Il caso Ganzer; Cronaca di una schifosa storia di sbirri

ganzer

Il male esiste in forma fisica, non è un concetto astratto o un idea. Il male è un essere senziente che vuole vivere e riprodursi, in continua lotta per prendere il sopravvento e dominare su tutto. Per agire e perpetrare la sua malvagità ha bisogno di nascondersi, di operare nell’ombra. E Non c’è posto migliore che celarsi dietro la maschera eroica della giustizia, dentro coloro che dovrebbero proteggerci, ma che divorati dall’interno finiscono per essere invasi da un cancro che li divora inarrestabile e che si sparge e diffonde come un virus mortale. Siano maledetti coloro che falsi e bugiardi osano indossare l’abito della purezza per diffondere corruzione e morte. Coloro preposti a proteggere e servire tradiscono la loro causa e si lasciano corrompere diventando cani infernali rabbiosi, infetti e putridi. Prendete il termine, l’aggettivo, o l’insulto peggiore che riuscite a immaginare e rendetevi conto che non sara mai sufficiente a qualificare gli uomini della storia che state per leggere. Per alcune persone persino l’eternità all’inferno sarebbe paradossalmente un premio.

La storia è di quelle che si leggono nei romanzi di Hellroy,  Connely o Deaver, Una di quelle che sarebbero perfette per un film di Michael Mann.

Mettetevi comodi e trattenete rabbia e vomito.

13 giugno 1994

Il brigadiere in pensione Giuseppe Incorvaia, padre di Salvatore Incorvaia, va a trovare il figlio anche lui carabiniere di Vimercate. Salvatore Aveva 24 anni, sposato e con un figlio di appena venti mesi. Giuseppe vede che il figlio è inquieto e dopo tante insistenze Salvatore dice al padre :

“Papà, ormai sei fuori dall’Arma… E’ meglio che tu non sappia”

Aggiunge poi che si tratta di una brutta storia, una cosa grossa in cui entrano pezzi grossi al di sopra di ogni sospetto e che di mezzo c’è pure un maresciallo.

15 giugno 1994

Salvatore chiede al padre  di accompagnarlo dal comandante della compagnia, a Monza. Vuole raccontare tutto. Vuole lasciare Vimercate ed essere trasferito a Genova. Il comandante non si fa trovare. E Salvatore, probabilmente, firma così la sua condanna che viene eseguita quella notte stessa. Salvatore viene ritrovato sul ciglio di una strada, con un colpo alla tempia esploso dalla sua pistola di ordinanza. Il caso viene archiviato come suicidio. Salvatore aveva un bel lavoro era nel fiore della giovinezza e aveva appena avuto un figlio; il tipico maniaco suicida insomma… La cosa strana è che l’auto do Salvatore presenta il vetro dello sportello frantumato e ciò non può essere dovuto all sparo dalla sua pistola perché il proiettile correva in direzione opposta. Due suoi colleghi, Salvatore Corbo e Sebastiano D’Immé, dopo qualche tempo vanno dal padre di Salvatore e gli rivelano che non si trattò di un suicidio, ma di un omicidio vero e proprio. Ma non possono essere di grande aiuto perché qualche tempo dopo anche loro muoiono in circostanze strane.

Il padre di Salvatore, non sembrava avere dubbi:

“per sapere la verità sulla morte del figlio, bisognerebbe andare a spulciare le carte dei ROS”

Poco tempo dopo

Biagio Rotondo, un malavitoso soprannominato «Il Rosso» racconta al pm Salomone che nel 1991 due carabinieri del Ros lo avvicinarono in carcere e gli proposero di diventare un confidente nel campo della droga. In realtà, secondo l’accusa, questi confidenti venivano utilizzati come agenti provocatori, come spacciatori, come tramiti con le organizzazioni dei trafficanti. «Il Ros – scrivono i giudici nel rinvio a giudizio – instaura contatti diretti e indiretti con rappresentanti di organizzazioni sudamericane e mediorientali dedite al traffico di stupefacenti senza procedere né alla loro identificazione né alla loro denuncia, ordina quantitativi di stupefacente da inviare in Italia con mercantili o per via aerea, versando il corrispettivo con modalità non documentate e utilizzando anche denaro ricavato dalla vendita in Italia dello stupefacente importato. Denaro di cui viene omesso il sequestro».

2007

Il pentito Biagio Rotondo viene arrestato dagli stessi ROS che ebbe denunciato e finisce nel carcere di Lucca. Viene ritrovato anche lui morto suicidato.

2007 Operazione “Brushwood”

In Umbria il contesto è tragico. La città universitaria di Perugia spicca non per cultura ma per il primato di morti per overdose. Lo spaccio di droga è in mano alla ‘ndrangheta che ha bisogno di riciclare gli ingenti proventi dello spaccio. Ecco allora che si instaurano rapporti fra imprenditoria, politica e i soliti appalti. L’Umbria non è la bella ragione verde come comunemente si pensa. La cementificazione vede proliferare un quantità enorme  di villaggi, case inutili, centri commerciali e attività mai partite. Oltre alla ‘ndrangheta entra in gioco anche la camorra e insieme pilotano appalti e acquisiscono aziende edili. L’umbria è diventata una sorta di centrale del crimine. Le cosche sono protette dall’alto e fanno il buono e il cattivo tempo agendo impunemente, nel disprezzo di ogni regola e legge. roba che nemmeno la “Sin City” di Frank Miller.  La notte del 23 ottobre 2007 Michele Fabiani e altri 4 suoi amici (Andrea Di Nucci, Dario Polinori, Damiano Corrias e Fabrizio Reali Roscini) vengono arrestati con l’accusa di essere dei terroristi anarco insurrezionalisti (i carabinieri si sono inventati persino la sigla COOP-FAI). Per arrestare quattro ragazzi che dormivano sereni nei loro letti e che bastava telefonare e chiedere di presentarsi in caserma, sono stati impiegati persino elicotteri. L’intera operazione è costata più di 65.000€. Ma cosa hanno fatto di così tanto grave questi “terroristi” umbri. Beh, scritte sui muri, piccoli danneggiamenti nei cantieri, robetta… In realtà la loro colpa è quella di aver acceso i riflettori, di aver fatto  rumore, protestato contro le eco mafie. Per questo sono stati accusati di cose assurde e che nel corso degli anni si sono dimostrate false e inesistenti. Michele Fabiani viene accusato di aver spedito una lettera con proiettile alla presidente della regione Maria Rita Lorenzetti. Tutto falso, tutto costruito, tutto organizzato.

2008 “Operazione Premium”

Il giovane 26enne Niki Aprile Gatti viene arrestato nell’ambito di un inchiesta che coinvolge varie aziende di San Marino ( Oscorp SpA, Orange, OT&T e TMS) . L’ambito è sempre lo stesso, si parla di compagnie telefoniche, riciclaggio di denaro sporco e ‘ndrangheta. Niki è un dipendente delle Oscorp (che non è quella dei fumetti di Spider-Man), è accusato di frode informatica. Viene subito condotto nel carcere di Sollicciano dal quale non uscirà mai più (se non coi piedi in avanti come si suol dire in certi casi). Niki viene trovato morto suicida, ma le circostanze sono misteriose e tutto fa pesare a un altro caso Calvi.

Queste storie apparentemente sembrano eventi slegati fra loro, senza alcun collegamento. Ma invece sono tutte connesse, hanno tutte un elemento in comune: sono tutte riconducibili alla squadra del ROS capitanata dal generale di brigata Gianpaolo Ganzer.

Il metodo è semplice: Questa sporca dozzina di sbirri capitanata da una folle ossessionato dal potere e da mire carrieristiche, contattano mafiosi (‘in particolare ‘ndranghetisti) accreditati e conosciuti negli ambienti criminali (insospettabili) e vengono convinti a fare da tramite per l’acquisto di grandi quantità di droga dall’estero. I carabinieri seguono il tutto e al momento giusto fanno il mega arresto ottenendo avanzi di carriera e riconoscimenti al merito. Ma la droga viene reimmessa sul mercato sempre attraverso la ‘ndrangheta e i soldi spariscono, non vengono registrati. I proventi dello spaccio, essendo soldi sporchi, devono essere puliti e quindi sempre tramite le cosche si crea una rete di interessi reciproci fra imprenditori, politica e mafia. I soldi vengono riciclati attraverso la cementificazione selvaggia, l’acquisizione di aziende edili, la vincita di appalti opportunamente truccati e altri affari di vario genere. Le protezioni politiche legali e giudiziarie vengono garantite dai ROS e da magistrati collusi. Tutti viene coordinato dai questo gruppo del ROS e eseguito dal braccio armato della ‘ndragheta e armato non è un eufemismo: si parla 119 Kalashnikov, 4 bazooka, 2 lanciamissili e migliaia di proiettili, importati dal Libano nel dicembre 1993 e venduti nel maggio 1994 ad alcuni ’ndranghetisti (poi arrestati, senza però che si ritrovassero i soldi pagati).

Probabilmente starete pensando che sembra un racconto da complottisti o da sceneggiatori di fiction stile “La Piovra” ma in realtà è tutto e vero e quello che abbiamo raccontato è solo una parte delle della storia.

12 luglio del 2010

Il generale Ganzer, e altri 13 carabinieri vengono condannati in primo grado a pene varie fino a 18 anni di reclusione. Ganzer vine condannato a 14 anni “per aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, al fine di fare una carriera rapida”. Le condanne si riferiscono a singoli episodi commessi nel corso di alcune importanti operazioni antidroga compiute «sotto copertura» dal ROS tra il 1991 e il 1997. Per tutti gli imputati cade l’accusa di associazione per delinquere e vengono prescritti i reati di peculato, falso e traffico d’armi. Caduta anche l’aggravante dell’associazione in armi.

nel 2013

In secondo grado, la prima sezione della Corte di Appello di Milano ha confermato la condanna al generale, ormai in pensione, ma come avviene spesso in Italia la pena viene ridotta a 4 anni e 11 mesi di reclusione. La riduzione della pena è dovuta alla concessione delle attenuanti generiche e alla cancellazione delle aggravanti.

Nel gennaio 2016

La terza sezione penale della Cassazione ha riqualificato i fatti imputati come di lieve entità, pertanto è scattata la prescrizione, anche questa tipicità esclusiva nel sistema giudiziario italiano.

Omicidi, suicidi procurati, spaccio di droga internazionale, corruzione, e chi più ne ha ne metta. Secondo voi è mai possibili che si parla di sbirri? Si perchè angeli e demoni sono la stessa cosa entrambi lottano per il potere e sono sedotti e corrotti dal danaro. Buoni e cattivi non sono distinguibili fra loro coloro che la società riconosce come protettori e servitori spesso si rivelano traditori e non stiamo parlando di sbirri frustrati in gradi di sentirsi uomini sono quando impugnano un manganello o una pistola e massacrano giovani innocenti ammazzandoli di botte. Qui si parla di uan vera è propria organizzazione criminale all’interno dello stato. Composta da uomini senza scrupoli e pianificate fine nei minimi dettagli.  I giudici che hanno condannato Ganzer hanno scritto:

“Ganzer non si è fatto scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti, spinto dalla sua smisurata ambizione. Non ha minimamente esitato a dar corso ad operazioni antidroga basate su un metodo di lavoro assolutamente contrario alla legge, è sceso a patti con pericolosi trafficanti ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di sostanze stupefacenti e ha loro garantito l’assoluta impunità. Il comandante del Ros ha tradito tutti i suoi doveri, primo fra tutti quello di far rispettare la legge dello Stato”.

Siamo soliti credere che gli eroi somiglino a quelli dei fumetti americani senza macchia, vessati e da problemi esistenziali e morali e mossi solo dal senso del dovere e dal spirito di sacrificio. Ma la realtà purtroppo è tutta un’altra storia. La realtà è irrimediabilmente marcia e corrotta. gli eroi usano metodi illeciti non per difendere ma per fare i loro interessi al solo fine di procurare vantaggio per se stessi e i loro complici. Siamo portati a credere che ci siano uomini malvagi che voglio la distruzione dell’occidente ma non ci rendiamo conto che sono una nostra creazione e derivano dalle nostre colpe. Sono i figli maledetti di una società travestita, imparruccata e incipriata ma che dentro e corrotta e marcia fin dentro l’anima. Quando muoiono 30 persone in Europa o in Israele tutti giustamente si indignano, si arrabbiano, piangono ma quando muoiono 2700 palestinesi a nessuno importa e vengono definiti terroristi o scudi umani usati dai terroristi. Uomini come Ganzer rappresentano il lato oscuro di una società, sono mele marce in gradi di contaminare e compromettere l’intero raccolto. Il cittadino non può fare altro che rassegnarsi a vivere fra due fuochi di eguale pericolosità, circondato da angeli e demoni che combattono, e a volte si accordano, con gli stessi metodi e solo per i loro reciproci interessi.

Oggi il Generale Ganzer si gode la meritata pensione per i grandi e onorevoli servigi resi alla patria. NEI SECOLI FEDELE

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