Il Fatto usa il povero Regeni per vile propaganda antirenziana

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Un giovane italiano, Giulio Regeni, in viene brutalmente ucciso in Egitto. Nonostante la dinamica non sia ufficialmente chiara, tutto farebbe supporre che sia stato torturato e ucciso dai servizi di sicurezza del regime egiziano.  La prima cosa che un giornalista dovrebbe fare in questi casi è evitare strumentalizzazioni politiche – anche solo per non essere assimilabile a un partito di opposizione – Invece il Fatto cosa fa? Utillizza la morte del povero Regeni a fini politici, per screditare e delegittimare la figura di Renzi.  Una schifezza del genere ce la si poteva aspettare da un Sallusti o un Belpietro, ma dal Fatto Quotidiano che millanta di essere la sede della verità e dalla giustizia – nonchè promotore di purezza grillina- francamente non ce l’aspettavamo, non pensavamo potesse scendere così in basso. Certo già in occasione della liberazione delle cooperanti Greta e Vanessa ci furono diffamazioni ma mai di questo livello, mai sui corpi di giovani torturati e uccisi.

Il fatto scrive:

“Ma allora perché – si domanderà a questo punto l’ignaro – Matteo Renzi si vanta (con la platea di Cl) di essere stato il primo capo di governo occidentale ad aver incontrato il Pinochet egiziano? Perché lo definisce “un grande statista”e invita a riconoscergli “il merito di aver ricostruito il Mediterraneo”, frase priva di senso ma ammirativa nella sua sonorità? “La tua guerra à la nostra guerra, e la tua stabilità è la nostra stabilità”

Renzi al meeting di Cl disse:

“Noi siamo siamo dentro un’alleanza ma siamo stati i primi ad andare in Egitto, riconoscendone lo sforzo del presidente Al-Sisi, uno sforzo significativo e importante per restituire centralità la mediterraneo”

Ci siamo sforzati di capire e comprendere il perchè dell’uso della morte di Regeni come corpo contundente contro Renzi, ma non ci siamo riusciti, sarà un nostro limite. Non è stato Al-Sisi in persona a uccidere Regeni ne è sicuro o chiaro che siano stati i servizi di sicurezza. Potrebbe essere stato L’ISIS o qualche altro gruppo terroristico, dato abbondano in quelle zone. Ma qualora fosse anche la verità, perchè la tragedia la si collega alle dichiarazioni politiche di Renzi?

Eppure lo stesso fatto quotidiano il 12 luglio del 2012 scriveva:

“Il generale, salito alla presidenza dell’Egitto dopo il colpo di Stato del 2014, ha da subito caratterizzato il proprio mandato per la politica repressiva attuata nei confronti dei gruppi islamisti considerati più radicali. È così che sono finiti in carcere migliaia di oppositori, oltre mille sono state le condanne a morte, il movimento dei Fratelli Musulmani è stato dichiarato illegale perché considerato un gruppo terroristico, con molti dei suoi membri che sono fuggiti proprio in Sinai, area ancora sotto il controllo dei gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico.”

Ieri Al-Sisi era salito al potere e per fare piazza pulita di integralisti islamici, terroristi e soprattutto per bombardare l’ISIS. Oggi è un emulo di Pinochet che uccide i 5 stelle egiziani. Ieri Al- Sisi era uno dei tanti mali necessari, oggi un Berseker legittimato e stimato da Renzi.

Domani sui social la legione di imbecilli si divertirà con post, vignette e offese del tipo:  “grazie Renzi ora hai pure un morto sulla coscienza” e cose così. Ma la vera tragedia è che un giovane è morto soffrendo atrocemente e a nessuno importa realmente di lui o della sua storia. Lui serve solo come strumento per raggiungere uno scopo vile e propagandistico. La famiglia di Regeni ha chiesto al Manifesto di non pubblicare l’articolo il suo ultimo articolo, per tutelare l’incolumità i parenti ora giunti al Cairo e quella delle fonti anche perchè alcuni articoli erano firmati anche da altri giornalisti che ora potrebbero essere minacciati o in pericolo. Ma il manifesto se ne fotte e troverà il modo, astruso, di dire che pubblicherà l’articolo non solo per onorare ma come segnale di non sottomissione paura. Ma in realtà lo farà solo per vendere qualche sporca copia più.

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