Piazzapulita fa appena il 3,98%. Scanzi “Con Berlusconi era facile”

talk showPiù volte abbiamo parlato della crisi dei talk show. Gli argomenti alla fine sono sempre gli stessi e il rischio di essere ripetitivi è molto alto, quindi oltre a fotografare una situazione cercheremo, umilmente di dare qualche consiglio, provare a dare una soluzione. Non bisogna essere dei Freccero – premesso che davvero sia questo grande massmediologo – per capire che la crisi dei talk show non dipende dal cambiamento dei gusti del pubblico, dalla disaffezione alla politica e il dilagare dell’antipolitica; dal diffondersi di internet, da servilismo dei giornalisti ecc.

Il vero motivo è semplice: i talk Show non funzionano perchè sono fatti male, non informano, non fanno giornalismo, ma si riferiscono e rispondono a una determinata parte, la quale si configura prevalentemente come “l’opposizione”. I talk show sono arene in cui si avvicendano gruppi di, politici, economisti, politologi, portaborse etc., sempre la stessa gente che dice sempre le stesse cose (spesso inutili). Ma non basta, i talk show sono luoghi dove ci s’insulta, non ci si confronta su tesi o idee, si urla e basta. I conduttori sembrano più domatori del circo che  giornalisti.

L’errore – tutto italiano – sta nel fatto che i Talk show vengono usati e pensati come una forma di opposizione, mentre dovrebbero essere semplicemente un luogo di discussione e confronto a conduzione imparziale che dovrebbe avere lo scopo primario di informare (obbiettivamente) e possibilmente chiarire i fenomeni, la società e i problemi. La frase di Scanzi che abbiamo citato nel titolo non l’abbiamo certo usata  perchè prendiamo in seria considerazione il pensiero di Scanzi – ci mancherebbe solo questo…- ma perchè evidenzia e smaschera una delle tante verità che in tanti dicevano e continuano dire: Berlusconi faceva la fortuna di coloro che lo appoggiavano, votavano e seguivano ma anche di coloro che lo odiavano e avversavano. I Donald Trump, come i nostri Bossi, Grillo ecc. sono una manna dal cielo per tutti, specie per i programmi televisivi che fanno a gara per invitarli nella speranza che avvenga il solito litigio, la solita zuffa. Con Berlusconi era facile perchè ogni giorno era protagonista di scandali, leggi ad personam, festini nei palazzi istituzionali, mafiosi giardinieri e chi più ne ha ne metta.

Berlusconi, o meglio l’anti-Berlusconismo, ha fatto arricchire i Travaglio, i Peter Gomez i quali hanno sfruttato quello che si può delineare come un vero e proprio genere letterario. Persone che senza berlusconi oggi sarebbero degli sconosciuti. E’ ovvio che oggi brancolano nel buio e paiono spaesati, alla continua ricerca dello scandalo, del disastro imminente. Persi in una stupida e deleteria personalizzazione delle politica. Come ha scrive Ilvo Diamanti su Repubblica, è l’opposizione, assieme a stampa e media (in realtà non divisi) che mira alla personalizzazione della politica. Renzi sta virando verso un presidenzialismo preterintenzionale.

In italia abbiamo la strana abitudine di far diventare semplici giornalisti dei personaggi televisivi. Travaglio, per esempio, si configura più come una star dell’attacco politico che come un giornalista e lo stesso vale per gente come Sallusti, Giordano, Freedman, Scanzi ecc. , gente che spesso va in tv prevalentemente per pubblicizzare i loro libri o i loro spettacoli. Diventano star che il pubblico riconosce in base alla loro capacità di “asfaltare” il politico di turno. Di fatto si configurano come dei parassiti che cercano di mangiucchiare e sopravvivere nuotando a fianco dei pescecani che dicono di combattere e contrastare, in quanto espressione del potere, ma cui allo stesso tempo hanno necessità perchè altrimenti non riuscirebbero a sopravvivere. Sotto questo punto di vista non sono diversi dai critici cinematografici e simili. Sono persone che vivono sfruttando e giudicando il lavoro, la fama o gli errori altrui. Non creano, non producono, non informano e spesso non hanno competenze specifiche, non fanno altro che screditare e delegittimare per altro non in modo eterogeneo, ma sempre solo in riferimento a un propria parte politica.

Ieri sera la fiction “il Sistema” trasmessa dalla RAI ha totalizzato il 18,47% di share, mentre Piazzapulita appena il 3.98%. Alla luce di questi dati sembra che la battuta di Renzi “trama conosciuta per trama conosciuta, finale già scritto per finale già scritto, si sceglie la storia che è scritta meglio” non era poi così lontana dalla realtà. Come si fa a pretendere che la gente guardi Peter Gomez che si confronta con Gennaro Migliore mentre i grillini si alternano in una sorta di primarie mascherate? Si mostrano dei bellissimi e commoventi reportage sui profughi, si invita una brava e professionale Emma Bonino e dopo si piazza Fedriga della lega a sparare stupidaggini e a sminchiare tutto il lavoro fatto fino a quel momento? E chiaro che si punta a confondere, si mira a mettere in scena lo scontro, a insinuare rabbia e malcontento nello spettatore (poi opportunamente raccolto dai vari sciacalli della politica). Per non parlare della solita esterofilia secondo cui l’Italia è l’inferno e persino in Bulgaria c’è il paradiso, quando fino a ieri non c’era democrazia e la si utilizzava come paradigma di maggioranze da dittatura.

Secondo noi i talk vanno ripensati, il ruolo del conduttore va affidato a persone che sanno garantire imparzialità e che come direzione hanno la comprensione di fatti, eventi e fenomeni. La scrittura non deve essere tesa a mettere in difficoltà la vittima del governo in carica circondandola di nemici, odiatori come esempio fa Floris a Dimartedì perchè invece di fare il talk show si fa il “talk massacre show“. Se l’argomento è il terrorismo bisogna evitare di chiamare gente come Giorgia Meloni e invitare persone che hanno le competenze per spiegare il fenomeno, aiutare lo spettatore a comprendere (cercando di non alimentare odio e risentimento). E’ chiaro che se si mostrano le immagini degli attentati di Parigi e poi si fa parlare il leghista che invita a chiudere le frontiere e imbracciare i fucili non si va molto lontano. Lo spettatore vuole comprendere, capire, conoscere, confrontare e soprattutto vorrebbe sentire delle soluzione delle proposte. Sentire Barbacetto che litiga con Gasparri per l’intervista (normalissima) di Vespa al figlio del boss Totò Riina non serve  a nulla, è deleterio, fine a se stesso. Se si parla del canone tv in bolletta dopo aver sentito quello che dice che è tutto un pasticcio e quello che invece dice che è perfetto, ci vorrebbe il passo successivo. Manca la fase della sintesi, della conclusione.

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2 Commenti

  1. Dei talk show ne penso malissimo, di quelli della 7 anche peggio: una brodaglia di chiacchiere in onda, quasi ininterrottamente, dalla mattina presto a notte fonda…
    E quindi non guardo alcun talk show.
    Salvo rarissime eccezioni.
    Quel che mi preme dire qui sono due parole su Freccero e sulla sua presunta grande intelligenza.
    Settimana scorsa, era ospite di Otto e mezzo; si stava parlando, manco a dirlo, di Renzi e delle possibili alternative. L’intelligentissimo, euh!!!, Freccero esordisce così: “non credo che Salvini o Grillo siano peggiori di Renzi”.
    Ma grande, euh, intellettuale dei miei stivali, se pensi che non siano peggiori dell’attuale capo del governo evidentemente non pensi neppure che siano migliori.
    E allora che alternativa rappresenterebbero?
    Un’alternativa, politica, dovrebbe tendere verso il meglio.
    O no?

  2. Condividiamo pienamente, e ti segnaliamo che stiamo preparando un articolo su Freccero. Non abbiamo ancora deciso se farlo con un video o con una articolo classico. vedremo

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