Quel diritto che hanno tutti tranne Benigni

BenigniL’articolo 21 della costituzione italiana recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Sembra semplice, giusto, inequivocabile, eppure, a leggere i commenti di oggi su Benigni pare che tale diritto sia esclusiva e privilegio solo di alcuni, in prevalenza di quelli contro, non importa a cosa o a chi, basta che siano contro.

Nella dittatura dell’istante come, come l’ha definita Veltroni, bisogna farsi subito un’opinione e possibilmente negativa,contraria altrimenti si viene subito etichettati come sudditi, servi, venduti ecc. Se per esempio una ragazza viene arsa viva dal suo ex fidanzato bisogna subito schierarsi con la santa l’inquisizione del web che accusa i passanti che alle 3 di notte non si sono fermati a prestare soccorso di vigliaccheria e disumanità, con tanto di anatemi, malocchi e chi più ne ha ne metta.

La vittima sacrificale di oggi è Roberto Benigni. la sua colpa è quella di avere espresso la sua legittima opinione/intenzione di votare “sì” al referendum sulla riforma costituzionale.

Già e tempo fa Roberto Benigni, che in molti riducono al solo ruolo di comico quando invece è molto altro, è stato oggetto di attacchi da parte del duo Scanzi/Dario Fo a causa della sua posizione in favore della riforma costituzionale. Il primo con un necrologio su Fatto Quotidiano e il secondo, invitato in un programma TV, proprio da Scanzi (guarda caso…), lo definisce un traditore di se stesso.

Per non parlare della loggia del fango/pravda grillina (il Fatto Quotidiano) che ha fatto passare Benigni per un volgabbana. Il metodo è sempre lo stesso: l’utilizzo strumentale di dichiarazioni riportate parzialmente o addirittura (re)interpretate. Benigni, secondo i soloni dell’onesta della coerenza, sarebbe un voltagabbana perchè in occasione di una performance attoriale della moglie Nicoletta Braschi alla Normale di Pisa ha detto:

Al referendum costituzionale? Sarei tentato di votare no, proprio per proteggere la nostra meravigliosa Costituzione. La Costituzione è certamente perfettibile ma preferirei un dibattito ampio e pacato sui contenuti, piuttosto che il referendum su Renzi. È giusto parlare di superamento del bicameralismo e su alcune questioni sarei anche d’accordo nel votare sì, ma quello che mi preoccupa è la personalizzazione del quesito referendario. Non ho ancora un’opinione definitiva, mi preme soprattutto difendere la Costituzione

Benigni non critica la riforma costituzionale nel merito o nella sostanza ma esprime dubbi e preoccupazioni riguardo il metodo, come per altro fanno in tanti, e in particolare si riferisce alla personalizzazione del referendum da parte di Renzi. Chiunque abbia un minimo di onesta intellettuale non può interpretare queste parole come la volontà di votare “no”. Il Fatto arruola Benigni nelle falangi del “no” per disonestà intellettuale e per potersi garantire la facile conseguente accusa in caso Benigni cambi idea e dichiari poi di votare “sì”, cosa che infatti è avvenuta (in parte). Di regola si scrive una falsità, tanto, in caso,  si può sempre dire che è stato Benigni a cambiare idea… In un intervista a Repubblica Benigni dichiara:

Ho dato una risposta frettolosa, dicendo che se c’è da difendere la Costituzione, col cuore mi viene da scegliere il “no”. Ma con la mente scelgo il “sì”. E anche se capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il “no”, voterò “sì”(…) Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il “sì”, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile

Sui social si scatena la bufera di quelli che fino a ieri protestavano contro i bavagli e il diritto di satira, ma  che oggi si trasformano in censori e soppressori della libertà di opinione. Quanto al duo Scanzi/Dario Fo entrambi si sono fatti risentire:

Il primo con post come questo in cui dice di preferire ricordare Benigni da vivo.

O come questo in cui, in ossequio al peggior auto-referenzialismo, addirittura chiama in causa suo padre

La cosa triste è che ci sono migliaia di persone che condividono o appongono il classico “mi piace” a quella che in sostanza è la privazione di un diritto. Scanzi scrive anche un articolo in cui sentenzia che la satira per essere tale deve essere di opposizione, così, per principio e che l’unico comico che salverà la comicità e questo paese è Crozza, perchè fa satira contro Renzi e De Luca (l’originale è meglio). Non contento poi cita (parzialmente) anche le parole di Daniele Luttazzi che però il satiro pronuncio proprio contro il suo falso giornalismo e il comico/leader Grillo.

Per quanto riguarda Dario Fo il premio nobel riesce a scendere anche più in basso del sedicente giornalista del Fatto. in una lunga intervista all’Huffington Post ricorda Benigni quando era ancora ragazzo e muoveva i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo e non capisce l’endorsement dell’attore toscano a favore delle riforme di Renzi. Parla di un “tradimento” figlio delle “lusinghe” del potere. “Guardi” dice Fo

la questione non è votare questo o quello, ma lasciarsi andare alla deriva. C’è qualcosa del ‘dare e avere’. Non c’è dubbio che questa posizione favorisce il governo e il potere. Sarà ripagato. Però mi stupisce terribilmente

Sembra assurdo ma secondo questi esimi soloni magistrati, giuristi, costituzionalisti, opinionisti, giornalisti, universitari, intellettuali hanno tutti diritto a esprimere la propria opinione che ovviamente, in caso sia favorevole alla riforma costituzionale, diventa indicatrice di collusione, servilismo o peggio disonestà. L’unico che non sembra avere tale diritto è Roberto Benigni, il quale prontamente viene tempestato di insulti e improperi. Questo è il paese che vogliono i Travaglio e Co. Nn paese in cui solo una stretta cerchia elitaria ha la facoltà e l’opportunità di esprimersi o mediare. Chi la pensa in modo differente è morto, delude, tradisce; In questo modo non si garantisce la democrazia ma si instaura la dittatura, per fortuna, come dice Benigni, oggi sarebbe solo una dittatura da operetta.

1 commento

  1. Lungi da me l’intenzione di difendere il Fatto di cui ho una cattiva opinione o Scanzi del quale ho una pessima opinione ( Dario Fo invece mi mette addosso una grande tristezza quando diventa acritico nei confronti dei populisti e demagoghi del M5s), ma vorrei invitare tutti quei personaggi, Benigni compreso, così prodighi di dichiarazioni volanti su tutto lo scibile umano a essere meno…prodighi, appunto.
    Non è necessario avere sempre e comunque un’opinione su ogni argomento.
    Nell’epoca dell’iper- velocità comunicativa, la riflessione è ancora un valore.
    Molto spesso, saper tacere al momento opportuno evita tutti questi fraintendimenti, veri o in malafede.
    In più si toglie acqua allo stagno melmoso di coloro i quali nella melma sguazzano voluttuosamente.
    Ogni riferimento a persone e quotidiani è puramente… voluto.

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