Luttazzi vs Scanzi capitolo finale (forse)

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Ultimo capitolo, come sperano in tanti, dell’incontro Luttazzi vs Scanzi.

Per un veloce resoconto

A noi certo non basta. Avremmo voluto una lotta fino all’ultimo sangue e alla fine della quale votare con pollice verso o meno, in fondo siamo “spettatori” e in quanto tali sadici e perversi – e come dice Luttazzi in un suo post ” il web è la Disneyland degli spaccamarroni” e noi modestamente lo siamo.  Bisogna dire che però, forse,  lasciare a Scanzi quella sana e consapevole libidine della magra e patetica ultima parola ci pare un bel modo di lasciare il campo di battaglia con onore. Chissà se la pensa così anche Luttazzi.

Però non perdiamoci in chiacchiere e andiamo subito smerdare Scanzi:

Partiamo tarantinianamente dalla fine (anche se è pure l’inizio). #SeLoConosciLoScanzi, come lo chiamiamo noi affettuosamente (il copyright è nostro eh  🙂 ), comincia subito con una di quelle tipiche uscite da bar che di solito sono quelle che spara il più tonto e buzzurro della situazione il quale, privo di strumenti per replicare, la butta sui luoghi comuni popolani che funzionano sempre, con conseguenti risate a bocca aperta fetente di vino, pacche sulle spalle e “sei un grande!”.

Se ce la fai, studia di meno e vivi di più.
Io mi fermo qui, stiamo rompendo le palle a tutti.

Frase che in sostanza significa ” fatti meno pippe e pensa alla fica!” (e Scanzi intendeva proprio questo) e che denota la pochezza di un giornalista (sedicente tale) che in fondo è cresciuto nella cultura da bar e si formato nella scuola dello stadio.

Nella sua ultima elucubrazione con se stesso, a cavallo tra il Marchese del Grillo e una pippa mentale senza orgasmo.   

E qui trova conferma la nostra teoria dell’intellettuale da bar dello stadio. Luttazzi non ha mai detto ne inteso dire “io so io e voi non siete un cazzo”, ha solo detto che Scanzi dovrebbe informarsi e studiare  prima di esprimersi, ma non perchè lo decide Luttazzi depositario della verità, ma semplicemente per evitare di fare figuracce. Sulle pippe mentali, non sappiamo se se ne fa di più Luttazzi studiando e informandosi per il suo lavoro o Scanzi discettando sulla natura antiestetica degli infradito che andrebbero vietati per decreto per le donne con i pedi brutti (e non stiamo scherzando, è tutto vero).

Allo stato attuale, ogni speranza di ritrovare il bel Luttazzi perduto è pia illusione

Aridaje con i necrologi e i predatori dell’arte perduta…

Luttazzi ha replicato con uno strale in cui al 90% parlava di me, al 5% ripeteva le mie stesse cose sulla satira e al 5% insisteva sugli asini che volano (“querelle plagio”).

Questa ovviamente è una balla e basta leggere la critica di Luttazzi (perchè si tratta di questo ) per smentire Scanzi. Lasciando lasciando da parte ciò che è palese, quello che non capiamo è il motivo che spinge Scanzi a contestare e giudicare come rancorosa una critica nel merito e legittima.  Scanzi sa, o almeno dovrebbe sapere, che scrivere su un quotidiano – definizione che usare  per  Fatto Quotidiano è un estremismo anarco insurrezionalista – espone il giornalista, l’opinionista o il cazzaro (a quale categoria appartiene Scanzi?) a ovvie e legittime critiche e repliche. E’ Scanzi a fare la brutta figura non accettandole con atteggiamento sportivo (e per uno della cultura da bar…), nel caso specifico poi sono pure critiche giuste.

Grazie a quell’attacco personale contro di me, peraltro, Luttazzi è subito diventato l’aedo dei renziani, che per un satirico notoriamente anti-sistema non è male.

Ah, ecco cosa da davvero fastidio a Scanzi: il fatto che i renziani, che aspettavano questo momento da molto tempo (secondo la visione egocentrica di Scanzi)  finalmente possono gongolare e ridersela un po’ ( ma chi se ne frega…) . Scanzi prova anche a girare la frittata insinuando che Luttazzi sia anche lui politicizzato. In realtà Luttazzi non ha mai accennato o fatto allusioni a Renzi, il PD o alla sinistra. Si è solo limitato a criticare Grillo e sempre nell’ambito di una riflessione sulla satira da palcoscenico, e il fatto che Grillo sia indeciso fra palco e realtà è incontestabile.

Luttazzi è in piena sbornia da overanalyze. Più lo implorano di tornare lucido e uscire dall’Overlook Hotel, più lui riparte col mix allucinato di mirror climbing e overanalyze. Termine con cui gli americani disinnescano in un colpo solo ogni ridondanza stucchevole o ricerca prolissa di spiegazione.

Termine con cui gli americani disinnescano in un colpo solo ogni ridondanza stucchevole o ricerca prolissa di spiegazione. Semplicemente  Analizzare in eccesso. E’ Scanzi che va leggermente in overnalyze… Riguardo la battuta Kinghiana, se Luttazzi uscisse dall’Overloock Hotel perderebbe quella “luccicanza” senza la quale sarebbe solo un semplice Scanzi…

Mi sono aperto i link esiziali che il buon Daniele mi ha gentilmente segnalato, sempre con quella sua divertente convinzione secondo cui tra i due (a prescindere da chi sia l’altro) sia sempre lui quello che ha da insegnare. Sono link avvincenti, messi lì apposta per dissuaderti dal leggerli.

Ritorniamo al “pensa di meno e scopa di più”.

Un tale approccio stancamente iper-cerebrale e cupamente pensoso, peraltro, è del tutto antitetico a ciò che lo stand-up comedian o il satirico deve essere: ovvero diretto, secco e senza compromessi. E Luttazzi lo era, mannaggia (anzi cazzo). Ora invece parla di “transcreazione” e invita a leggere guazzabugli/papier che hanno sotto la didascalia: “Non ce la fai, eh? Sono troppo per te, questa è roba per eletti”. Siamo alla caricatura dell’intellettuale involuto

A parte il reiterato elogio dell’ignoranza che Scanzi appiccica come essenza caratterizzante del commediante e del satiro,  si continua con le balle: non è Luttazzi a parlare di transcreazione ma M. Cristina Caimotto nella sua tesi universitaria che per Scanzi, stando al suo pensiero, può essere tranquillamente archiviata alla sezione pippe mentali. La didascalia la vede Scanzi perchè è quello che gli dice il suo subconscio quando si sforza più del dovuto: “attenzione Scanzi che rischi l’ictus, vacci piano!”.

Ciao Daniele: io mi fermo qui, che siamo andati avanti anche troppo e stiamo un po’ rompendo le palle a tutti. Ti lascio la battuta finale, di cui – da buon insicuro cronico – sei da sempre gelosissimo. Ci risentiamo quando esci da A Beautiful Mind – salutami William Parcher – e dal diversamente favoloso mondo di Luttazzì. Nel frattempo, se ce la fai, studia di meno e vivi di più. Non volerti così male: non te lo meriti. Buona fortuna.

Ecco, bravo, fermati li che rischi di renderti talmente ridicolo che lo stesso termine si autoelimina dal dizionario per lasciare il posto alla parola Scanzi. Sempre sulla follia di Luttazzi, ci era sembrato che fosse rinchiuso nell’Overlook Hotel, ora scopriamo che è prigioniero di una mente bellissima, ed è un demerito?  Mah…

3 Commenti

  1. Complimenti. Grande analisi. Per non parlare dell’ipocrisia di Scanzi che accusa di copiare mentre lui stesso lo fa. Anche da Luttazzi, peraltro! E’ stato il colpo del ko che Luttazzi ha sferrato ieri. Oggi Scanzi blatera perché non si è ancora riavuto dalla botta.

    La Moratti è l’idea che una parrucchiera ha di un ministro (Luttazzi 2005)
    Dolcenera è l’idea che i Puffi hanno di Morgan (Scanzi, 2012)

    There were four million people in the Colonies and we had Jefferson and Franklin. Now we have over 200 million and the two top guys are Clinton and Dole. What can you draw from this? Darwin was wrong! (Mort Sahl, 1996)
    Gasparri, lei è la prova che Darwin aveva torto. (Scanzi, 2015)

    • Scanzi ieri c’è ricascato. Ha chiuso un post sul Fatto.it con una battuta e subito in molti hanno beccato Scanzi con le mani nella marmellata: la battuta ricicla Fortebraccio!

      L’autista aprì la portiera e dall’auto blu non scese nessuno. Era Nicolazzi. (Fortebraccio, 1972)

      Col paradosso di non fare un favore a nessuno. Cioè ad Alfano. (Scanzi, 2016)
      L’ipocrisia del “puro” Scanzi viene confermata.

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