La riforma costituzionale e l’ignorante de giorno Franco Monaco

franco monacoLa riforma costituzionale e l’ignorante de giorno Franco MonacoL’avvilente discussione sulla riforma costituzionale che vede contrapposte la squadra del Sì a quella del NO si fa ogni giorno sempre più ridicola. Come abbiamo più volte segnalato la squadra del NO manca di argomentazioni – per lo meno nel merito – e, come accade a coloro che non sono in grado di reggere la discussione, si riducono a delegittimare sul piano personale o addirittura sul piano estetico (es. come fanno con la Boschi) gli esponenti della Squadra del Sì oppure, come fa oggi Franco Monaco sul Fatto Quotidiano ( pravda grillina) criticando e attaccando non i contenuti della riforma oggetto della discussione, ma le fonti, i nomi o le personalità che vengono citate dagli esponenti della squadra del Sì per avvalorare le loro tesi; si critica l’opera (pre)giudicando e coloro che la osservano, quindi l’opera diventa una crosta perchè coloro che la osservano sono (sempre secondo la squadra del NO) di bassa lega o privi di coscienza critica.

Come è nostro solito fare andiamo ad argomentare, se no anche la nostra sarebbe una valutazione priva di valore.

Franco Monaco nel suo articolo sul Fatto dice si sentirsi chiamato in causa- il perchè  non si sa e non viene spiegato – prima dalle dichiarazioni dell’ ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano e poi da quelle del ministro Graziano Delrio. Tralasciando l’egocentrismo espresso da Monaco andiamo a vedere perchè e da cosa è così scandalizzato il giornalista del Fatto.

L’errore di Napolitano

Mi ero permesso di contestare la tesi di Napolitano secondo il quale Leopoldo Elia sarebbe tra gli ispiratori dell’attuale riforma costituzionale. Tesi davvero bizzarra, come sanno perfettamente coloro che anche solo superficialmente conoscono le opinioni e gli scritti di Elia. Compresi gli studiosi schierati per il Sì, che hanno sempre accusato Elia di essere un “conservatore”.

incuriositi siamo andati a cercare fra le tante dichiarazioni, interviste ecc. e alla fine abbiamo trovato (almeno sembra) a cosa si riferisce Monaco. Si tratta l’intervento del Presidente emerito e senatore Giorgio Napolitano in prima Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica del 15 luglio 2015. Ovviamente, però Napolitano non dice affatto Leopoldo Elia sia l’ispiratore della riforma costituzionale ma fa solo riferimento al suo celebre saggio (che a quanto apre Franco Monaco non conosce)

torno alla legge in discussione e ad alcune sue motivazioni e connotazioni fondamentali, e vi torno richiamandomi ancora alla stagione dell’Assemblea Costituente. Ci muoviamo sempre nell’ambito di una forma di governo parlamentare. Ambito vasto e assai articolato come si può ancora evincere dal magistrale saggio di Leopoldo Elia che nel 1970 ne passò in rassegna le molteplici varianti, guardando alle realtà costituzionali dei paesi dell’Europa democratica.

Leopoldo Elia fu allievo di Costantino Mortati e fu niente meno che il costituente Giuseppe Dossetti a presentarlo al costituzionalista Mortati (anch’esso membro dell’assemblea costituente). l’attività di riflessione di Elia si concentrò attorno a due poli: l’organizzazione costituzionale e le libertà civili. Il suo saggio sulla forma di governo per l’Enciclopedia del Diritto del 1970 è forse il saggio più citato nel dopoguerra sull’argomento.

Napolitano lo cita nuovamente ma sempre senza investirlo di meriti ispiratori della riforma

Sul come e perché le istanze sancite col voto dell’ordine del giorno Perassi non vennero – né nel corso dei successivi lavori dell’Assemblea Costituente, né dopo l’entrata in vigore della Carta nel 1948 – effettivamente recepite benché costituissero un aspetto rilevante del disegno originario di Costituzione, è tema che nessuno ha ricostruito e analizzato meglio di Leopoldo Elia nel suo intervento, ancora nel gennaio 2008, all’Accademia dei Lincei. Egli affermò allora : “Nella lunga transizione istituzionale cominciata nel biennio 1991-1993 è la criticità dell’assetto costituzionale di vertice che ha rappresentato il punctum dolens più evidente”.

Napolitano evoca l’ordine del giorno Perassi e cita un intervento di Leopoldo Elia all’Accademia dei Lincei. Senza dilungarci ulteriormente avete capito che Franxo Monaco è incappato nella prima stupidaggine di proporzioni pantagrueliche.

Passiamo alla seconda:

Ora leggo su Repubblica, in una intervista di Graziano Delrio, una frase che mi ha fatto letteralmente sobbalzare: “Con la riforma costituzionale portiamo a compimento
il progetto iniziato da Dossetti”.Stentavo a credere di avere letto bene. Ancora spero sia stato frainteso. (…)Egli, tutto proteso alla reformatio del corpo socialenella direzione di un di più di equalitas, era per un beninteso primato della politica e dunque per un sistema istituzionale imperniato su uno Stato e su partiti forti e strutturati, nonché su governi stabili e autorevoli. Ma da qui a concluder che egli quasi rinnegasse l’impresa costituente e a rimuovere l’ultimo Dossetti ne passa! (…) PER INCISO, egli era per lo spacchettamento
dei quesiti. (…)Anni dopo, proprio Elia,che si considerava suo discepolo, osservò con finezza che l’u l ti m o Dossetti aveva messo l’accento sul profilo proprio del costituzionalismo
liberale, quello più sensibile
alle garanzie e ai bilanciamenti atti a prevenire e arginare la dittatura delle maggioranze e le derive plebiscitarie.

Ora, tranquilli cercheremo di essere più sintetici possibili.

  1. secondo Dossetti sarebbe stato necessario un legame stringente tra i princìpi esigenti della Prima Parte e una forma di governo più decidente nella Seconda, con maggiori incentivi per la stabilità e l’efficienza dei governi e con minori poteri di veto quali quelli derivanti dal bicameralismo ripetitivo.
  2. si fraintende radicalmente quanto poi sostenuto da Dossetti dal 1994,Dossetti non era contrario al riformismo ed era contrario a singole proposte non meditate ed estreme, per esempio quella parasecessionista di Miglio della suddivisione dell’Italia in tre cantoni confederati. Non sempre chi si richiama al dossettismo in materia costituzionale sembra consapevole di ciò e Franco Monaco sembra non avere capito nulla quando scrive che Dossetti era per lo spacchettamento dei quesiti (per altro sarebbe  una stupidaggine).
  3. Durante l’assemblea costituente dopo una faticosa discussione,  più o meno tutti concordarono sul fatto che le camere avrebbero dovuto essere due, mentre nutrivano idee alquanto diverse sul ruolo e sulle funzioni che la seconda di esse avrebbe dovuto avere, dunque anche sul tipo di rappresentatività che avrebbe dovuto esprimere. C’era chi, fautore del decentramento politico e dunque delle regioni, immaginava una seconda camera espressione innanzitutto delle autonomie costitutive della nazione (delle regioni prima di tutto, ma anche degli enti locali) e in testa a questi c’era proprio Dossetti…

Franco Monaco si stupisce e scandalizza ma dovrebbe davvero posizionare il capo in quel apparecchio sanitario preposto  allo smaltimento degli escreti di funzioni fisiologiche e tirare la cordicella che fa cadere un getto d’acqua, di solito proveniente da un piccolo serbatoio, usualmente denominato sciacquone.

 

 

 

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