Il Fatto, le capre Grilline e le olimpiadi del 1960

grill-olimOrmai siamo al ridicolo. Arriva la sindaca più incapace del mondo sale, sul palco, dice una stupidaggine e tutti se la bevono, giornalisti e compresi. Ieri la Raggi ha partecipato al dibattito alla festa del Fatto Quotidiano e in sostanza le cose interessanti (le uniche) che ha detto sono 2. Stiamo ancora pagando le olimpiadi di Roma del 1960 e “noi non siamo ancora arrivati a 1 milione di spese per la giunta”.

Tutte balle ovviamente e altrettanto ovviamente il fatto quotidiano non osa minimamente contestarle. Eppure stando alla solfa suonata dal direttore della pravda grillina il ruolo del giornalista sarebbe quello di pungolare, di mettere in dubbio, di andare a verificare… invece il Fatto si limita a fare da cassa di risonanza alle stupidaggini propalate dal M5S.

Le olimpiadi del 1960

Oramai non si parla che di soldi e risparmi. Ma le Olimpiadi sono ben/molto altro. In particolare le Olimpiadi di Roma 1960 sono state di portata storica. Fu un evento rivoluzionario che coinvolse tutto il mondo, sia per le nuove tecniche di organizzazione e di comunicazione di massa che vennero sperimentate per la prima volta, sia per la diffusione di idee nuove e per la presenza  di popoli con modi di vivere diversi che in quei giorni vissero insieme in un clima di fratellanza.  Da espressione dello sport “puro“ , in cui gli atleti gareggiavano per il solo piacere di misurarsi con gli altri, si passò ad un tipo di sport in cui gli atleti erano dei professionisti, legati agli sponsor, agli ingaggi, alla pubblicità.  Le Olimpiadi di Roma del 1960 rappresentarono un evento straordinario per gli Italiani: furono le prime Olimpiadi in mondovisione e in Italia, per l’occasione, ci fu una massiccia diffusione degli apparecchi televisivi, allora in bianco e nero. E quello fu considerato come un miracolo del dopoguerra;  l’inizio dello sviluppo economico degli anni ’60 fu anche l’inizio della comunicazione di massa e della formazione di una nuova mentalità collettiva moderna, proiettata verso il futuro, avente come capisaldi l’ottimismo, il pragmatismo e l’aspirazione al benessere.

Per quanto riguarda la città Roma subì un cambiamento radicale, sia nella struttura urbana, sia nelle infrastrutture costruite per l’evento. Fu inaugurata la metropolitana, che, iniziata nel 1938, era stata interrotta più volte a causa della guerra; fu creato il quartiere dell’Eur, concepito come un quartiere moderno, fulcro economico della città. In questa zona furono costruite ex novo alcune infrastrutture, come il Palazzo dello Sport, il Velodromo, la Piscina delle Rose e i campi del Tre Fontane. Tutte cose che alla Raggi agli adepti/pecore e alla pravda di Travaglio e Co. non interessano minimamente.  Per Travaglio le olimpiadi sono solo dei carrozzoni inutili o utili solo a produrre debiti e affari sporchi.

Il grande e immenso Pier Paolo Pasolini negli anni 60 aveva appena terminato le riprese film  “Accattone”; metafora di quella parte di Italia costituita dal sottoproletariato che vive nelle periferie delle grandi città senza alcuna speranza per un miglioramento della propria condizione, a cui non resta che la morte come via di uscita da una condizione disperante. Quindi nessuno si sarebbe potuto immaginare che proprio Pasolini un intellettuale di stile neorealista e di denuncia avrebbe accettato di fare l’inviato stampa alle Olimpiadi. Se Fosse stato un giornalista di poco valore come Travaglio avrebbe rifiutato scrivendo un pezzo ironico e scandalizzato distruggendo tutto e tutti, ma invece Pasolini che prima di tutto era una persona intelligente e colta capì l’importanza di un evento di portata mondiale. Ovviamente non mancò di esprimere scetticismo cogliendone l’aspetto di confusione e di sovvertimento della vita comune, e ritenendo che gli unici a trarne vantaggio sarebbero stati unicamente ladri che avrebbero avuto a disposizione le case lasciate vuote dai cittadini in cerca di quiete… Ma Paolini, da amante dello sport quale era Pasolini partecipò a tutte le gare e scrisse articoli memorabili come “Un mondo pieno di futuro” del 3 settembre 1960 e “Dramma sul filo” del 17 settembre 1960 pubblicati sulla rivista “Vie Nuove”. Il realismo e la denuncia sono importanti ma il pessimismo fine a se stesso o peggio strumentale, usato per fini politici e il catastrofismo volto a bloccare e congelare tutto non solo non servono ma sono anche dannosi.

Noi spenderemo meno degli altri 

L’altro mantra grillino è quello delle spese. Dopo il loro avvento, ovunque essi appaiono non si parla più delle cose da fare, dei progetti o delle idee, n,o si parla solo di soldi e stipendi. Il fatto è che predicano bene razzolando male. Fin dalla loro nascita il m5s si è proposto come il moVimento dei puri e degli onesti con il compito di moralizzare l’Italia intera e purificarla dai ladri e dai corrotti, ma pian piano il loro propositi si sono rivelati solo facili slogan acchiappa consensi. Parlavano di ambiente e inquinamento, ma hanno avallato inceneritori, fatto campagne contro il carbone, ma rinnovato centrali a carbone (vedi caso AIA di Civitavecchia) in cambio di una pioggia di danaro per comune e assessori. Per non parlare appunto degli emolumenti o per meglio dire degli stipendi, argomento su cui il M5S ha lucrato fiumi di consensi che però oggi dovrebbe restituire andandosi a nascondere. Il caso di Roma è emblematico e se ne parlato moltissimo e ovunque. Dirigenti che guadagnano più del presidente del Consiglio per fare cosa non si sa.  L’ultima balla è di ieri quando sul “prestigioso” palco della festa del Fatto la Raggi ha detto di aver speso meno di Alemanno e di spendere 300 mila euro in mendo di Marino esagerando ulteriormente dicendo che la sua giunta non è arrivata al costo di un milione. Ora, a parte il fatto che spendere meno non vuol dire fare meglio, governare bene o risanare i tanti problemi Roma, ma mettersi a dire che si è speso meno degli altri quando non è vero richiede una dose di coraggio, dato il nervosismo dei romani. La Raggi dice che spenderà 4,7 milioni contro 5 del suo predecessore Marino e di aver speso solo 1 milione fin’ora. Ma come possiamo vedere dalla tabella sotto le cose non stanno così.

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Gli stipendi dello staff della Giunta Raggi (Il Messaggero, 17 luglio 2016)

Inoltre non bisogna considerare la spesa complessiva ma anche quella individuale. Il capo di Gabinetto, Carla Raineri  (193mila euro annui) e i capo della segreteria politica del sindaco, Salvatore Romeo (120mila euro,il triplo di quanto guadagnava come funzionario comunale).  Entrambi finiscono così nella polemica politica proprio mentre un esposto alla procura e alla Corte dei Conti mette sotto accusa la nomina della prima poichè è stata fatta senza gara. In un’intervista al Messaggero il capogruppo pentastellato alla regione ricordava che i pentastellati avevano chiesto a Zingaretti (presidente della regione Lazio)  di porre un tetto ai compensi dei dirigenti di 155 mila euro (la Raineri invece ne prende quasi 200mila), la reazione furbescamente stizzita negli uffici del Campidoglio è stata:

“La Regione è una cosa, il Campidoglio è un’altra”

Solito doppiopesismo tipico della politica populista del noi possiamo perchè a differenza degli altri siamo puri…

Tutte queste cose non le leggerete mai sul Fatto Quotidiano, come anche il ritorno in auge dell’affarista Manlio Cerroni, che per i grillini, quando faceva affari con i nemici era il “male assoluto”, l’ “avvelenatore”, il “mafioso”. Uno dei più grandi inquinatori del continente è stato, arrestato, indagato e chi più ne ha ne metta,  fra le tante accusa spicca in particolare quella di associazione a delinquere. Il grande Cerroni oggi, grazie ai 5 stelle è tornato a dire:

Sono di nuovo io il salvatore di Roma

Che triste la vita, a volte, pensando di fare bene, capita che si finisce dalla padella alla brace e ai romani è capitato proprio questo.

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