Quello che il Fatto non dice sull’intervista di Umberto Eco

eco_ante-680x396

Oggi la pravda grillina riporta, in un trafiletto – giusto per non dargli troppa visibilità -, una piccola parte dell’ultima intervista rilasciata da Umberto Eco per il giornale francese Les Echos. Al Fatto Quotidiano, ovviamente interessa solo la parte in cui Eco legittima Renzi facendogli una sorta di endorsement e ridimensiona la “malignità” del periodo Berlusconi.

“Non c’è alterativa a Renzi, oggi. Con tutti i suoi difetti, è riuscito a imporre un’autentica accelerazione alla vita politica italiana. Di per sé, questo è già un fatto positivo. Silvio Berlusconi e la Lega Nord non rappresentano vere alternative. La destra italiana è frammentata a differenza di quanto accade in Francia dove la destra è piuttosto forte e semmai è la sinistra a essere frammentata. Il rischio in Italia è che nasca una nuova destra peggiore di quella di Berlusconi. Dopo tutto, a parte il problema del conflitto di interessi legato al suo fondatore, il centro destra berlusconiano era l’espressione di una destra relativamente tranquilla. Adesso invece, stiamo assistendo alla nascita di una destra estremista”

Queste poche parole sono utilissime per comprendere una cosa molto importante: Il vero intellettuale è colui che non si lascia condizionare o ingabbiare in posizioni ideologiche o di protesta dall’opinione/pregiudizio comune o peggio giornalistico – che è sempre strumentale. L’inadeguatezza, la disonestà e l’egocentricità di Berlusconi non influenzano Eco ne la sua condivisibile riflessione. Berlusconi era espressione di una destra moderata, molto lontana dal fascismo e più vicina al mondo finanziario. Gli estremisti c’erano anche allora (es. Bossi) e loro bruciavano le bandiere italiane,  riempivano le piazze di imbecilli con bandiere, elmi e forconi e lottavano per dividere l’Italia (mancavano solo i neofascisti di casa pound). Oggi Salvini si limita a dire stupidaggini,  indossare felpe e a salire su una ruspa che non saprebbe neanche mettere in moto. Quando Eco parla di Renzi lo fa con il dovuto pragmatismo e l’ovvia constatazione della realtà: la sinistra ideologica ripiegata sui principi fini a loro stessi e su una politica contrapersonam, è morta (per fortuna) e non ha più nemmeno un bacino elettorale di riferimento; La destra è ridotta in briciole impazzite e priva di un leader che possa intercettare e mediare fra la varie entità; e poi c’è il moVimento 5 stelle che prendere in considerazione e includere  è già tanto.  Soggetto politico che gode di un ampio consenso, cosa che non deve stupire più di tanto perchè il popolo, si sa,  vota sempre è solo i belli, i ricchi o, nel caso dei 5 stelle, i rabbiosi che mirano a distruggere per riedificare. i 5 stelle ricordano molto gli scienziati pazzi dei film di fantascienza o quelli dei romanzi di Dan Brown che mossi, a loro dire, da buone e PURE intenzioni, progettano di attuare la distruzione totale, la fine del mondo, considerate come unica possibilità per consentire una rinascita nuova e pura, scevra da corruzione e malaffare; Noi vogliamo distruggere tutto ma per ricostruire meglio…

Quello che però il Fatto si guarda bene dal riportare è il vero fulcro, il gioiello centrale per dirla alla Kerouac, del discorso di Umberto Eco che da molti anni rifletteva e scriveva dei limiti del giornalismo

Dobbiamo riconoscere che vi è una falsificazione permanente di informazioni, anche quando si hanno le migliori intenzioni.

Frase che calza a pennello se mentre la si ascolta si pensa al Fatto Quotidiano. L’aspetto che umilmente denunciamo e avversiamo è la deriva del giornalismo nella critica e nell’opinionismo, e questo se ci limitiamo a fotografare la caratteristica tutto sommato in buona fede, ma se rivolgiamo il nostro sguardo ai tanti manovratori della macchina del fango allora si rimane allibiti e sconcertati.

Ciò che è opinabile in quanto tale non ha alcuna possibilità di essere univocamente o assolutamente definito. Ecco perchè il giornalismo che scivola nell’opinionismo perde attendibilità e valenza. Nel suo ultimo libro Uberto Eco fa ben comprendere come funziona un certo tipo giornalismo che non ha il fine di informare ma quello di fare propaganda, non importa se pro o contro.

Si può essere disonesti anche promuovendo cause giuste che riguardano i diritti civili o universali. Si possono costruire complotti e trame per convincere i lettori che che se dei banchieri truffano le persone la colpa e di Renzi e della ministra Boschi e per fare ciò si ricorre a qualsiasi mistificazione e manipolazione. Si ribaltano in negativo cifre e statistiche al solo fine di screditare o delegittimare e mai quello di informare con obbiettività. Si manipolano frasi e dichiarazioni per farle aderire a un preciso disegno diffamatorio così da poter dire: “vedete tutto torna”. In fondo, come insegna Woody Allen ogni cosa è commedia e tragedia alla stesso tempo, tutto dipende dal punto di vista. Quello che il Fatto non capisce è che la politica per sua natura è una sorta l’arte dell’inganno che utilizza e allo stesso tempo subisce le stesse dinamiche dalla pubblicità, ma il giornalismo dovrebbe essere l’esatto contrario, il contrappeso culturale e informativo, qualcosa che fa “bene alla salute”.  Quando il giornalismo diventa veleno e di fatto imita la politica allora si crea un corto circuito perchè poli che si dovrebbero respingere improvvisamente si attraggono.  Infine, quello che il Fatto Quotidiano sottovaluta è che prima o poi la gente capirà il giochetto e agirà di conseguenza. Eco diceva che quando la gente comincerà a capire che il 90% del contenuto sui social è falso – e lo farà – ci sarà un conseguente fuga e forse persino un fallimento dei vari “contenitori/aggregatori di umanità”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here