Quando “mafiosetto” lo usava l’ipocrita Travaglio

Il perfido Fabrizio Rondolino, oggi attaccato da tutti trasversalmente, ha commesso il grave errore di offendere una delle bandierine dell’antimafia considerate più importanti. In un suo articolo del 2 aprile sull’Unità ha osato scrivere questo:

Maestro in quest’opera di falsificazione della realtà è Roberto Saviano, che per primo chiese le dimissioni della Boschi dopo il commisariamento di Banca Etruria, subito seguito dai suoi nuovi compagni di strada leghisti e grillini, e che ora ritorna all’attacco, chiedendole di «chiarire in Parlamento se le tante ombre che si addensano sul suo ruolo istituzionale sono solo sfortunate coincidenze. O se c’è dell’altro». Come un qualunque mafiosetto di quartiere, il prode Saviano si guarda bene dallo specificare quali siano le «tante ombre», o che cosa mai possa esserci di «altro»: il suo compito è alimentare la disinformazione, alludere senza mai chiarire, gettare il sasso e nascondere precipitosamente la mano.

Apriti cielo. Tutti a prendere le distanze, tutti schierati a lance puntate per difendere il paladino dell’antimafia (anzi, dell’anticamorra) persino Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, che a quanto pare per ora ha prodotto solo la famosa Bindler’s List pre elettorale, è uscita dall’esilio morfeico per dare il suo contributo ed esprimere indignazione:

“Additare così Roberto Saviano è una falsificazione della realtà, squadrismo verbale”

E’ intervenuto anche Veltroni:

se una volta per tutte, nel dibattito politico e giornalistico, si abolissero le definizioni e le marchiature a fuoco, se la si smettesse, tutti, di etichettare il prossimo si farebbe un grande passo avanti di civiltà. L’ho scritto ieri proprio su l’Unità, parlando di quando Indro Montanelli veniva definito a sinistra un fascista essendo un vero liberale ed Enzo Biagi veniva etichettato a destra come un comunista essendo un vero liberale. Non si concorda con una opinione di Saviano? La si contesti nel merito. Ma usare l’espressione “mafiosetto” riferita a chi, come Roberto Saviano, ha combattuto e pagato in modo terribilmente aspro le sue battaglie proprio contro le mafie è un errore per me grave e inaccettabile.

Rondolino ha sbagliato, e su questo non ci sono dubbi – tanto per evitare equivoci o che qualcuno ci dica che noi difendiamo questo o quell’altro -. A noi, come sapete, non frega nulla di difendere o attaccare le persone. A noi interessano le ipocrisie, i due pesi e due misure che affollano il mondo dell’opinione e dell’informazione spesso smemorata, parziale e disonesta (intellettualmente). Bisogna comprendere che ci sono persone che possono insultare e hanno il diritto di farlo, che hanno quasi un patentino dell’insulto e altre che non possono. Potremmo citare i tantissimi insulti di Salvini, che per esempio in un comizio in Sardegna ha detto alla Fornero “stronza lei finchè campa”, o quelli di Grillo e dei 5 stelle e i centinaia di insulti provenienti dalla stampa e da “quotidiani” come Libero e il Giornale”. Se facessimo questo elenco sarebbe così lungo che probabilmente il nostro database e il nostro server si saturerebbero, quindi ci limiteremo a citarne qualcuno, anzi, citeremo in particolare quelli di Travaglio, perchè se c’è una persona ipocrita questa è sicuramente Travaglio che ha avuto la faccia tosta ( per non dire altro che sarebbe più appropriato) di fare una un’editoriale (uno in più rispetto al solito) in cui esprime tutta la sua indignazione, senza risparmiare la sua tipica ironia, per le parole di Rondolino giudicate ingiuriose e calunniose.

A noi che purtroppo leggiamo spesso Travaglio la sua indignazione  ci ha fatto accendere un led cerebrale, una sorta di spia che indicava: ipocrisa,  ipocrisa… Così siamo andati a cercare un po’ (2 minuti) e pensate un po’ abbiamo trovato questo editoriale di #TravaGoebbels in cui il direttore delle pravda grillina scrive:

Grasso dissente dalla riforma del Senato? “Si ricordi che è stato eletto dal Pd”, rammenta la Serracchiani con un messaggio mafiosetto che presuppone un inesistente vincolo di mandato

Travaglio scrive che il commento della Serracchiani è “mafiosetto,” quindi, implicitamente le ha dato della mafiosa”. Anzi Travaglio è più specifico, perchè, a differenza di Rondolino che paragona Saviano a un mafiosetto, Travaglio dice che la dichiarazione della Serracchiani è mafiosetta. Rosy Bindi, Veltroni e tutta la banda della sinistra inconcludente dormivano, nessuno ha sentito il bisogno di difendere la Serracchiani. Non abbiamo fatto una ricerca approfondita ma di insulti Travaglio ne ha scritti molti: per esempio ha scritto che il giovane che spalava fango a Genova lo faceva dovendo guardare “il faccione sformato di chi l’ha costretto e sempre lo costringerà a spalare” (intendeva quello dell’ex governatore Burlando). Uno di quei giovani poi lo criticò a Servizio pubblico e lui abbandonò stizzito lo studio. In uno dei suoi tanti editoriali contra personam aveva scritto che lui era volgare solo per il fatto di scrivere Riotta. In sostanza, per Travaglio scrivere il cognome Riotta equivale a scrivere una volgarità. E potremmo andare avanti per molto, per esempio sul ex presidente Napolitano ne ha scritte molte, ma approposito di mafiosità scrisse:

un becchino (…) un presidente coetaneo di Mugabe, voltagabbana e potenzialmente ricattabile, che da sempre lavora per l’inciucio e finalmente l’ha ottenuto. E con una votazione dal sapore vagamente mafioso (ogni scheda rigorosamente segnata e firmata, nella miglior tradizione corleonese).

Tranquillo non abbiamo perso il nostro tempo a fare ricerche inutili sulle tante stupidaggini che scrive Travaglio…

Volevamo solo farvi notare, come facciamo sempre, quanto sia fastidiosa l’ipocrisia e quanto questa sia diffusa e radicata, specie in soggetti saccenti e presuntuosi come Marco Travaglio.

 

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