Stefano Feltri vuole tagliare le vacanze estive

Nell’epoca del governo del cambiamento una delle parole d’ordine, oltre esempio ad “annuncio” o “faremo”, è “taglio”. Oggi si taglia tutto: daii vitalizi, le grandi opere, il recupero periferie, i grandi eventi, i musei gratis, fino al lavoro. Non bisogna stupirsi, quindi, se uno dei giornalisti di punta della pravda grillina, Stefano Feltri, vuole tagliare pure le vacanze degli studenti. Si, sembra assurdo ma andiamo con ordine.

Stefano Feltri legge quest’articolo dell’economist  (un giornale che si occupa di economia) in cui, per farla breve, si sostiene che secondo alcune non ben specificate ricerche,  le vacanze estive causerebbero una perdita dell’apprendimento e, come dice un esponente di una ONG,  sarebbero il periodo in cui le differenze sociali e di backgroung economico emergono maggiormente. Quindi le vacanze sarebbero discriminatorie e farebbero dimenticare quanto appreso durante tutto l’anno scolastico. Quindi il bocconiano del Fatto scrive questo articoletto.

In realtà leggendo l’articolo dell’Economist sembra che la problematica maggiore siano le difficoltà dei genitori nel gestire i figli in vacanza mentre loro lavorano ancora, e l’aumento conseguente delle spese familiari. Più economico e meno impegnativo tenerli parcheggiati a scuola, così non si dimenticano le equazioni, l’area del triangolo,  Dante e Leopardi.

Esiste davvero il fenomeno del “summer learning loss”? 

E’ difficile stare dietro alle più disparate e astruse ricerche universitarie,i pareri degli “esperti” e le fantasie dei giornalisti. A volte parlano di abolire i compiti a casa perchè impediscono alle famiglie di trascorrere del tempo insieme e costringono i figli a non uscire con i genitori nei week-end. Altre volte si dibatte sull’utilità e l’efficacia del voto come sistema di valutazione. Altre ancora sullo studio delle lingue morte ecc. Ora il problema sarebbero le vacanze.

Bisogna dire che di questa cosa si discute da anni. In Italia se n’è parlato nel 2014 quando una ricerca in Pedagogia Sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma riprese quello che negli Stati Uniti viene definito “Summer learning loss“. Fra i tanti ne parlarono esempio Corriere della Sera e La Stampa. Ma anche allora il problema della perdita di apprendimento sembrava più che altro solo un’ipotesi. Stefano Feltri dice

Tre mesi di vacanze estive sono (forse) un’eredità di un’epoca contadina in cui i bambini d’estate dovevano aiutare i genitori nei campi.

Ma proprio nell’articolo dell’Economist è scritto che questa ipotesi non è mai stata confermata dagli storici.

La verità è che non c’è alcun evidenza scientifica a supporto della tesi della perdita di apprendimento causata dalle vacanze. L’essere umano per sua natura apprende continuamente e dimentica continuamente. Le vacanze non sono un periodo in cui i ragazzi vengono posti in coma farmacologico, ma solo un periodo dove possono divertirsi, riposarsi e fare ciò che amano di più, un periodo senza impegni. Ci sono tantissime attività educative e ricreative che è possible svolgere a costo zero. Ci sono i tanto odiati compiti delle vacanze; si possono fare sport come calcio, corsa, bici, che oltre ad apportare un beneficio psicofisico non sono assolutamente dispendiosi. Feltri forse non ha mai sentito parlare delle “estate ragazzi” organizzate dai comuni e realtà parrocchiali come oratori ecc. In estate si possono fare tantissime cose e tutte di alto valore educativo, e anche economicamente accessibili a famiglie poco abbienti. In realtà sta proprio ai genitori stimolare i propri figli, esempio portandoli a un museo invece che al centro commerciale. Certo con le idee geniali del governo del cambiamento come quella di eliminare le domeniche gratis nei musei ciò diventa sicuramente più dispendioso per le famiglie poco abbienti.

Le vacanze estive causano diseguaglianze? 

Riguardo alla questione del background economico, la storia – non pseudo ricerche farlocche – può testimoniare che molte delle grandi menti, e dei grandi innovatori, dalla letteratura, all’arte, la medicina, la scienza, fino alle nuove tecnologie contemporanee, spesso hanno avuto umili origini e sono vissuti in contesti familiari non solo poveri ma anche altamente diseducativi. Il trovarsi in una condizione economica, sociale o addirittura fisica “inferiore” non limita, ma anzi spesso incentiva a superare e migliorare tale condizione. L’essere ricchi e avere tutto in modo semplice spesso rischia di far diventare vuoti, indifferenti e anche più ignoranti, proprio perchè non c’è bisogno di fare alcuna fatica o di impegnarsi per raggiungere i traguardi della vita e per ottenere ciò che si desidera. Se sia ha tutto non bisogna lottare per nulla, se non sia ha nulla bisogna lottare per tutto.

Infine Feltri parla della questione occupazionale, poiché il taglio delle vacanze, a suo dire, richiederebbe più insegnanti, quindi comporterebbe un aumento di posti di lavoro. Beh, primo, non si può dire che ci sarebbero nuovi assunti e non semplici rotazioni e aumenti di ore lavorative. Secondo, anche l’organizzazione, comunale o parrocchiale che sia, di attività estive richiede personale e crea quindi posti di lavoro. Feltri non manca di fare anche demagogia scrivendo che i soldi richiesti per gli insegnati sarebbero comunque inferiori a quelli necessari per TAV o bonus pre-elettorali, ma su questo sorvoliamo perchè non perdiamo tempo a rispondere al giornalismo di propaganda.

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