Le 6 “proposte” delle sardine

Come potete verificare consultando il nostro sito, abbiamo pubblicato il testo considerato il manifesto delle #Sardine, il nuovo movimento anti sovranista e antisalviniano che sta riscontrato molto successo e partecipazione. Ci è sembrato giusto perché nel manifesto si faceva riferimento alla disinformazione, alla propaganda e all’uso della manipolazione del consenso attraverso l’utilizzo della paura. Tutti temi a noi cari, per i quali siamo nati e contro i quali ci battiamo da anni.

Da settimane stampa, media e politici hanno criticato il movimento delle #Sardine colpevole, a loro dire, di essere solo contro qualcuno (Salvini), ma di non avere o avanzare proposte. Le Sardine sono cascate nella provocazione e in piazza a Roma, durante la loro ultima “nuotata” hanno lanciato le loro proposte tramite uno dei loro principali “leader”, Mattia Santori. 

Secondo noi le 6 “proposte” sono un po’ assurde, perché poco concrete, generiche e addirittura ai limiti della censura, ma, come è nostro solito fare, spieghiamo bene perché:

  1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece che fare campagna elettorale permanentemente.

Questo primo punto, oltre a essere, alquanto generico è anche contraddittorio: Si pretende che il politico eletto non faccia campagne elettorali ma politica. Ma quale sarebbe la differenza, o meglio, dove sarebbe il confine fra propaganda e politica, ma soprattutto chi lo stabilisce? Un comitato di Sardine? La deontologia professionale? O bisogna modificare i regolamenti delle camere? Non è chiaro. E poi ci si aspetta che il politico, una volta eletto lavori, non che faccia semplicemente politica; che scriva, proponga e voti leggi che migliorano la vita dei cittadini, mentre invece le sardine pretendono faccia genericamente politica.

2. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente sui i canili istituzionali.

In pratica Santori vuole vietare l’uso dei social network al politico/ministro incaricato, ma allo stesso tempo gli ordina di fare politica senza usare i mezzi di comunicazione. Per Santori, i ministri, esempio dell’istruzione e della sanità, non possono comunicare attraverso i giornali, non possono andare in TV, non possono usare Facebook. Possono solo comunicare attraverso circolari e pagine internet del ministero di competenza. Questa, oltre a essere un’assurdità si configura come una limitazione della libertà di espressione, una forma di censura da dittatura comunista. 

3. Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network, sia economica, sia comunicativa. 

Dopo il primo, il secondo e ora il terzo punto è chiaro che le Sardine “pretendono”. Nel neo linguaggio Sardiniano  non si usa “chiediamo” o “vorremmo” ma “pretendiamo” . Il problema è che noi, pur essendoci, sforzati questo terzo punto proprio non l’abbiamo capito. La trasparenza economica sarebbe l’indicazione dei soldi utilizzati per le campagne social? E a chi ci si riferisce, al partito o al singolo politico? Qual’è la differenza fra un volantino cartaceo e un post su Facebook? Ogni attività del partito è finalizzata alla “propaganda” perché quella social dovrebbe essere separata? Molti partiti si rivolgono a società di social media management che hanno i loro clienti, che si aspettano che la privacy sia garantita, anche loro devono indicare per chi e come lavorano?  Ci spiace ma non capiamo…

4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga e si avvicini alla verità e traduca tutto questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti. 

Qui Santori si riferisce alla stampa e ai media, quindi al giornalismo. In pratica meno fake news e più informazione basata sui fatti. Questo punto, riprende il manifesto già pubblicato in precedenza ed il punto che ci riguarda di più, perché noi da anni cerchiamo di lottare contro il falso giornalismo, il fango, la delegittimazione ecc. Il problema è che in questo caso non servono leggi – anche perché siamo curiosi di sapere come si stabilisce per legge cosa sia o non sia verità – basta che i cittadini smettano di acquistare quotidiani come Libero e il Fatto Quotidiano e smettano di guardare talk show come Dimartedì, Piazza pulita, Quarta Repubblica, l’Arena ecc. che invece di informare e far comprendere fenomeni, notizie leggi e temi, si basano sulla contrapposizione fine a se stessa, la delegittimazione e la strumentalizzazione.

5. Pretendiamo che la violenza sia esclusa dai toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma 

Questa è semplice, in pratica è come dire: pretendiamo di abolire la guerra e le armi in ogni loro forma; vogliamo la pace nel mondo…

5b. La violenza verbale dev’essere equiparata alla violenza fisica 

Spiace per le sardine ma dare un pugno non equivale mandare a quel paese una persona. Di recente, a seguito di una sentenza della consulta, l’ingiuria (l’insulto) è stato depenalizzato. Può sembrare strano o incredibile ma spesso l’insulto è l’unica espressione in grado di sintetizzare efficacemente il comportamento di una persona. Per esempio, quando Salvini, a seguito della condanna degli agenti per il pestaggio mortale di Stefano Cucchi, dice che è Cucchi è morto perché “la droga fa male”, è difficile trovare un termine migliore o più appropriato di “stronzo” per definirlo… Scherzi a parte questo punto in realtà è il più assurdo, perché violenza verbale è fisica sono diverse e vanno sanzionate diversamente, anche se la penna può ferire più della spada…

6. Chiediamo di ripensare il decreto sicurezza

Qui si abbandona il “pretendiamo” per lasciare posto al “chiediamo” – perché lo sa solo Santori – ma comunque quest’ultimo punto è l’unico concreto, fattibile e condivisibile.

1 commento

  1. In una Italia in perenne confusione Istituzionale propongo:
    -MODIFICA TITOLO V COSTITUZIONE:
    RIDARE ALLA CENTRALITÀ DELLO STATO SANITÀ E SCUOLA ;
    -RIDARE FUNZIONI TERRITORIALI ALLE PROVINCIE ( ISTITUTO PER UN CONTROLLO PIÙ CAPILLARE DEL TERRITORIO DI PERTINENZA);
    -PER EMERGENZE NAZIONALI ( ESEMPIO COVID 19 ) UNICA VOCE UFFICIALE IL CAPO DELLO STATO E GOVERNO E PER LE REGIONI L OBBLIGO DI CONCORDARE SPECIFICITÀ REGIONALI MA PREVIO ASSENSO UFFICIALE DAL GOVERNO;
    CONCLUDO AUSPICANDO CONDIVISIONE PER UNA ITALIA UNITA

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