’ frustrato, insofferente e animato da problemi di natura venale è il fatto che alla Dc Comic non ha creato quasi nessun personaggio, diseganto, modificato riscritto ma quasi mai creato. Di fatto Kirby crea solo alla Marvel e lo fa proprio grazie alla presenza di Stan Lee colui che riesce a infondere umanità, a dare carne e sangue a personaggi che prima erano patinati, perfetti, indistruttibili, esenti da problemi. Inoltre Stan Lee non abbandona mai la Marvel e la sua produzione certo non viene per nulla condizionata dalla mancanza o meno di Jack Kirby. Analizzando poi Capitan America (che non è totalmente di Kirby ma anche di Joe Simon ) si può notare che è un personaggio profondamente diverso rispetto agli ai supereroi targati Lee. Non è affetto da conflitti interiori, esistenziali, edipici ecc. come quelli di Lee. Anche sul piano politico Cappy è profondamente diverso, è sicuramente anti-comunista, più repubblicano rispetto ai personaggi di Lee, il quale è meno interessato alla politica, alla guerra e al patriottismo, tratto che rende anche un po’ patetico di Capitan America. Come detto in premessa stabilire chi sia il vero responsabile è quasi impossibile ma anche inutile serve solo a generare il classico commento da social tipo “Stan Lee, uno dei tanti diveniti famosi e celebri per meriti altrui”. Feltri conclude senza dubbi che kirby si meglio di Lee. Noi concludiamo senza esitazioni che Feltri a capito poco o nulla del mondo dei comics.

 

 

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