Hitler è pop. Murakami un flop

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Hitler è pop. Murakami un flop

L’onanista del momento si chiama Massimiliano Parente. Sulle pagine de Il Giornale igienico ( la Scottex sta pensando da tempo di acquisirlo) si lancia in un vituperato insulto e dileggio del celebre scrittore giapponese Haruki Murakami che potete leggere qui.
Non vi preoccupate, non sarò lungo, anche perchè con certi elementi non è il caso di indugiare o infierire. La cosa peggiore che possa esistere è un artista che critica (negativamente) un’altro artista; si sa che pratiche parassitarie e presuntuose come la critica sono mestieri per falliti e frustrati. Intendiamoci, Massimiliano Parente non è degno di appartiene ne alla categoria dei critici, ne tanto meno a quella degli artisti. Certo esiste anche una forma di critica “sana”, costruttiva, che stimola a riflettere e aiuta a comprendere, ma certo non si tratta di robaccia come quella che scrive Parente… Quando un critico comincia a (pre)giudicare l’artista e non la sua opera sfocia in una sorta di invidia da crisi d’inferiorità. Spesso il critico si scaglia così violentemente contro un artista che paradossalmente finisce nell’ammirazione mascherata da odio, e questo solo perchè il critico alla fine invidia il successo dell’artista (per il critico immeritato) e la sua autorevolezza. Per capirci, i critici di questo genere sono come quegli uomini che dopo essere stati rifiutati da una donna le danno dalla troia.
Parente non critica argomentando. Esprime solo (pre)giudizi e opinioni personali di scarso valore, volte ad offendere non l’opera ma il suo autore. Parente stesso ammette di esprimersi senza aver terminato uno solo libro di Murakami… Dire che Parente non vale nemmeno un eventuale tarzanello anale di Murakami è ovvio e banale, in fondo chi scrive un libro per dire che Hitler e pop e ha un certo fascino può essere normale? E attenzione, non è perchè non sia vero, ma perchè è così insignificante e banale da non suscitare il minimo interesse. Qualunque “cattivo”, reale o immaginario che sia, suscita un certo fascino – anche se bisogna dire che la fascinazione per Hitler ci sembra di difficile comprensione – da Dracula e Hannibal Lecter fino a personaggi reali come Charles Manson. La figura del cattivo ha sempre affascinato, non tanto per la cattiveria in se, ma per la caratteristica di essere/reputarsi al di sopra e oltre le regole, le leggi, le convenzioni. Sono affascinanti perchè in qualche modo incarnano un’idea perversa di libertà estrema. Ora mi fermo se no mi sembra di ritornare a discutere la tesi universitaria…Vi lascio con la speranza che non diventiate critici, specie del calibro di Parente (sempre ammesso che lo sia) e che soprattutto non compriate mai un suo libro.

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