Ma è davvero un’ingerenza quella dell’ambasciatore USA?

PhillipsLa democrazia è una di quelle parole indefinibili o meglio definibili solo in modo relativo al contesto, a chi la pronuncia, a chi la invoca ecc. Se un partito (es. i 5 stelle) blocca i lavori parlamentari e fa ostruzionismo fine a se stesso solo per creare difficoltà all’avversario politico, sia loro che pseudo giornalisti come es. Marco Travaglio, parlano di democrazia. Se viene impedito a gruppi di disturbatori l’accesso a eventi di partito si denuncia un deficit di democrazia, cosa che però farebbero anche gli esponenti dei partiti di fronte ai disturbatori che impedirebbero loro il dibattito. Le varie opposizioni, specie quelle interne ai partiti stessi, invocano democrazia ma quando la ottengono ne lamentano l’eccesso, la non adesione alla loro idea di democrazia o peggio la mancata spiegazione del perchè alla garanzia di democrazia.

In questi giorni ciò che ha fatto discutere giornalisti e politici di ogni schieramento sono le parole dell’ambasciatore americano Phillips

L’ambasciatore americano in sostanza dice che, pur rispettando la volontà del popolo italiano il no avrebbe delle conseguenze sigli investimenti. Apriti cielo. Tutti a urlare e sbraitare. Alcuni, come la Lega Nord chiedono addirittura la rimozione dell’ambasciatore. Eppure quando l’ambasciatore disse cose ben più forti al salone della giustizia, parlando sempre della messa in pericolo degli investimenti a causa della lentezza della giustizia e della corruzione, nessuno disse nulla.

Se l’ambasciatore avesse attaccato il presidente Renzi o avesse espresso parere contrario sulla riforma costituzionale, politici come esempio Bersani e Fratoianni, giornalisti, grillini (specie a parte) ecc. probabilmente avrebbero fatto l’elogio dell’ambasciatore utilizzando le sue parole come manganello da dare in testa all’avversario. Se Renzi o qualcuno del governo avessero detto le stesse cose che dicono oggi i loro detrattori, ci sarebbero state sollevazioni da ogni parte che accusavano Renzi di impedire la democrazia. Il Fatto Quotidiano avrebbe sfornato titoli del tipo: “Renzi censura l’ambasciatore USA”.

Durante il referendum in Grecia migliaia si persone si espressero e furono fatte centinaia di programmi tv, interviste ecc. in cui chiunque esprimeva le proprie legittime opinioni. E vogliamo parlare del caso Brexit? Le presunte ingerenze furono commesse da capi di stato, di governo, di regione, di provincia, di comune, di circoscrizione, di condominio, politici, giornalisti, economisti, fattoni, grillini (specie a parte) e chi più ne ha ne metta.

L’ambasciatore italiano espresse forti critiche sulla Brexit eppure nessun inglese parlo di gracve ingerenza.

Viviamo nell’epoca dei social network, dell’informazione che annulla le distanze, eppure, secondo politici antidiluviani come esempio Bersani, un ambasciatore non ha il diritto di esprimere la propria opinione perchè se no commette un grave ingerenza.

Ma un ambasciatore deve o no fare gli interessi del suo paese? In caso di vittoria del NO solo ignoranti, folli, bugiardi e disonesti potrebbero pensare che il governo non subisca delle conseguenze. Opposizioni e minor(ati)anze passerebbero le giornate a dire che il governo avrebbe fallito chiedendo in coro le dimissioni di Renzi, e ciò causerebbe un’inevitabile “crisi” che genererebbe l’instabilità a cui faceva riferimento l’ambasciatore USA. A differenza della Brexit il governo non cadrebbe fra due anni ma praticamente il giorno dopo. E’difficile credere che degli investitori aspettino con ansia momenti di instabilità governativa per investire e perderci milioni.

Queste polemiche stupide servono solo a confondere  l’elettore e portarlo sul terreno della contrapposizione ideologica, del voto di protesta privo di coscienza critica e carico di mal di pancia.

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