Referendum #No-triv. L’autolesionismo politico ai danni di chi lavora

referendum-trivellazioni

Come accade spesso nel nostro paese le battaglie politiche – perchè di questo si tratta – si fanno a scapito di investimenti e lavoratori. Operai e cittadini sono solo un bacino elettorale, uno strumento da coercire per fini politici. L’ultima trovata dei maestri dell’ideologia politica è il referendum sulle trivellazioni.

Lo storytelling di giornali e moVimenti sostenitori del referendum è ovvio: difendiamo i nostri mari dai demoni del petrolio e del gas! proteggiamo le nostre coste ecc. Naturalmente per comprendere come stanno le cose bisogna necessariamente scartare giornali e media di partito come Il Fatto Quotidiano oppure Libero, il Giornale, L’Unità ecc. Se si vuole ricevere un’informazione degna di tale definizione bisogna rivolgersi a siti come il Post.it (vedere articoli qui e qui)  che non sono riconducibili ad aree politiche, ma che cercano di fare il difficile mestiere del giornalismo in maniera professionale, libero da appartenenze e propagande politiche.

Le domande riguardo questo referendum che l’elettore dovrebbe porsi – alle quali noi tentiamo dare un risposta – sono:

Qual’è il tema referendario e a cosa mira? 

  • Il referendum non mira  a impedire le trivellazioni in mare poichè queste sono già vietate entro le 12 miglia nautiche.  L’obbiettivo è abrogare un articolo di legge 6 comma 17 del Codice dell’Ambiente che consente di l’attività di estrazione di GAS e Petrolio fino a esaurimento del giacimento. Il referendum vorrebbe invece fissare una data di scadenza basata sulle concessioni.

Cosa cambia se si vota si o no?

  • Se si vota si L’articolo viene cambiato ma non cambia un bel nulla perchè l’attività di tutte le 21 piattaforme coinvolte (le altre 40 sono oltre le 12 miglia nautiche e continueranno la loro attività ) sparse in Italia continuerebbe per circa 20 anni (solo le più vecchie chiuderebbero fra circa dieci anni ).
  • Se si vota no Le piattaforme continueranno la loro attività fino a esaurimento del giacimento.

Chi sono i promotori e cosa ci guadagnano?

  • I promotori e sostenitori di questo referendum – che inizialmente faceva parte di quelli promossi da Giuseppe Civati – sono: 200 associazioni di categoria; una decina di consigli regionali, come ad esempio la Puglia governata da Emiliano;  la sinistra di oppozione (minoranza, radicale, chiamatela come volete), per capirci tutta l’area di sinistra che è in opposizione al governo, in particolare a Renzi; I 5 stelle che anche subito sono saliti sul carro della protesta; più qualche giornale come il Fatto quotidiano che fanno propaganda a sostegno del referendum, anche loro mossi più da interessi di politici che da motivazioni ambientaliste.

Cosa prevede l’attuale legge? 

  • L’attuale legge, come detto, vietano le trivellazioni (così si comprende meglio) entro le 12 miglia nautiche ma tale norma non si applica alle concessioni già in essere, In sostanza non ce la famosa retroattività.

Queste sono le domande principali grazie alle quale si può comprendere bene che si tratta si un referendum in sostanza inutile se non dannoso. Sui giornali sindacalisti (che ovviamente tutelano sempre meno il lavoro e più gli interessi politici come ), ambientalisti e persino sacerdoti (come Paolo Farinella sul Fatto Quotidiano) si affannano per porre la questione in termini ideologici e apocalittici, quasi come se si dovesse evitare un disastro imminente. Politici esperti che spesso vengono usati come più torna utile come Romano Prodi hanno invece espresso critiche negative decise

“Questo referendum è un suicidio nazionale. Se voto, voto no all’abrogazione”.

Noi ci limitiamo a constatare che ancora una volta non sono i problemi ambientali, di salute o economici a muovere determinate persone (escluse le realtà associative), ma piuttosto si tratta di motivazioni politiche. A nessuno importa delle persone che rischierebbero di perdere il loro lavoro, alle aziende delle indotto che chiuderebbero, e agli investimenti (quindi anche investitori che sono cittadini come quelli truffati dalle banche recentemente). Lottare contro lo sfruttamento di petrolio e Gas in favore delle energie rinnovali è giustissimo, ma il referendum in questione non va in questa direzione. Invece di promuovere stupide e inutili iniziative autolesionistiche bisognerebbe avanzare proposte e soluzioni in ambito energetico volte a incentivare e velocizzare un ricambio energetico che sia rispettoso dell’ambiente e allo stesso modo che possa garantire efficienza. le innovazioni e la ricerca dovrebbero essere interesse di tutti non solo del governo. In italia sembra che tutto dipenda o debba essere fatto dal “governo”.  Bisognerebbe dire ai cittadini che se chiudessero le 21 piattaforme oggetto del contendere ci sarebbe un aumento dei costi poichè si dovrebbe acquistare energia dall’estero  (dalla Russia per esempio). L’inquinamento prodotto dalle piattaforme pur non da sottovalutare rimane comunque non allarmante come ha dichiarato persino Greenpeace. Di cosa si parla quindi? Beh, di politica, solo sempre di politica, e un paese in cui si parla solo di e per la politica alla fine è un paese che tutto sommato “sta bene” perchè vuol dire che si può permettere di occuparsi di cose pretestuose.

 

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