Perchè quella di Ilaria #Cucchi non è una vittoria

Oggi tutti, comprensibilmente, esultiamo per la vittoria di Ilaria e la giustizia per Stefano Cucchi. Ma se oltrepassiamo la superficie e guardiamo più a fondo ci accorgiamo che non si tratta per nulla di una vittoria ma al massimo di un’amara consolazione.

Ilaria Cucchi ha dovuto lottare per dieci anni contro tutto e tutti: Forze dell’ordine, politica insabbiamenti, depistaggi, opinione pubblica ecc. La sua lotta ha richiesto ingenti risorse economiche che la maggior parte delle famiglie italiane difficilmente potrebbe permettersi, non a caso in molti altri casi simili a quello di Cucchi i parenti hanno rinunciato (es. come nel caso Aldrovandi e Uva), o hanno patteggiato elemosine a titolo risarcitorio. La beffa poi è che coloro che hanno pestato e causato la morte di Cucchi, anche in caso fossero condannati, non subiranno nulla, non finiranno in galera, non verranno licenziati e non pagheranno nemmeno la famiglia perchè erano “servitori” dello stato, quelli che dovrebbero essere preposti a proteggere e servire ma invece hanno ucciso e insabbiato le loro malefatte.

In uno stato di diritto la giustizia dovrebbe essere appunto un diritto, per riceverla non bisognerebbe vivere il calvario che ha vissuto la famiglia di Stefano Cucchi, perchè a quel punto non è più giustizia ma solo una triste e magra consolazione dal sapore amaro. Oggi il cittadino italiano non pensa: “Ah ora mi sento più tranquillo perchè so che prima o poi la giustizia arriva e il tempo è galantuomo”, ma vive in una sorta di rassegnazione impotente perchè sa che la legge non è uguale per tutti, che avere giustizia è un privilegio di pochi, che se non sei abbiente o ricco i tuoi diritti (giustizia compresa) non te li puoi nemmeno sognare.

Proprio oggi Stefano Bossetti che sta scontando l’ergastolo per aver ucciso Yara Gambirasio, affronterà l’ultimo grado di giustizia che probabilmente confermerà la sentenza di appello, ma se Bossetti fosse stato ricco, se avesse avuto coperture politiche, se avesse avuto un avvocato come Giulia Bongiorno, allora le cose forse sarebbero andate diversamente, forse l’avrebbe fatta franca come è accaduto per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. La giustizia risponde a criteri Einsteiniani: é relativa al sistema e al potere economico e politico in cui opera. Se non si ha danaro e potere si finisce come Rudy Guede: a scontare una condanna in concorso in omicidio con dei fantasmi.

Oggi non è cambiato nulla: il cittadino è insicuro, rassegnato e disilluso come ieri, e questa come altre vittorie di Pirro, non fa altro che rendere il tutto più amaro. Per usare il termine giustizia i “servitori” dello stato che hanno barbaramente causato la morte di Stefano Cucchi avrebbero dovuto essere immediatamente cacciati dall’arma, avrebbero dovuto essere condannati in prima istanza e avrebbero dovuto scontare la propria pena come tutti i cittadini. Con loro sarebbero dovuti essere cacciati dalle istituzioni e denunciati Matteo Salvini, Franco Maccari, Carlo Giovanardi e tutti coloro che hanno contribuito a insabbiare, depistare manipolare e strumentalizzare la vicenda. Invece non è successo nulla di tutto questo, quindi non c’è nulla da festeggiare.

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