La pravda grillina ha il coraggio di parlare di epurazioni

Emiliano Albensi/LaPresse 17/04/2016 Potenza (PZ) Referendum Trivelle: Basilicata al voto Nella foto:  il presidente del consiglio regionale della Basilicata e capofila dei consigli regionali promotori del referendum, Piero Lacorazza, al voto per il referendum contro le trivelle in mare

La “notizia” del giorno è che Renzi (la responsabilità è sempre sua anche se non c’entra nulla) avrebbe epurato il presidente del consiglio regionale della Basilicata. Ora che lo dicano alcuni politici o la stampa non stupisce, fa parte del “gioco”, ma se a denunciare questa presunta epurazione è la pravda grillina (il fatto quotidiano) beh come minimo viene da dire “da che pulpito… ”

Come facciamo sempre, andiamo a spiegare ai falsi giornalisti del Fatto, e alle eventuali capre grilline che potrebbero leggerci (cosa di cui non ci importa nulla) di cosa si sta parlando:

L’elezione del presidente del consiglio – che non va confuso con il presidente della giunta – avviene ogni anno come indicato dallo statuto regionale della Basilicata (art. 12) con possibilità di rieleggibilità.

Piero Lacarozza (PD) era in carica già da 2 anni e sarebbe dovuto essere rieletto, ma il consiglio, a maggioranza, ha votato Francesco Mollica di Area Popolare (Ncd-Ucd).

le polemiche nascono dal fatto che Piero Lacarozza, dopo aver perso le primarie proprio contro Pittella, da presidente del consiglio regionale  è stato il coordinatore del comitato dei dieci consigli regionali che hanno redatto i quesiti referendari sulle trivelle.

A denunciare un presunta epurazione è stato in particolare Roberto Speranza 

Il primo atto di epurazone della moratoria di Renzi per mano del renzianissimo Pittella (…) Lacorazza è stato protagonista della campagna referendaria sulle trivelle. Ora una scelta sconsiderata e priva di legittimazione formale si è deciso di epurarlo rompendo l’unità del Pd

Quello che i Fatto, come altri non hanno scritto è che Piero Lacarozza dato il suo orientamento in contrasto prima delle votazioni aveva proposto di rimettere il mandato, cosa che sarebbe stata più opportuna, ma, come dichiarato da Lacorazza:

Mi fu detto che non fosse necessario

Altra cosa che nessuno scrive (a parte il manifesto) è che Lacorazza non è fuori dal PD e nemmeno gli è stato impedito di utilizzare il simbolo, come invece è successo in altri casi (es. il M5S). Lo stesso Lacarozza motiva il suo restare nel partito così:

Perché devo mantenere fede al patto con i miei elettori, ma soprattutto per i 3 milioni di elettori del Pd che hanno votato sì al referendum, dimostrando che si può stare all’interno del Pd portando avanti le proprie battaglie anche se si fa parte di una minoranza e si è in disaccordo con Renzi

Naturalmente sciacalli e avvoltoi vari si sono subito lanciati sulla notizia, ma in tutta franchezza fra tutti quelli che dovrebbero tacere sono proprio quelli del Fatto Quotidiano perchè il loro moVimento di riferimento di epurazioni ne ha fatte così tante che è difficile tenerne il conto (anche perchè mentre scriviamo potrebbero cacciarne un paio (tipo Nogarin o Pizzarotti). Mentre Lacarozza non è stato rieletto con regolare votazione del consiglio regionale, i 5stelle hanno epurato persone con delle semplici mail, da Casaleggio e Grillo o tramite votazioni farlocche fatte da fantomatici meet-up (senza ovviamente alcuna possibilità di verifica).

Basta guardare al recente caso di Livorno dove sono stati espulsi  dal Movimento 5 Stelle i tre consiglieri comunali di Livorno ‘dissidenti’, che in consiglio avevano osato votare contro la maggioranza sull’avvio del concordato preventivo in continuità di Aamps (espulsione a firma dello staff di Beppe Grillo). I consiglieri grillini non sono stati espulsi dal consiglio comunale ma da una mail che diceva questo

Non avendo ricevuto sue controdeduzioni in merito, atte a rivalutare la sua posizione – – si legge nel testo della mail pubblicato sul social -, si conclude il procedimento avviato con la predetta email del 4 dicembre disponendo la sua espulsione dal MoVimento 5 Stelle. Se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può proporre il suo ricorso entro 10 giorni da questa email al Comitato d’Appello

Si dice che Lacarozza abbia pagato la sua posizione sul referendum trivelle. Ma i grillini Battista, Orellana, Campanella e Bocchino per cosa sono stati espulsi ancora non si è capito. Per non parlare di casi come quello di Federica Salsi che venne espulsa solo perchè partecipò a un talk-show – pratica che oggi è una prassi per il M5S – con tanto si insulto sessista da parte di Beppe Grillo che la accuso di andare in TV soddisfare il suo punto G. Potremmo continuare con il caso di Paola De Pin cacciata solo perchè aveva espresso solidarietà nei confronti di Adele Gambaro, espulsa poco prima di lei.

Forse i fattoni hanno dimenticato che i grillini romani hanno dovuto formare un codice di comportamento che di fatto vieta il dissenso pena l’addebito di pesantissime multe in danaro.

Si critica una normalissima votazione in un consiglio regionale ma non si capisce che la vera assurdità è la disciplina fanatica del M5S sencondo la quale ogni minima deviazione viene punita, indicata alla pubblica riprovazione del blog rito che viene definito addirittura “democrazia diretta”. Tutto affidato alla volontà indiscutibile di pochi o in certi casi di singoli. Un’ossessione. Una setta.

Che faccia tosta questi fattoni della pravda grillina…

 

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