l’impresentabile De luca, la Bindi che fece come l’FBI e la solita ipocrisia

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Niente di nuovo sotto il fronte italiano. Siamo alle solite: Un politico dice una cosa sbagliata e l’esercito degli indignati, a cavallo dell’ipocrisia, parte alla carica inneggiando al politicamente corretto (solo quando fa comodo).

Il presidente della Campania Vincenzo De Luca si fa infinocchiare dal solito giornalista che “fa il suo il lavoro”, qual’è questo lavoro? Tutto fuorché informare. L’attività principale è proprio quella di infinocchiare i politici per costruire polemiche e falsi scoop, per poi strumentalizzarli in chiave politica. Oggi il giornalista va alla disperata ricerca del fuori onda, dell’intercettazione (specie se priva di rilevanza penale),  se potesse entrare nelle case dei politici per carpire cosa dicono durante l’amplesso lo farebbero, magari si scoprirebbe che Renzi dice: “si… fattelo mettere nel c. come farò con Travaglio e Telese…si…”. Nel bellissimo film di Dan Gilroy “Nightcrawler” vengono definiti sciacalli, ed è vero sono esseri viventi necrofili, si nutrono di cose morte, le digeriscono e defecano articoli al vetriolo per screditare, delegittimare e diffamare il politico avverso alla “linea del giornale”. Se poi non riescono a trovare nulla, fanno come il protagonista del film: le costruiscono, come ad esempio è stato fatto nei confronti del governatore siciliano Crocetta. Per chi volesse approfondire i metodi consigliamo anche di leggere “Numero Zero” di Umberto Eco. Certo uno come Travaglio ora risponderebbe: “i politici rubano, mentono e sono collusi con le mafie e il problema siamo noi giornalisti…”, il fatto è che non è una gara a chi fa più schifo o riesce a scendere più in basso…

Vincenzo De luca concorda un’intervista per la trasmissione tv di Canale 5 “Matrix”. Nella puntata il governatore campano viene definito “il Trump italiano” – se lui è il Trump italiano allora Grillo cos’è? -. A intervista conclusa, mentre la troupe sta smontando le attrezzature il giornalista fa vedere a De Luca un video di Vittorio Sgarbi (vedere sotto) in cui parla, fra le altre cose, anche della Bindi.

Nessun giornalista o politico si è ovviamente indignato o a criticato le parole folli di Sgarbi, un po’ perchè “tanto lo conosciamo” un po’ perchè non possono essere strumentalizzate e usate come corpo contundente contro l’avversario. De Luca cede alla provocazione e si lascia andare dicendo anche lui una frase che definire sbagliata è molto gentile.

Le sue parole, a differenza di quelle di Sgarbi, sono una bomba, una manna per qui giornalisti che stanno vivendo questo periodo pre-referendum costituzionale appostati come rapaci, pronti a fiondarsi in picchiata sulla preda, che direttamente o indirettamente è sempre il governo, in particolare Renzi.

De Luca attacca la Bindi riferendosi alla celebre Bindler’s list, la lista di impresentabili che fu stilata dalla commissione parlamentare antimafia presieduta appunto da Rosy Bindi a ridosso delle elezioni regionali del 2015. In molti hanno fatto presente che la lista fu stilata in rispetto del codice etico del 2014 firmato da tutti i partiti. e Fin qui sembrerebbe tutto normale, ma non è così.

La lista fu resa nota solo il 29 maggio ad appena 48 ore dal voto, e questo venne interpretato da molti (non solo da De Luca ma da molti altri del PD che oggi dimenticano) come un modo per entrare a gamba tesa nelle elezioni e tentare di condizionarne l’esito del voto. La Bindi si giustificò dicendo che i tempi furono condizionati dal fatto che bisognava attendere l’ufficializzazione delle candidature, ma tale giustificazione non accantona certo la questione, anche perchè quella fatta nel 2016 non ha avuto alcun ritardo. Rosy Bindi, è risaputo, non ama Matteo Renzi e non è nuova ad attacchi strumentali nei suoi confronti. In occasione delle primarie contro Bersani del 2012 (che Renzi perse) si rese protagonista di una pessima performance televisiva in cui mando persino a quel paese la giornalista Bianca Berlinguer.

Rosy Bindi ha agito nello stesso modo in cui ha agito l’FBI in occasione delle ultime elezioni presidenziali americane che anno incoronato (non è un eufemismo) Donals Trump. La lista degli impresentabili e addirittura la commissione stessa furono anche criticate da Raffale Cantone il quale, in un’intervista a “La Repubblica” disse:

Per vari motivi. Primo: è rischiosa e fuorviante la logica di “istituzionalizzare” gli impresentabili, i quali per loro stessa natura possono essere candidabili, eleggibili, non indagati eppure non idonei a entrare nella pubblica amministrazione, ad esempio per spregiudicato trasformismo; oppure perché è più grave che un politico si accompagni costantemente a persone dell’area grigia o a pregiudicati, rispetto al fatto di essere rinviato a giudizio per un abuso qualunque. Secondo: in questo modo, si rischia di produrre un’eterogenesi dei fini; cioè, di dare il bollino blu a tantissimi che, non vedendosi inseriti in quella lista, si sentono pienamente legittimati. E infine, perché questo porta la commissione antimafia e la sua fondamentale, indiscutibile direi sacra funzione, a fare e a parlare di altro. La commissione deve studiare, cogliere nessi, indagare fenomeni

De Luca fu inserito nella lista in modo che si potrebbe definire forzato, in quanto si fece riferimento a un’imputazione risalente al 2012 che riguardava la costruzione di un parco acquatico (Sea Park) mai realizzato, processo in cui De Luca allora rinunciò alla prescrizione e da cui è stato assolto lo scorso 29 settembre. Invece che minare la sua elezionebisognava forse concentrarsi sulla sua candidabilità, questione che, però, De Luca aveva risolto rivolgendosi alla legge la quale sentenziò (per due volte) che era candidabile e la famosa legge Severino non si poteva applicare.  Alcuni hanno evocato la famosa questione morale secondo la quale i partiti dovrebbero precedere la magistratura e evitare candidature scomode, ma in un paese dove esistono 3 gradi giudizio (che è una follia come il bicameralismo perfetto) e in cui si può rimanere letteralmente prigionieri della giustizia per anni questa moralità sembra più un espediente per delegittimare e escludere politici che non piacciono alle varie parti in gioco.

La lista viene anche stilata nel 2016 ma misteriosamente spariscono i politici, come se improvvisamente la classe più scandalosamente corrotta e coinvolta in scandali di ogni tipo fosse stata purificata, sarà stato l’avvento dei 5 stelle, anche se le tante inchieste in cui sono stati coinvolti smentiscono questa ipotesi.

Rosy Bindi oggi riceve la retorica e ipocrita solidarietà di tutti e per carità, ci uniamo anche noi al coretto degli indignati, ma dov’era la Bindi quando il grillino Sibilia dava dei mafiosi all’intero PD? Dov’era quando Travaglio scriveva che la Boschi veniva trivellata dai magistrati? A noi piace andare oltre la superficie delle cose, avere uno sguardo più ampio e soprattutto infischiarcene di appoggiare o meno delle parti politiche. Quello che emerge da questa vicenda è ancora una volta l’ipocrisia.  Fino ieri coloro che oggi si indignano accettavano Trump perchè frutto del voto anti-sistema della democrazia, quella che fa vincere Trump con il 25%,  in modo indiretto, con 600 mila voti in meno rispetto alla Clinton e, come se non bastasse, con il pieno controllo di senato e camera. In pratica l’America passa da una Repubblica federale a monarchia costituzionale. Immaginate cosa accadrebbe se in Italia succedesse una cosa del genere quando oggi per modificare un po’ il senato tutti urlano alla deriva autoritaria.

Subito dopo la vittoria di Trump Grillo fa un video che definire folle fa rinsavire e riabilita Charles Manson.

E nessun giornalista o politico fa una piega, nessun Damilano, Travaglio o Telese, niente, Grillo dice che i principali organi di informazione, quelli che per i giornalisti citati sono contrappesi democratici, sono morti e spariranno, ma allora dove si informeranno i cittadini, attraverso “il sacro Blog”? Grillo fa venire alla mente l’episodio “Vota Waldo” della bella serie TV Black Mirror. In cui un pupazzo comico arriva al potere attraverso la politica populista dell’insulto e finisce per instaurare una dittatura. L’unico che dice qualcosa è proprio De Luca:

Condivido l’attacco di Grillo a un sistema mediatico informativo fatto di imbecillità e falsità e, in qualche caso, di un uso violento della disinformazione. Ma sicuramente da lui non mi aspetto la coerenza. Se hai la villa a Genova, la villa a Marina di Bibbona, ti fai le ferie sulla Costa Smeralda, vai a Malindi con la panza al sole e poi torni e fai il monaco trappista… non ci devi rompere le scatole”. “Aveva proposto di non dare più di 3.000 euro a ogni parlamentare e poi apprendo che Luigino di Maio si mette in tasca 13.000 euro al mese netti e certifica spese elettorali in due anni per 110.000 euro per iniziative sul territorio. Ma cosa ha fatto? Niente. Le cene, i pranzi, i manifesti, quello che fanno tutti quanti” ha aggiunto De Luca. “Voglio fare una battaglia di verità nei confronti dei grillini – afferma – perché ritengo che ci sia una contraddizione di fondo che deve esplodere.

Dichiarazione che oggi organi di stampa seri come l’ANSA riportano, mentre coacervi di rifiuti e fango come il Fatto Quotidiano che titolano Il boss De Luca:“Bindi va uccisa. Io voglio i soldi,me ne fotto del Sì”, riportando un virgolettato sbagliato nella prima parte e inesistente nella seconda, si guardano bene dal riportare.  Noi non sappiamo se è più pericoloso De Luca che esprime il suo astio nei confronti di una persona da cui si sente (forse giustamente) diffamato e danneggiato, o Grillo che inneggia a una folle invasione barbarica che andrà al potere facendo un super mega vaffa-day…

Quello che poi fa tenerezza per quanto è patetico (nel senso di ridicolo) è il continuo richiamare alla mafia. Alcuni vedono mafia ovunque: lo fa il Fatto Quotidiano ovviamente anche l’immancabile Saviano, lo scrittore che ha costruito un’intera carriera milionaria sfruttando la figura del perseguitato dalla mafia, ma che però esposto anche ai “Baby killer”, firma migliaia di autografi sotto la galleria di Milano con migliaia di fan in coda – il tipico comportamento dell’uomo in pericolo di essere ucciso dalla mafia… – e certo non perde occasione :

De Luca dopo le tante polemiche e dopo aver chiesto scusa risponde anche a Saviano:

Il camorrologo di corte troverebbe violenza anche nelle canzoni di Baglioni, l’espressione vai a morire ammazzato che immaginavo fosse una espressione di folklore abbiamo imparato che in realtà è una grave minaccia. Non un’espressione di gergo ma un programma di azione”. “Voi pensavate a Baglioni come ad un uomo romantico, perfino delicato che guardava le magliette trasparenti. Ha fatto una canzone dal titolo vai a morire ammazzato – ha aggiunto – che noi non pensavamo fosse di carico ideologico, ma che il camorrologo di corte e di salotto definirebbe messaggio carico di violenza.

 


(vedere dal minuto 8:20)

Anche Matteo Renzi, ospite a “Otto e mezzo” su LA7 dice la sua in merito all’accostamento di De Luca alla mafia:

Credo che Enzo De Luca debba chiedere scusa a Rosy Bindi per la frase del tutto inaccettabile che ha detto è una frase indifendibile ma il governatore è un campione della lotta alla illegalità e alla camorra nel suo territorio.

Travaglio, in uno dei suoi celebri monologhi (rigorosamente bollati beppegrillo.it) parlò di diritto all’odio e che augurarsi la morte di Berlusconi non è cosa disdicevole.

questa cosa qua è assolutamente normale, ognuno a casa sua nel suo intimo è libero di odiare e amare chi gli pare

De Luca infatti dice quella frase a casa sua e a intervista conclusa, fuori onda purtroppo (ingenuamente) convinto di non essere ripreso. Ma come sappiamo bene Travaglio può fare e dire qualunque cosa perchè lui è semplicemente la voce della verità e della giutizia, anzi, ne è l’incarnazione.

 

 

 

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