Giovanni Melillo. Per Travaglio non va bene, questione d’immagine.

melillo

Non importa chi siete, quale sia il vostro curriculum o quali capacità e competenze avete acquisito. Se avete commesso l’errore di entrare in politica o peggio lavorare per qualche governo vi siete rovinati per sempre. E’ quello che rischia di subire Giovanni Melillo attualmente capo gabinetto del ministro della giustizia nonchè uno dei candidati favoriti per la nomina di procuratore della repubblica di Milano. Oggi, in uno dei suoi tipici editoriali, Travaglio, riciclando una paio di vecchi “articoli” de il Giornale e dagospia (la seconda è una delle fonte da cui attinge spesso il Fatto Quotidiano), si esercita in una delle attività preferite dagli affiliati della loggia del fango: il pregiudizio di parzialità.

Giovanni Melillo, come detto, pur avendo un curriculum di tutto rispetto ha la grave colpa di lavorare per un governo (se poi sai tratta di quello renziano la colpa prevede l’esilio forzato).

Ottima persona e valente pm napoletano, per carità, se non fosse che nel ’99 fu distaccato fuori ruolo per lavorare al Quirinale con Ciampi e dal 2014 ha di nuovo smessola toga per collaborare col ministro Andrea Orlando.

Il pensiero di Travaglio lo conosciamo e non c’è bisogno di soffermarci a rifletterci sopra. Quello su cui crediamo si debba riflettere è una semplice domanda: “aver lavorato o lavorare per la politica o  per un governo, intacca la credibilità, la professionalità o, nel caso si tratta di una carica relativa alla giustizia, l’imparzialità di una persona?” Se la risposta è si, allora bisognerebbe rendere fuori legge la politica stessa e prevedere delle sanzioni per coloro che praticano tale attività. Se la risposta è no, allora lasciare che a decidere e valutare le persone non siano il pregiudizio o l’opinione di persone terze, ma le azioni e le scelte della persona candidata e i giudizi di organi competenti in merito (in questo caso il CSM). Se si fa passare che coloro che hanno lavorato o semplicemente hanno avuto a che fare con la politica o con dei governi non sono affidabili e quindi non candidabili si rischia di prendere una direzione non solo sbagliata ma disastrosa. Quella di Travaglio è una questione di natura “estestica” quasi lombrosiana: Melillo non va bene non tanto per questione di opportunità (non potrebbe portare a se altri vantaggi oltre la nomina stessa che non viene decisa certo dal governo) ma di immagine, come se dovessimo giudicare se una persona è un omicida in base alle sue conoscenze o alla sua immagine. Inoltre chi garantisce che altri candidati siano estranei da correnti politiche o interessi di parte? solo il fatto di non aver lavorato per un governo? Mmm questa ci sembra una stupidaggine. Gli altri candidati, Boccassini, Nobili e Greco sono tutti vicini alla corrente della sinistra giudiziaria chiamata Area, che riunisce Magistratura democratica e Movimento per la giustizia, loro vanno bene e Melillo no perchè renziano? Fra i candidati c’è anche Nicola Gratteri (a quanto pare il meno favorito) il quale sarebbe anche peggio di Melillo, sempre secondo la teoria Travaglio, perchè era stato scelto e indicato proprio da Matteo Renzi che lo voleva come ministro della giustizia e poi è uno di quelli che vuole mettere il bavaglio alla libertà di diffamare (no, lui proprio non va). Se si asseconda la folle teoria di Travaglio allora non va bene nessuno, perchè ogni uomo, per quanto imparziale sia ha diritto ad avere una sua idea e un suo pensiero e questo a volte può anche incedere su suo lavoro (si spera positivamente) per evitare questo bisogna inventare dei giudici e dei procuratori robot che applicano la legge come automi, computer. Non esistono le persone “fuori” da tutto. Certo per i lettori del Fatto ci sono i grillini, vero, quelli sono fuori e tanto… Ma loro proprio la dimostrazione che la teoria dei candidati outsider e “fuori dai giochi” non va bene in quanto produce solo incompetenza e cialtroneria per non parlare dell’imparzialità… Immaginatevi un procuratore che prende ordini da un smanettone mezzo tossico di nome Casaleggio. Mamma mia, come s’è ridotto male Travaglio.

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