Perchè hanno vinto l’odio, la rabbia e il nulla

 

Sono trascorsi otto giorni del referendum. Il mondo non è finito e i problemi dell’Italia sono ancora tutti da risolvere. Dato che lo hanno fatto tutti, proviamo anche noi a dare la nostra interpretazione di quello che è successo e sta accadendo.

Il 4 Dicembre non si è votato per salvare o distruggere la costituzione. Gli italiani si sono divisi (ed giusto che sia così) fra coloro che credevano e volevano il cambiamento (e sarebbe stato un cambiamento positivo) e coloro che  hanno votato contro una persona, Matteo Renzi, e tutto ciò che egli rappresenta. Ad un osservatore esterno questa contrapposizione illogica potrebbe sembrare una cosa assurda ma bisogna comprendere che in Italia, a causa di una drammatica mancanza di capacità, idee e proposte che affligge la politica, si riesce a fare opposizione solo contro le persone e non per una visione politica o per la realizzazione di un progetto alternativo. E’ stato fatto in passato con Berlusconi e l’antiberlusconismo ed è stato fatto oggi con Renzi e l’antirenzismo. Ma se la politica è alla deriva, il giornalismo, che in teoria dovrebbe fare da mediatore, è messo ancora peggio. Sui giornali, oltre a trovare mistificazioni, notizie riportate in modo parziale, strumentalizzazioni ecc. si pratica il dossieraggio e la delegittimazione della persona. Il popolo viene quotidianamente portato, attraverso la manipolazione e il lavaggio di cervello, a odiare una persona e considerarla colpevole di tutti i mali, e se questa è inattaccabile dal punto di vista morale allora si cerca di addossargli la responsabilità e la colpa di qualsiasi cosa, persino delle calamità naturali.  Si va oltre il luogo comune “piove governo ladro”, in questo caso siamo al “piove è colpa di Renzi”.

La macchina del fango però da sola non basta, c’è bisogno di radicalizzare e rendere esplosivo questo rifiuto, e quindi ecco che le persone vengono riempite di odio e rabbia, come se fossero contenitori caricati di nitroglicerina pronte a esplodere al minimo sussulto. Non è per nulla esagerato parlare di terrorismo politico e giornalistico. Il terrorismo cerca di infondere la paura attraverso l’attentato dinamitardo, la bomba. Un certo tipo di politica e di giornalismo fanno la stessa identica cosa.

Entità politiche definite comunemente populiste come la Lega Nord e il moVimento 5 stelle costruiscono il loro consenso fomentando e cavalcando odio e rabbia, come biblici cavalieri apocalittici. Privi di idee e progetti realmente realizzabili si limitano a seminare distruzione al loro passaggio. Non è casuale la metafora dei barbari usata da Beppe Grillo dopo la vittoria di Trump nelle elezioni USA. Se la Lega Nord parla di arrestare il fenomeno migratorio, senza avere la minima idea di come fare, i 5 stelle parlano di reddito di cittadinanza indicando costi e metodi falsi per non dire assurdi.

Poi ci sono l’antisistema e l’antipolitica. Una delle figure che riscuotono più successo nel mondo contemporaneo è quella del guerriero del sistema. Cinema e letteratura hanno ampiamente sfruttato queste figure che poi si sono anche verificate nella realtà – la solita realtà che supera la fantasia -. Ogni sistema/Matrix ha la sua anomalia fisiologica, il suo Neo, così come ogni società ha il suo Tyler Durden. Si tratta di figure suggestive e affascinanti che non rispettano regole e lottano per distruggere/sovvertire il sistema, ma spesso non si accorgono che anch’essi sono programmati o fanno parte del sistema. Nella realtà queste figure sono nate per davvero e Julian Assange o Edward Snowden sono degli esempi paradigmatici. La politica prende queste figure che godono di un successo planetario e se ne appropria per fare mera conquista del consenso.

Molti potrebbero pensare che il consenso non è poi così importante, ma si sbagliano. Oggi la società è dominata dai social network e dalla popolarità. Le opinioni e i pensieri sono autorevoli e hanno un peso solo rispetto al numero di like che generano. I politici vengono giudicati in base al numero di followers che hanno, chi ne è privo viene considerato un signor nessuno, una persona priva di valore. Proprio come sta accadendo al sostituto protempore di Matteo Renzi, Paolo Gentiloni: dato che è una persona inattaccabile sotto il profilo morale si cerca di delegittimarlo sotto il profilo della poplarità. Non a caso alcuni giornali e alcuni politici lo denigrano indicandolo come una sorta di prestanome inconsistente. La popolarità supera l’integrità morale, la competenza e la professionalità. Oggi non conta se sei una persona capace, competente e professionale. Oggi conta solo quanto sei popolare, quanti followers hai, perchè questo porta consenso e il consenso consente di raggiungere il potere, di aprire il sistema come una scatoletta di tonno (per usare una metafora cara ai 5 stelle). Se poi il politico è onesto capace e pure popolare, allora si dice che è della casta, che è guadagna tanto (troppo), non è come “noi” che ci tagliamo lo stipendio… Un modo per delegittimare lo si trova sempre. Studiare, informarsi e ricercare sono pratiche demonizzate, vengono considerate attività tipiche della casta, non a caso Beppe Grillo prima del voto ha invitato i cittadini a votare con “la pancia”, senza riflettere. Non siamo molto lontani dalle distopie bradburyane in cui possedere o leggere libri è un reato punibile con la morte.

Il 4 dicembre i cittadini hanno votato NO alla riforma costituzionale che era il progetto cardine del governo Renzi il quale, dopo la sonora sconfitta, si è ovviamente dimesso.  Ora, mentre coloro che hanno votato Sì lo hanno fatto per compiere un passo riformista, per un progetto e un’idea diversa di paese, quelli del NO hanno votato solo contro Renzi, hanno voluto lasciare tutto com’è, hanno votato per lo status quo. Chi ha votato Sì sa cos’ha perso ma chi ha votato NO non sa cos’ha vinto.  Il paese è rimasto ancora una volta fermo, impantanato, bloccato, lasciando prefigurare persino passi indietro di portata storica. I cittadini, dopo il fallimento della prima repubblica, avevano scelto di superare leggi elettorali proporzionali e preferenze, ma oggi, paradossalmente, si stanno ripristinando entrambe le cose. Politici e giornalisti hanno cavalcato per anni argomenti come il numero spropositato dei politici e i loro stipendi, ma il NO ha di fatto legittimato entrambi. Non a caso gli unici a festeggiare dopo il NO sono stati i senatori e i dipendenti del CNEL. Giornalisti (presunti) come Travaglio che hanno fatto campagna per il NO schierando totalmente i loro giornali avevano la tipica faccia di chi anche se ha vinto non sa per cosa gioire, non riesce a esserne felice. Anche perchè l’unico risultato che hanno ottenuto è stato quello di far ritornare figure come Berlusconi che loro avevano strenuamente avversato (ma che hanno comunque fatto la loro fortuna). Il 4 dicembre ha vinto il nulla, quel nulla che nel film “La storia infinita” distrugge e divora il mondo della fantasia e dei sogni.

C’è un ultimo concetto di cui parlare: L’ipocrisia. Nella scienza e nella matematica ciò che è sbagliato, errato non si ripete, viene, ricalcolato, ristudiato, superato e risolto. In politica invece capita che ciò che fino a ieri era sbagliato, oggi diventa giusto, legittimo, e solo perchè a dirlo/farlo siamo “Noi” quelli “giusti”. Ecco allora che L’italicum, la legge elettorale renziana attaccata da tutti per 2 anni oggi diventa improvvisamente una legge giusta, tanto da poter essere estesa anche al senato. Se ieri le leggi elettorali andavano discusse a lungo e con la partecipazione di tutti, oggi non sono importanti, si possono fare in 2 settimane. Se ieri la libertà e l’indipendenza del parlamentare era garantita dell’assenza di vincolo di mandato, oggi lo si vuole inserire, si vogliono trasformare le persone in soldati, individui che seguono gli ordini calati dall’alto “dal partito” (cosa a cui 5 stelle sono abituati a fare), vogliono creare un elettorato di cliccatori e una politica di “candidati manciuriani”, di Ultracorpi, e la cosa viene venduta come argine contro i traditori, i cambi di casacca e il trasformismo.  Ieri dicevano che veniva prima il paese, oggi dicono che viene prima il partito. Ciò che ieri era motivo di opposizione, oggi diventa obbiettivo di lotta e di governo. I contenuti della riforma costituzionale vedrete ritorneranno proposti da altri, identici, ma nel frattempo saranno diventati giusti, sacrosanti.

Ora tutti invocano le elezioni, anche quelli come la Meloni che sotto sotto sperano non avvengano perchè per loro sarebbe un bagno di sangue. Ciò che conta è andare al più presto voto perchè i cittadini sono ancora ubriachi e bisogna cogliere l’attimo, se no si rischia che si svegliano e si accorgono di quello che hanno fatto e ciao. In un paese dove la politica è seria le elezioni si fanno in base alle idee, ai programmi e ai progetti che i rispettivi partiti propongono. Oggi non è così. Oggi si deve votare con la pancia, per odio o per simpatia. Dato che il popolo ha votato NO significa che bisogna andare al voto, non importa chi, come o perchè, si deve votare, stop.  Viva il nulla! Viva i nuovi barbari! Il fallimento è poesia.

 

 

1 commento

  1. Condivido l’analisi. Vorrei però aggiungere, che il degrado che viene qui denunciato è solo la manifestazione di un unico male che rimane perlopiù nascosto. Questo male alligna nelle nostre società, ma pare aver trovato in Italia il luogo dove meglio prosperare. Questo male è capace di stare a lungo silente, per poi emergere e portare devastazione. E’ stato all’origine del fascismo, poi del berlusconismo, ora del grillismo… tante differenti manifestazioni del medesimo male: il Nichilismo.
    Che consiste nel convincimento, profondo ma pressoché inconsapevole, che alla fin fine niente abbia valore, che tutto sia nulla.
    Difatti l’articolo ben evidenzia il nulla che incombe su di noi…
    Questo è un nichilismo debole, vigliacco, inconsapevole di se stesso, di chi tuttavia percepisce il nulla che lo sovrasta e allora fugge, seguendo la propria visceralità.
    Questo nichilismo debole, non è certo il nichilismo forte di un Leopardi o un Nietzsche, di chi è invece consapevole e coraggiosamente affronta lo sguardo della Medusa. In quest’ultimo caso, il nichilismo (forte) può essere l’occasione per giungere all’Assoluto.
    Mentre nel primo, il nichilismo (debole) non può che generare devastazione per se stessi e per gli altri.
    L’unico antidoto per il nichilismo debole è dire la verità. Nessuno possiede la Verità, ma ognuno di noi può facilmente distinguere tra chi ricerca la Verità e chi invece la sfugge.
    Di questo hanno bisogno gli italiani, di fede nella Verità.

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