Le solite scimmie onaniste contro la RAI e “Dieci cose”

insinna-dieci-cose-jpg_997313609L’esercito delle scimmie della setta Onan (la setta di Onan è quella costituita dai critici. Per ulteriori info. vedere pagina FB Tano vs Onan) oggi scatena il suo potenziale (scarso) be(fa)llico. Contro la RAI, in particolare contro il programma TV “Dieci cose” andato in onda sabato 15 ottobre. La legione di cricitrulli, è molto variegata, si va dal critico Aldo Grasso (Corriere della Sera), a Domenico Naso (Fatto Quotidiano), a Paolo Bracalini  (Il Giornale), fino a Giuseppe Pollicelli (Libero). Lo sappiamo che, a parte il Corriere della Sera (che non si capisce perchè non si libera di Grasso), sono tutti giornali immondizia, ma è utile capire come e quali sono le tecniche usate dal falso giornalismo e della critica becera. Leggendo gli articoli sopra, si può notare che in realtà nessuno parla del programma analizzandolo in modo analitico e possibilmente obiettivo. Tutti sono interessati a strumentalizzare un normalissimo basso ascolto (10,9% di share) e usarlo come manganello per colpire e delegittimare il direttore Campo Dall’Orto, Daria Bignardi (che in questo caso non c’entra nulla) e l’ideatore del programma Walter Veltroni. Tutti nomi che ovviamente conducono come le strade Romane a una sola persona: Matteo Renzi. Si, perchè sono tutti renziani o figli del imperialismo del perfido Renzi che si è impadronito (o meglio “ha occupato”) della RAI trasformandola in una Network a sua immagine e somiglianza. Del programma in se a nessuno frega niente. L’interesse è tutto politico.  Se la RAI renziana fa dieci cose belle (Mogol, Bolle, Stanotte a Firenze, le nuove fiction ecc. ) che fanno ascolti e sono di qualità gli onanisti tacciono, nessuno di loro corre il rischio di essere lapidato dalla legione di imbecilli che appesta i social network. Oggi conta (e paga) essere allineato con il pensiero di massa, che badate non è quello renziano ma quello del NO e della denigrazione di tutto a prescindere. Ecco quindi che il programma concorrente “Tù Sì Que Vales” di Maria De Filippi diventa una c(or)azzata (secondo Pollicelli) noi, però, ricordiamo bene cosa diceva Fantozzi sulla corazzata Eisensteiniana… A nessuno viene in mente che la questione è che se alla gente piace il trash di Canale 5 e Dall’Orto, Veltroni Bignardi e Renzi non c’entrano un bel nulla. Se la RAI commettesse l’errore di inseguire Canale 5 e la televisione stile De Filippi fallirebbe la sua missione e tradirebbe se stessa.

Questi critici dalla tastiera fiammante  non saprebbero nemmeno mettere in scena Cappuccetto Rosso. Sono persone senza arte ma di parte (tanto) che non potendo ne sapendo fare sono condannate a criticare (da qui setta di Onan). Vivono di parassitismo intellettuale, come quei pesciolini che si nutrono degli avanzi degli squali. Se ne stanno appollaiati e nascosti restando in attesa, poi, al primo errore o inciampo sbucano fuori e partono all’attacco gettando acido muriatico in faccia a chi ha la sfortuna (o follia) di decidere di mettersi in gioco e non piacere a loro. E sono anche ruffiani, falsi e cortesi, perchè se Bebe Vio avesse avuto braccia e gambe, sarebbe stata lapidata (lei assieme alla sua famiglia colpevole di averla diseducata) e marchiata come renziana, in quanto a lei piace Jovanotti, è amica di Malagò e va a cena da Obama con Renzi. Per fortuna le loro vittime se ne fregano e se la ridono perchè in fondo vale la famosa legge Wildiana “parlate pur male di me purchè ne parliate”.

Probabilmente se avessimo avuto Pamela Prati che abbandonava il programma, Belen che mostrava la farfallina a Buffon e Clemente Russo che insultava e minacciava Bebe Vio il programma avrebbe fatto il record di ascolti e i critici non si sarebbero espressi.  Il fatto è che l’odiens e lo share non dovrebbero mai dettare la linea, se lo facessero allora sarebbe la fine di ogni forma d’arte.  Serie TV come True Detective o Mr. Robot, pur essendo osannate dalla critica, che quando non è condizionata dalla politica vuole sa anche differenziare, fanno meno ascolti di altre serie come “Games Of Thrones” e “walking Dead”, ma questo non vuol certo dire che sono dei fallimenti, anzi, tutt’altro. Lo stesso vale per altri ambiti artistici: Gli scrittori Delillo, Roth e Pynchon probabilmente vendono meno (forse anche tutti insieme) di Dan Brown o della Rowling (presi singolarmente), questo vuol forse dire che sono un fallimento? Non si tratta di cultura alta contro cultura popolare ma di massa di capre contro arte. Se la gente preferisce vedere serie tv come “Braccialetti Rossi” (16.5%) in cui ragazzi sfigati ogni stagione perdono un pezzo del loro corpo o un loro amico, non vuol dire che “Dieci cose” è “più brutto”, giudizio che oltretutto esprime solo il vuoto dell’opinabile. “Ulisse – Il Piacere della Scoperta” che ha totalizzato uno share dell’8.8% (sempre sabato) cosa sarebbe, un super flop? Se ci si basa sullo share, spesso a seconda come conviene, allora la TV e il pubblico non miglioreranno mai. Se non si sperimenta e si sbaglia ( e “Dieci Cose” non ha sbagliato) non si cresce, non ci si evolve. Se non si propongono idee e soluzioni alternative il pubblico non si convince e non si educa. Eh si, perchè il pubblico va purtroppo educato, attività che non viene svolta ne dalle scuole ne tanto meno dalle famiglie. I critici se fossero quei mediatori che immaginava Umberto Eco potrebbero svolgere questa funzione (anche se nella realtà contemporanea è inutile), invece si riducono a semplici spalatori di fango.

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