Non hanno nemmeno cominciato e già fanno casini

raggi5stelleNon ci volevano sfere di cristallo e opinionisti indovini per prevedere il casino che avrebbero causato i 5 stelle a Roma. Come avevano previsto tutti (si proprio tutti) mettere d’accordo uno pseudo partito, chiamato moVimento solo per dargli un nome diverso, senza un’anima, senza veri progetti realizzabili, senza una storia, diretto da persone dietro le quinte e privo di capacità compromissive è un’impresa quasi impossibile. La neo sindaca pentastellata Virginia Raggi non è riuscita ancora fare nulla perchè ha dovuto affrontare il primo “problema”: la composizione della giunta – cosa che Giachetti aveva presentato, senza alcuna discussione o litigio, addirittura prima delle elezioni (come tra l’altro si dovrebbe fare di norma) -. In un paese normale, per dirla alla Travaglio, discussioni di questo genere farebbero ridere o piangere, dipende se si è romani o meno. La giunta è l’unica cosa che si dovrebbe conoscere e presentare prima di essere eletti. Dovrebbe si dovrebbe nominare in assoluta serenità e prima di ogni altra fanta-promessa, specie in una città come Roma vessata dalla vicenda di mafia capitale.

In appena 15 giorni già ci sono risse fra correnti, minacce di dimissioni, e dossieraggi segreti ( es. quello ai danni di Marcello De Vito).  Prima delle elezioni i giornalisti veri – certamente non quelli della pravda grillina (Travaglio e Co.) – avevano scritto che per la Raggi sarebbe stato molto difficile fare il sindaco e soprattutto farlo in modo libero e indipendente. Tutti avevano paventato la famosa eterodirezione che infatti non si è fatta attendere.

Il dream team

Ve lo ricordate il tanto atteso dream team che generava hype come spore? Beh, per ora è a malapena un marasma di veti e diktat. Oltre all’applicazione del manuale Cencelli – a questo proposito vi consigliamo l’ottimo articolo de La Stampa – al centro delle polemiche  ci sono le nomine agli assessorati e del gabinetto del sindaco, che la Raggi avrebbe colpevolmente delineato senza consultarsi con il direttorio, errore madornale che viola anche i principi del famoso codice nazista romano dei 5 telle. La nomina di Daniele Frongia, scelto inizialmente come capo di gabinetto, è saltata, forse sarà vicesindaco (vocifera che ambisca anche alla delega sulle Partecipate). Sfumata anche la nomina dell’alemanniano Raffaele Marra a vice capo di gabinetto. Le grilline più combattive che subito si sono messe di traverso e hanno rivendicato il loro ruolo decisionale sono la burina Paola Taverna e la strega Roberta Lombardi, due di quelle che definire antipatiche equivale a dire che il quadrato a 4 lati. La Raggi ha anche provato a opporre resistenza e impuntarsi, ma subito è arrivata fulminea la telefonata di Grillo che l’ha messa al suo posto. La Raggi, secondo alcuni retroscena, avrebbe addirittura minacciato le dimissioni, poi grazie a una cena a due con Luigi Di Maio la sindaca grillina ha calato le scelle (le ali) e ha abdicato. Ora ci sarà l’immancabile incontro alla Casaleggio Associati dove la raggi sarà probabilmente sottoposta alla rieducazione e riprogrammazione in modo da eliminare piccoli bug; in fondo la Raggi era solo in versione beta e ha bisogno di una patch…

Il primo atto ufficiale 

Oltre alla giunta la giovane sindaca pentastellata ha subito collezionato le prime gaffe:

  • la prima la fa presentandosi in ritardo con l’ex first Lady Cherie Blair.
  • La seconda, più plateale, l’ha fatta inviando una lettera all’Acea chiedendo spiegazioni su due nomine effettuate subito dopo i ballottaggi. L’Acea ha gentilmente informato la Raggi che si tratta di incarichi temporanei affidati a persone interne (già assunte). Quello che però fa sorridere (o piangere) è constatare che la Raggi non conosce la differenza fra un’azienda partecipata e una interamente pubblica o comunale . Le nomine del Cda sono una cosa, ma l’organigramma aziendale non è certamente competenza del comune.
  • La terza è quella fatta dal capo gruppo in consiglio comunale Paolo Ferrara, il quale ha dichiarato di volersi sbrigare a portare in Aula il bilancio previsionale. Peccato che però sia stato già approvato dall’ex commissario Francesco Paolo Tronca ormai diversi mesi fa.

 Le prime dimissioni

Intanto in soli 15 giorni arrivano le prime dimissioni. Due consiglieri municipali eletti nel XIV municipio si sono già dimessi dalla carica. Motivo? Lo stipendio troppo basso. Al loro posto subentreranno, grazie a una quarantina di voti, i primi due dei non eletti. Se Salta qualcun altro, la prossimo guadagnerebbe una poltrona dopo aver conquistato la bellezza di sole 16 preferenze. Grillini…

 

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