Ma che ne sa Silvia Truzzi di televisione, spettacolo o musica? Nulla, eppure…

E’ da un po’ di tempo che non riprendiamo la nostra rubrica dedicata alla setta di Onan. Per chi non lo sapesse o non lo ricordasse, la setta di Onan è composta da tutti quei critici o sedicenti tali che, a causa della loro patologica impotenza, decidono di non usare il proprio cervello (Onan rifiutava di usare altro) per dedicarsi all’attività preferita dall’italiano medio: Denigrare, screditare e sentenziare su tutto e tutti per il solo gusto di farlo. Chi non sa fare di solito non può fare altro che criticare.

Se si va in un qualsiasi Bar di lunedì o ci si sintonizza su una qualsiasi rete tv la sera si scopre che gli italiani sono magicamente diventati tutti allenatori di calcio e tutti hanno le proprie ricette e soluzioni (di solito molto semplici) che avrebbero consentito vittorie o evitato sconfitte. Gli italiani sono bravissimi a criticare e giudicare tutto, specie le cose che tendono a piacere alla massa. I critici cinematografici per esempio si specializzano nel parlar male di film, questo perchè risulta di gran lunga più proficuo che parlarne bene, specie se si tratta di  film giudicati positivamente da tutti gli altri critici. Gli adepti della setta di Onan, data la loro impotenza, cercano di sopperire diventando esperti di una determinata materia in modo da sviluppare una competenza appunto critica e intellettuale. Un po’ come fa un cieco quando per necessità sviluppa maggiormente gli altri sensi. Fra di loro, però, c’è un gruppo ristretto più estremo, un gruppo composto da coloro che non solo non sanno e non possono ma nemmeno ne capiscono o si specializzano.

A questo gruppo appartiene Silvia Truzzi del Fatto Quotidiano. Una di quelle onaniste che nonostante non sanno nulla di nulla si ostinano a volerne parlare, e non con umiltà e volontà di comprendere ma con saccenza e presunzione, atteggiamento che ogni “giornalista” del Fatto eredita dal suo direttore che in quanto a presunzione non a rivali.

L’argomento è Sanremo

Dato che, come detto, Silvia Truzzi non sa nulla di Televisione, di spettacolo o di musica, il Fatto Quotidiano la sceglie come inviata a Sanremo, un po’ come hanno fatto in chiave politica i 5 stelle con la Raggi a Roma per intenderci.

Se la banda di Sanremo2017 voleva vincere facile c’è riuscita: il pubblico è incantato. Ottima scelta, elegantissima la realizzazione. Ma anche rischiosa: dopo Tiziano Ferro (che si esibirà anche più tardi) si può solo scendere. considerando la qualità non propriamente eccelsa dei brani e dei contendenti.

La qualità scadente dei contendenti e delle canzoni è uno dei mantra (uno dei più stupidi) che si sente dire maggiormente (ogni edizione di Sanremo). Commenti di questo genere di solito li fanno i nonni dicendo cose tipo: “eh ai nostri tempi le canzoni erano belle e si capivano” che fanno il paio con quelli che danno della prostituta a ogni donna che vedono sullo schermo o quelli che danno del ladro o del mafioso a qualsiasi politico.  Secondo la Truzzi La “banda di Sanremo” – ne parla come se si trattasse di un gruppo criminale – pur facendo bene ha comunque sbagliato perchè la qualità di Tiziano Ferro avrebbe reso automaticamente inferiore tutto quello che sarebbe venuto dopo. In pratica Conti avrebbe dovuto cominciare invitando Travaglio a cantare Renato Zero e suo figlio a rappare “com’è bello fare il rap da Torino in giù”. In questo modo, partendo dal livello più basso successivamente si poteva solo salire e migliorare.

A distinguersi dalla massa scadente ci sarebbe solo Fiorella Mannoia e questo non a detta di Luzzatto Fegiz o un altro critico musicale ma niente meno Cardinal Ravasi. Mmm ok… se lo dice lui…

pollice versissimo per la striscia “Prima Festival ”, promosso lo struggente medley d’introduzione con i grandi del passato: l’operazione nostalgia acchiappa-share funzionerà, ma anche qui il confronto con il presente quasi sempre impietoso

Pollice Versissimo? Le argomentazioni della Truzzi fanno impallidire persino Michele Monina, e lui ne dice tante di stupidaggini… Quella che La Truzzi definisce “operazione nostalgia” acchiappa-share in realtà non riguardava la nostalgia ma le canzoni che pur essendo divenute storiche e apprezzate non hanno vinto Sanremo. Un modo per auto svalutare l’importanza dei festival la cui vera importanza non è la vittoria ma la partecipazione e la pubblicità che se ne ricava. Sul fatto che poi il confronto col passato sia sempre impietoso questo lo lasciamo decidere a lettori/ascoltatori.

Queen Mary febbricitante ringrazia la Rai e “il mio editore”, senza nominarlo (chissà come l’ha presa il già irritato Confalonieri?).

Questa è la tipica zizzania. Una delle pratiche preferite dai giornalisti è quella di seminare zizzania inventandosi, offese, arrabbiature e irritazioni che non esistono, ma che potrebbero (il giornalista ci spera) diventare reali. Confalonieri sarebbe irritato. Certo è così incazzato che ha detto questo:

Sanremo – dice Confalonieri a margine della quarta Conferenza nazionale sul digitale terrestre – è una zona franca, è il duty free della canzone italiana. Poi però, negli altri 360 giorni dell’anno, si ricomincia daccapo

La Truzzi poi si inventa travisa l’eleganza di una semplice “ringrazio il mio editore” della De Filippi in una fredda mancanza di rispetto.

Tutte le donne di Sanremo si sono dovute sottoporre alla prova delle scalinata da scendere; solo una ci si può sedere sopra

Maria De Filippi partecipa gratis al festival di Sanremo, ma nonostante ciò la Truzzi ne denuncia un presunto privilegio, cosa che ovviamente non esiste. Una della caratteristiche dei giornalisti è quella di considerare chi viene pagato per una lavoro come un privilegiato. Se infatti il presentatore o l’ospite non vengono pagati per il giornalista è normale, anzi da apprezzare. Peccato che il giornalista non ci pensa nemmeno a fare lo stesso.

L ’angolo del buonismo-patriottico purtroppo in un attimo si trasforma in qualunquismo: per la serie “eroi del quotidiano” sfilano sul palco dell’Ariston rappresentati dell’Esercito, della Protezione civile, del Soccorso Alpino (con un inquadratissimo labrador al seguito), dei Vigili del Fuoco, della Croce Rossa, della Guardia di Finanza (della voluntary disclosure non si fa cenno). Mancano l’esercito della Salvezza e i Ranger del Texas, le lacrime no.

Invitare chi salva vite, chi è pronto a sacrificare la propria vita per salvare anche gente che non la merita come la Truzzi e i #fattoni sarebbe buonismo, anzi qualunquismo perchè le forze e i corpi invitati dovrebbero essere in competizione fra loro (sempre secondo la Truzzi ovviamente), quindi invitarli tutti insieme sarebbe qualunquista. Se poi si invita pure il cane allora… I finanzieri non hanno fatto cenno alla voluntary disclosure. Una grave mancanza, certo… In fondo in ogni competizione e festival musicale che si rispetti si parla delle strategie governative per il recupero dell’evasione fiscale…

E poi arriva Maurizio Crozza (grazie di esistere)

Ecco, se invitare la protezione civile che ha salvato delle persone travolte da una valanga percorrendo 8 chilometri a piedi nella notte è patetico buonismo, dire grazie di esistere a Crozza perchè ricorda in eurovisione la sconfitta di Renzi al referendum cos’è?

Conferenza stampa mattutina fin troppo tranquilla. Perfino quando si chiede conto ai vertici Rai del caso Vessicchio Ma, signora mia, nemmeno le polemiche son più quelle di una volta. Ci provano i 5 Stelle [… ]con un’interrogazione sui compensi di Giancarlo Leone.

Eh, quella disperata ricerca della polemica e dello scandalo che tanto piace ai giornalisti… E pensare che Travaglio si lamenta dell’esagerata attenzione ai fatti romani. Il caso Vessicchio è completamente slegato da Sanremo, quindi la vera domanda è “che cazzo lo chiedi a fare nella conferenza stampa a Sanremo?” Forse perchè vuoi solo fare polemica strumentale? Il celebre e tanto amato Vesicchio è incazzato (lui si) per una questione di soldi, di diritti non percepiti per la sigla “della prova del cuoco” solo che i suoi soldi sono legittimi, mentre quellli Carlo Conti o di altri no. Dopo aver notato che lui non figurava fra i direttori d’orchestra (per scelta dello stesso Vesicchio), Conti lo ha subito chiamato invitato comunque a fare presenza a Sanremo, cosa che Vessicchio ha accettato di fare. Nessun caso e nessuna polemica quindi.  Il caso Leone invece è una delle tante assurdità del moVimento 5 stelle che si stupisce che una persona che ha lavorato per 33 anni con la RAI e che è stato direttore di RAI UNO continui a prestare (per poco più di 20mila euro) la sua competenza e professionalità anche dopo essere “uscito” dalla famiglia RAI. La Truzzi poi va anche oltre perchè secondo lei la vera questione è la sua buona uscita, come se ciò fosse illegale, segno di corruzione o chissà quale crimine finanziario.

Campo Dall’Orto […]eri sarebbe andato –ceneri in capo –a scusarsi in consiglio di amministrazione per la goffa gestione della nomina di Milena Gabanelli. Come sempre accade quando bisogna mascherare un guaio, l’errore è stato di “comunicazione”

Qui fa bene la Truzzi a usare il condizionale perchè Campo Dall’Orto non si è scusato affatto ma,anzi, ha rivendicato la sua legittima scelta e fatto anche notare a capre come Mazzucca che il CDA non c’entra un bel cazzo con le nomine di consulenza, in quanto, non trattandosi di un ruolo dirigenziale ma di un ruolo di consulenza a tempo determinato (2 anni 300 mila euro) lui non è obbligato a comunicare un bel nulla al CDA.  La cosa che però fa ridere è che il Fatto Quotidiano che della RAI depoliticizzata ne ha fatto una missione, quando si trova finalmente un direttore che tenta di svincolarsi dal controllo della politica invece di appoggiarlo fa di tutto per delegittimarlo; se ti pieghi alla politica sei servile, se al contrario cerchi di resistere diventi l’uomo logorato e ossessionato dal potere.  Per la Gabanelli è lo stesso. Prima il Fatto l’ha santificata e trattata come un Panda del vero giornalismo in via d’estinzione forzata per mano della perfida Bignardi e del mostro Dall’Orto (per i 5 stelle doveva fare persino il presidente della repubblica) ma quando Dall’Orto la sceglie per un ruolo importante legata alle nuove tecnologie digitali comunque non va bene. Per rimanere in tema musicale aveva ragione Antoine…

La verità è che la RAI di Dall’Orto è una delle miglior mai viste. In pochissimo tempo a cambiato in meglio il volto e la struttura di una della aziende più vecchie e paludose d’Italia se non del mondo. Ha prodotto più di 50 nuovi programmi televisivi alcuni dei quali hanno avuto un grande successo altri meno, proprio come accade in tutte le aziende dove si crea, ci si mette in gioco, si osa, si rischia, si sperimenta. Il livello delle fiction è aumentato esponenzialmente, così come i programmi di approfondimento e quelli politici: “Islam italia” di Gad Lerner è un programma bellissimo e di grande utilità pubblica e culturale, ma anche “italia” di Michele Santoro è un ottimo programma tv (specie senza Travaglio). Certo ci sono gli avvoltoi appostati che se ne stanno in attesa pronti a fiondarsi appena si inciampa. Non a caso il Fatto ha prontamente segnalato il flop di “Politics” (giudicato come un prodotto renziano) e “Dieci cose” di Flavio Insinna e Federico Russo. Però il fatto non ha minimamente menzionato i bassi ascolti di “Nemo” condotto da Enrico Lucci e Valentina Petrini o quelli desertici dell’ultimo programma tv di Telese “Bianco e Nero”. Il doppiopesismo strumentale è una delle caratteristiche del Fatto Quotidiano, per non parlare del viscerale antirenzismo. La cosa che però si tende a non vedere è che come Travaglio, Gomez e Co.  hanno costruito un’intera carriere e generi letterari grazie a Berlusconi, oggi nuove leve come la Truzzi, Feltri e altri giovani penne del Fatto fanno lo stesso. Infatti la Truzzi dovrebbe ringraziare Renzi se quest’anno è riuscita a vendere qualche copia del suo libro scritto con Marco Travaglio. Si dice che tutte le mattine si rechi a pregare chiedendo a Dio di far tornare Renzi al governo e di fargli fare un’altra riforma costituzionale.

Noi per ora consigliamo alla Truzzi di occuparsi di cose che conosce e di evitare di fare figuracce scrivendo scempiaggini su argomenti che non le competono. E se proprio vuole occuparsi di tv è spettacolo cominci almeno dal capire come funziona una telecamera, come si scrive e produce un programma tv o quale sia la differenza fra un accordo maggiore e minore. Si faccia aiutare da Monina. Va beh, forse lui sta messo pure peggio di lei.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here