L’agente provocatore e le falsità di Davigo

L’ex presidente della ANM Piercamillo Davigo, spesso partecipa a programmi televisivi come “Piazza pulita” e “Dimartedì” affrontando il grave e endemico problema della corruzione e fra le varie soluzioni che propone c’è la famosa introduzione della discussa e controversa figura dell’agente provocatore, tesi che Davigo inserisce anche nel suo libro “Il sistema della corruzione” (edito da Laterza).

La figura dell’agente provocatore non deve assolutamente essere confusa con quella dell’agente infiltrato o sotto copertura, poichè non svolge attività di indagine e raccolta di prove, ma si occupa di instigare a commettere un reato. In pratica si tratterebbe di un carabiniere che si infiltra negli uffici pubblici offrendo mazzette ai funzionari allo scopo di indurli in tentazione. Una figura assimilabile a più un contesto religioso, una sorta di diavolo tentatore come quello che incontrò Gesù nel deserto.

Per giustificare e legittimare la sua proposta Davigo cita sempre la Convenzione dell’Onu contro la corruzione del 2003,  conosciuta anche come convenzione di merida. Davigo sostiene che questa figura viene prevista proprio da detta convenzione dicendo: ” c’è lo chiede l’Onu e l’Italia ha ratificato la convenzione dell’ONU”. Ovviamente nessuno dei conduttori e degli ospiti osa contestare o verificare se davvero ciò che sostiene Davigo corrisponda a verità e, dato che ci sembrava strano che l’ONU potesse giustificare tale figura, ci è sembrato giusto andare a verificare se davvero la convenzione Onu prevede l’utilizzo dell’agente provocatore.

Come si può verificare l’articolo 50 al punto 1 recita:

Per combattete efficacemente la corruzione, ciascuno Stato, nei limiti consentiti dai principi fondamentali del proprio ordinamento giuridico interno, e conformemente alle condizioni stabilite dal proprio diritto interno, adotta le misure necessarie, con i propri mezzi, a consentire l’appropriato impiego da parte delle autorita’ competenti della consegna controllata e, laddove ritenuto opportuno, di altre tecniche speciali di investigazione, quali la sorveglianza elettronica o di altro tipo e le operazioni sotto copertura, entro il suo territorio, e a consentire l’ammissibilita’ in tribunale della prova cosi’ ottenuta.

 

Nell’articolo si prevede l’utilizzo di operazioni sotto copertura, ma il fine è, come tra l’altro è logico e giusto che sia, la raccolta di prove e certamente non l’istigazione o la provocazione dell’indagato che fino a prova contraria è innocente. Quando si utilizza un agente sotto copertura, per esempio per contrastare il traffico di stupefacenti, lo si fa sapendo che l’indagato è uno spacciatore ma mancando le prove per sostenerlo in tribunale e farlo condannare si utilizza appunto una figura con il compito di raccoglierle. L’agente provocatore, invece, agirebbe su persone che non hanno mai commesso un reato e che non sono sospettate di averlo fatto, istigandole a commettere un reato di corruzione per testarne la capacità di resistere alla tentazione.

Davigo, inoltre, non sembra avere letto con attenzione la convenzione perchè altrimenti avrebbe notato che l’articolo 30 recita:

Ciascuno Stato Parte si adopera affinche’ ogni potere giudiziario discrezionale conferito dal proprio diritto interno e concernente i procedimenti giudiziari avviati contro le persone per i reati stabiliti conformemente alla presente Convenzione sia esercitato in modo tale da ottimizzate l’efficacia di misure di individuazione e di repressione di tali reati, tenuto debito conto della necessita’ di esercitare un effetto dissuasivo per quanto concerne la loro commissione.

Lo convenzione, quindi, va nella direzione opposta a quella di Davigo. Dice chiaramente che l’obbiettivo non è quello di instigare o provocare ma quello di dissuadere la commissione di reati.

L’agente provocatore in realtà non è una novità e spesso viene utilizzato dai servizi segreti come la CIA per destabilizzare governi e provocare proteste e rivoluzioni. una figura tutt’altro che auspicabile.

Per concludere, Davigo sbaglia consapevolmente quando cita la convenzione ONU per legittimare una figura anticostituzionale come l’agente provocatore, pertanto la sua è una falsità, senza se e senza ma.

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