Per colpa dei giornalisti ci rimettono i cittadini

Come era prevedibile e come avviene sistematicamente in Italia, quando una categoria di tipo corporativo, in questo caso quella dei giornalisti, viene in qualche modo a (ri)trovarsi oggetto di polemiche e/o interventi normativi, partono il sollevamento di scudi, gli allarmi anti censura e l’esercito di commentatori e indignados si scatena.

La diffamazione, il gossip, la delegittimazione, il discredito devono essere accettati come una sorta di “effetto collaterale” necessario e inevitabile al fine di consentire alle INCHIESTE DI MAFIA ( quasi mai efficaci e risolutorie) di continuare a essere effettuate. Se si vuole  che la legge possa fare il suo corso bisogna per forza di cose accettare il fango. Ecco quindi che “giornali” come il fatto Quotidiano fanno di tutto per creare confusione (e ce ne già tanta senza il loro intervento) mischiando l’uso dello strumento delle intercettazioni alla loro pubblicazione.

Ieri a essere opportunamente travisato e usato è toccato a Raffaele Cantone (vedere qui). Oggi è stato il turno di Nicola Gratteri.  A cominciare dal titolo del intervista: “questa legge bavaglio è un regalo ai criminali”, il tutto viene imbastito e diretto al solo fine di imbonire e manipolare i lettori ignoranti che di solito leggono il FQ e far loro dire :” e se lo dice Gratteri allora…” . Peccato che Gratteri sia la stessa persona che ha scritto una proposta inerente alla pubblicazione delle intercettazioni molto più stringente e severa che in un suo articolo recita:

«Nei provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, ad eccezione delle sentenze, è vietato l’inserimento del testo integrale di intercettazioni di conversazioni telefoniche o di altre forme di comunicazione, acquisite agli atti di un procedimento penale, a meno che la riproduzione testuale non sia rilevante a fini di prova»

Prevedendo una nuova fattispecie di reato. la”Pubblicazione arbitraria di intercettazioni”

“volte a colmare macroscopiche lacune emerse nella prassi in ottica ‘effettività’ del diritto di difesa e riservatezza delle comunicazioni”

dice ancora Gratteri:

“L’inedito divieto mira a una tutela rafforzata del diritto di privacy, eliminando il fenomeno negativo della divulgazione, proprio tramite gli atti dell’autorità giudiziaria, del contenuto di informazioni che esulano l’accertamento processuale. Si vuole così porre uno deciso e serio sbarramento alla possibilità che la lesione alla sfera riservata degli intercettati possa trovare la sua origine nell’attività di impiego procedimentale o processuale dei risultati delle intercettazioni”.

Come abbiamo scritto cento volte, Gratteri non intende proteggere chi diffama e pubblica  intercettazioni che non hanno rilevanza penale e riguardano persone non indagate, ma garantire il diritto per un cittadino di riprendere di nascosto il proprio estorsore quando viene a chiedere/pretendere il pizzo.

Ma i giornalisti hanno gioco facile perchè non appena si sente anche solo parlare di limite alla pubblicazione, Boom! Esplodono i cancelli dell’inferno mediatico e i cavalieri dello zodiaco dell’informazione vengono subito inviati a difendere il diritto di cronaca e d’informazione. Ovviamente al tutto si aggiunge la cialtroneria tipica italiana che nello scrivere la ricetta della carbonara decide di aggiungerci la panna e quindi con l’intenzione di fare una cosa giusta e buona finisce sempre per fare una cagata pazzesca. Ed e’ quello che sta succedendo anche con l’emendamento a firma Pagano (11 righe sembrano più un articolo di legge che un emendamento…): imporre che il rinvio a giudizio o l’archiviazione debbano essere fatti entro 3 mesi dalla fine delle indagini, pena l’avocazione del procedimento, sembra davvero una stupidaggine.

I cittadini hanno diritto di sapere che Crocetta è stato in silenzio dopo avere ascoltato una frase inesistente, e per questo “crocifisso”; devono sapere che Matteo Renzi giudica Eniroco Letta un incapace e pensava a un rimpasto di governo (non è suo diritto avere pensieri propri e strategie politiche…); devono sapere che D’alema vende il vino o meglio si vende per un po’ di vino, cosa poi smentita e finita nel dimenticatoio, ma che ha ottenuto in pieno l’obbiettivo di sputtanare e infangare D’Alema; devono sapere che il figlio di Lupi ha accettato un lavoro e un orologio come fanno e farebbero tutti i figli normali d’Italia.

Queste sono le cose importanti… Perchè se la gente conosce queste cose può cambiare idea e votare un comico pazzo che va in Grecia a speculare voti sulla povera gente per poi tornare andare in vacanza extralusso e dire: “i ristoranti greci erano pieni”.  Uno che in piazza urla che i greci si iniettano il virus dell’HIV per aver il sussidio. Uno che si preoccupa di ricordare che uno stragista aveva pur le sue motivazioni. Il bello è che per sapere cose normali e ovvie si utilizzano le intercettazioni ma per le assurdità le bufale e le stupidaggini bastano gli occhi e le orecchie…

Alla fine finirà tutto a tarallucci e vino, come sempre: I giornalisti continueranno a gettare fango e diffamare al solo fine di guadagnare e aiutare il loro partiti o la loro coalizione di riferimento; i fannulloni continueranno a timbrare 5 cartellini e andarsene in piscina durante l’ora di lavoro e a scioperare per non timbrare o essere controllati, naturalmente sempre garantiti dai sindacati; i criminali continueranno a ridere del caos calmo che li avvantaggia e a fare i loro affari grazie ai politici ecc. A rimetterci, ovviamente, saranno sempre e solo i cittadini che non avranno nemmeno più il diritto di tutelarsi e difendersi.

 

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