Italiani uccisi perchè scambiati per bracconieri. E pescatori indiani scambiati per pirati?

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Il tragico fatto di cronaca di questi giorni dei due italiani uccisi perchè scambiati per bracconieri (almeno questa è la “verità” giornalistica per ora) non può non stimolare a riflettere sulla percezione della giustizia e sul valore diverso della morte a seconda dell’etnia o della nazionalità di vittime e carnefici. In “nostri” morti valgono più degli altri e lo stesso vale per gli omicidi (colposi o meno). Se a morire scambiati per bracconieri sono due italiani l’Italia intera si indigna e subito  le tastiere fumanti della stampa si metto a lavoro, chi per riportare chi per strumentalizzare e mistificare. Se invece a morire sono due pescatori indiani scambiati per pirati allora i discorso è differente: in questo caso si parla di indiani che non volgono certo quanto due italiani. La loro cultura è retrograda, non si possono nemmeno baciare in pubblico e ci sono gli stupri di gruppo (come se l’Italia avesse una cultura avanzata e non avvenissero stupri o omicidi efferati ). Per i responsabili si attua lo stesso doppiopesismo: il ranger che ha ucciso i due italiani è un esaltato, un pazzo e  si scaverà ovunque nella sua vita per infangarlo e farlo passare como uno spietato assassino privo di scrupoli che ha ucciso due poveri italiani. Discorso diverso, ovviamente, per i due marò. Loro erano in missione contro la pirateria (in realtà erano semplici contractors che prestavano servizio di sicurezza su una nave mercantile e in quella zona la pirateria è del tutto assente), hanno fatto il solo loro dovere e vengono addirittura celebrati come eroi della patria con tanto di medaglia al valore. A sbagliare sono stati i pescatori che in primis erano indiani – e questa è già una grave colpa – e poi non si sono prodigati per segnalare con appositi neon per sordomuti che loro non erano pirati. Questo potrebbe sembrare semplice nazionalismo ma in realtà si tratta di un atteggiamento va oltre l’esaltazione del patriottismo e la difesa della nazione. In questo caso si attua un vero è proprio razzismo. La tanto sbandierata sovranità nazionale (tanto cara ai partiti di destra) in realtà è semplicemente presunzione di purezza rivendicazione del diritto di fare quello che si vuole.

 

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