Travaglio ci fa davvero schifo. Osa imputare responsabiltà della morte di Loris D’ambrosio a Napolitano

napolitano travaglioPoche persone ci fanno schifo come Travaglio. I criminali e persino i mafiosi hanno, nel loro contesto, codici e regole diciamo “deontologiche”, le quali se vengono trasgredite il minimo che si subisce è il disonore (cosa che oggi importa a pochi). Gli sciacalli come Travaglio, sono persone infime, la loro abilità consiste nell’insinuare odio e alimentare il male nelle persone come un virus; lavorano per screditare e delegittimare al fine non tanto di favorire una parte politica o i propri interessi (il che sarebbe sporco ma comprensibile), ma solo per il compiaciuto gusto di fare del male, di ferire. Travaglio è una sorta Iago shakespeariano mefistofelico, che avvelena pian piano le mente dei suoi lettori fino a condurli al delirio e alla rabbia di cui lui stesso e preda. Travaglio ha lo stesso modus operandi di un serial Killer con la sola differenza che lui non uccide fisicamente, ma moralmente, psicologicamente, mediaticamente.

Oggi in uno dei suoi delittoriali quotidiani Travaglio scrive questo:

Giorgio Napolitano: “Vengono pubblicate intercettazioni manipolate, pezzi di conversazioni estrapolate dal contesto. Come è successo al mio consigliere Loris D’Ambrosio che ci ha rimesso la pelle con un attacco cardiaco. E io certe cose non le dimentico”. Forse non dimentica, certo ricorda male. Nell’estate 2012, quando gli atti dell ’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia furono pubblici col deposito agli indagati, il Fatto, come altri giornali, pubblicò le intercettazioni fra D’Ambrosio e Mancino (indagato per falsa testimonianza). E non solo non “manipolò” un bel niente, ma per completezza riportò integralmente le conversazioni. A parte –s’intende – quelle tra Napolitano e Mancino, che la Procura di Palermo aveva stralciato e segretato per chiederne la distruzione al gip, sempre ché gli avvocati fossero d’accordo. Non solo: il Fatto intervistò D’Ambrosio, che rispose alle domande, ma non a tutte: a quelle sugli ordini di Napolitano oppose il segreto, riservandosi di rispondere se il presidente l’avesse sciolto. Il che non avvenne. Così, tra le polemiche per i suoi tentativi di interferire nelle indagini per conto di Napolitano, il 18 giugno D’Ambrosio gli scrisse una lettera di dimissioni. E lì gli ricordò di avergli parlato di “episodi del 1989-‘93 che mi pre occupano” e “mi hanno portato a enucleare ipotesi… di cui ho detto anche ad altri”, nel “vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi ”. Napolitano respinse le dimissioni e il 26 luglio D’Ambrosio morì d’infarto, anche se ora l’emerito vuol far credere che fu ucciso dalle intercettazioni. Cioè dalle sue testuali parole. Sentito dai pm dopo lunghe resistenze, Napolitano negò che D’Ambrosio gli avesse parlato degli indicibili accordi (quindi nella lettera mentiva? e a che scopo?), ma riconobbe che la frase era “drammatica”. Perché allora non chiese lumi al suo consigliere quando gliela scrisse?Preferiva non sapere? O già sapeva tutto? Mistero. La sola certezza è che Napolitano intimò alla Consulta di ordinare il falò delle sue telefonate con Mancino e fu prontamente accontentato. E ora, mentre invoca la legge bavaglio, piagnucola perché uscirono solo “pezzi”di intercettazioni. Una coerenza davvero emerita, di cui lo ringraziamo: le intercettazioni non devono uscire a pezzi, ma integrali;dunque niente bavaglio. Per maggior completezza, che ne dice l’emerito di pubblicare lui stesso le sue telefonate con Mancino? Forse, se fossero uscite subito, D’Ambrosio avrebbe potuto dimostrare che aveva solo obbedito agli ordini: quindi la colpa non era sua, ma del presidente. E, ammesso e non concesso che sia morto per le sue intercettazioni, con quelle di Napolitano magari sarebbe ancora vivo

Come sapete non amiamo argomentare senza usare e riferirci a fonti autorevoli. Noi non usiamo misteriose quanto inesistenti gole profonde o “persone vicine a…”. Abbiamo sempre cercato di dimostrare le nostre tesi e smentire quelle di falsi giornalisti come Travaglio attraverso la verifica e la confutazione dei fatti.

In rispetto della completezza dell’informazione pubblichiamo le due lettere (quella Di Loris D’ambrosio e la risposta di Napolitano) la prima evocata da Travaglio e la seconda dallo stesso ignorata. Per capire bisogna conoscere.

Le lettere seno state prese dal volume “Sulla giustizia” (Edito dalla presidenza della repubblica) in cui sono raccolti i scorsi di Giorgio Napolitano sulla giustizia.

lettera d'ambrosio1

lettera d'ambrosio2

lettera d'ambrosio3lettera-napolitano

Certamente non faremo alcun inchiesta – anche perchè non basterebbero decine di libri – ma ci limiteremo “solo” a smentire o replicare a ciò che dice Travaglio facendo ovviamente delle nostre considerazioni.

Per quanto riguarda le intercettazioni di cui parla Travaglio che furono pubblicate il 23/24 giugno 2012 dal Fatto Quotidiano – Qui trovate quelle del fatto, ma se volte un resoconto fatto bene con tanto di date vi consigliamo di dare un’occhiata a questo documento – come potrete verificare anche con una lettura veloce, appaiono palesemente artefatte o mal trascritte; mancano parti, le frasi spesso non si concludono, hanno buchi, sono prive di senso e piene “incomprensibili”. Quando Napolitano parla di manipolazioni non si riferisce certo ai componenti della loggia del fango (oggi pravda grillina) ma a coloro che hanno compiuto le intercettazioni e che le hanno successivamente trascritte (e su questo tema ci sarebbe da ragionare parecchio ma per motivi ovvi non possiamo dilungarci anche per non uscire fuori tema. Cmq non è escluso che ne parleremo in un articolo a parte). Non a caso il Fatto Quotidiano, Travaglio e Co. non vengono mai citati ne da D’ambrosio ne da Mancino, segno che se ne strafottevano altamente. Vengono invece citate la stampa e L’Unità per esempio. Altra questione importante è il perchè e il come la procura da ai giornali intercettazioni che riguardano indagini e processi in corso. La classica difesa alla Travaglio ribatte dicendo: “le intercettazioni dal momento che sono depositate e quindi disponibili alle parti sono pubbliche”. Ok, ma allora è proprio in considerazione di ciò che si ravvisa la necessità di un intervento normativo che regolamenti meglio tutto l’iter giudiziario riguardante la gestione di materiale di indagine, giudiziario e processuale. La pubblicazione di intercettazioni come quelle in questione rischia di compromettere irrimediabilmente indagini e processi di grande importanza per il Paese. Le persone citate, altre coinvolte e non note o quelle conoscenza dei fatti potrebbero prodigarsi e adoperarsi al fine di manipolare, depistare o insabbiare. Accusa e difesa potrebbero ritrovarsi in serie difficoltà per via di processi mediatici paralleli fatti su giornali e TV. Il pubblico, pur non essendo a completa conoscenza di indagini e carte, è portato forzatamente a giungere a conclusioni innocentiste o colpevoliste in modo assolutamente arbitrario. 

In questa storia evocata da Napolitano ci sono magistrati che invece di riferire e portare in procura ciò che scoprivano e ritenevano di aver scoperto pubblicavano libri. Ma in quale paese normale (per dirla alla Travaglio) dei magistrati pubblicano libri riguardanti indagini e processi in corso e per giunta di importanza storica.

Travaglio ricorda l’ormai celebre frase di D’ambrosio degli “indicibili accordi” che fa tanto effetto mediatico, ma leggendo integralmente le parole di D’ambrosio, cosa che travaglio ovviamente tralascia di fare, il tutto assume toni e significati differenti da quelli insinuati dal direttore della pravda grillina.

E’ cosi accaduto che qualche politico o qualche giornalista sia arrivato ad accostare o inserire chi, come me, non accetta schemi o teoremi prestabiliti all’interno di quella zona grigia che fa di tutto per impedire che si raggiungano le verità scomode del ‘terzo livello’ o, per dirla con altre parole, è partecipe di un ‘patto col diavolo’, non sta dalla parte degli italiani onesti ed è disponibile a fare di tutto per ostacolare un pugno di ‘pubblici ministeri solitari che cercano la verita’ sul più turpe affare di Stato della seconda Repubblica: le trattative fra uomini delle istituzioni e uomini della mafia”.

 

Tutto ciò è inaccettabilmente calunnioso, Ma non mi è difficile immaginare che i prossimi tempi vedranno spuntare accuse ancora più aspre che cercheranno di ‘colpire me’ per ‘colpire Lei

 

Lei sa che di ciò ho scritto anche di recente su richiesta di Maria Falcone. E sa che, in quelle poche pagine, non ho esitato a fare cenno a episodi del periodo 1989- 1993 che mi preoccupano e fanno riflettere; che mi hanno portato a enucleare ipotesi – solo ipotesi- di cui ho detto anche ad altri, quasi preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi

D’ambrosio è preoccupato ma non delle verità, è preoccupato del fango, di ciò che politici e giornalisti che ritiene stiano architettando contro di lui per colpire Napolitano. D’ambrosio ha paura della gogna mediatica. Come dice più volte non sa nulla, e dato che si tratta di conversazioni private c’è da credergli, annaspa come tutti e si arrabatta per ricostruire i fatti anche per tutelarsi. Fa ipotesi come farebbe qualunque persona che non sa come sono andati realmente i fatti. Travaglio da per scontato che D’ambrosio abbia interferito (non presume, lui è certo) e sostiene lo abbia fatto su ordine e per conto dell’ex presidente Giorgio Napolitano. Ma come avrebbe potuto D’ambrosio fare una cosa del genere senza conoscere la verità? Così facendo avrebbe solo rischiato di compromettere ulteriormente se stesso e il presidente. Che non sapesse si evince palesemente anche dal fatto che D’ambrosio chiede continuamente delucidazioni a Mancino (quasi come se volesse sollecitarlo), vuole sapere, cerca di confutare ciò che legge dai giornali e che gli arriva dalle varie ricostruzioni (comprese quelle che fa Mancino).

La vicenda D’Ambrosio torna inoltre particolarmente utile per discutere del tema, intercettazioni telefoniche e in particolare della loro diffusione. Non siamo di quelli che incolpano i giornalisti che pubblicano cose che dovrebbero rimanere segrete (alla fine è il loro lavoro e la loro perversione), ma piuttosto intendiamo riflettere sul perché e sul come certi documenti arrivano ai giornali. Si ipotizzano pene esemplari in pecunia per gli editori (proposta Pignatone e Bruti Liberati), nonché carcere per i giornalisti (proposta Gratteri) che scrivono notizie coperte da segreto istruttorio, però non si prendono in considerazione fughe di notizie pilotate da parte di operatori giudiziari, le quali avvengono spesso per interessi materiali o di carriera. Senza considerare che il giustizialismo, la gogna mediatica e la macchina del fango, specialmente se interessano personaggi di potere, non fanno altro che aumentare il rischio dell’insabbiamento.

Travaglio evoca anche le altrettanto famose intercettazioni fra Napolitano e Mancino che nessuno ha potuto ascoltare perchè sono state distrutte dal Gip Riccardo Ricciardi a seguito delle sentenze di  cassazione e persino la corte costituzionale. Su queste intercettazioni si è detto di tutto. Ogni giorno c’era un giornale o qualche personaggio che ipotizzava o diceva di conoscerne il contenuto. E’ la potenza misterica generata dal segreto, in grado di produrre complotti come una catena di montaggio (la macchina del fango). Quello che pochi sanno, molti non ricordano e Travaglio non dice è che a bloccare l’iter della distruzione già decisa dai magistrati perchè penalmente irrilevanti fu Massimo Ciancimino, il figlio del Boss mafioso di palermo Vito Ciancimino. Pensate, il figlio di un boss mafioso che si oppone alla distruzione delle intercettazioni tra il presidente della repubblica e l’ex ministro Mancino che era gia’ stata decisa dal gip perchè vuole utilizzarle per difendersi. Come se ne conoscesse il contenuto… Una roba che fa rabbrividire, che neanche sul pianeta dei 5 stelle potrebbe avvenire (e li accade di tutto). L’ex pm Antonio Ingroia, altro personaggio molto particolare, fece intendere di conoscere il contenuto delle intercettazioni dicendo in un’intervista:

“Chissà, potrà accadere che parli di quei contenuti attraverso un romanzo”

Questo porto a un’ispezione alla procura si Palermo e Ingroia non contento successivamente disse:

Al romanzo  ci sto lavorando. Il libro parlerà della storia di una trattativa tra la mafia e lo Stato di un paese immaginario e recherà la classica dicitura “ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale”. Io non ho mai detto e non volevo dire che avrei tirato fuori copia delle intercettazioni: sono sempre stato un uomo di legge e rimango tale anche se non sono più un magistrato

Ma il bello deve ancora venire, perchè Vittorio Sgarbi, si, il critico celebre d’arte, ai microfoni della programma radiofonico “la zanzara” disse:

Mancino dice a Napolitano: “Sai, vorrei che fosse Grasso a occuparsi di me e non Ingroia”. A quel punto il capo dello Stato risponde: “Caro Nicola, Ingroia è una testa di cazzo, uno stronzo”. Per questo non ha voluto che fossero rese note. Non c’entra niente con la trattativa

Cioè non so se ci rendiamo conto di quanto folle sia tutta questa vicenda. Solo in Italia possono avvenire certe cose e ciò non è certamente qualcosa di cui andare fieri o inorgoglirsi. Neanche il comico Checco Zalone riuscirebbe a far ridere raccontando queste cose.

Travaglio nel finale del suo delittoriale addirittura imputa all’ex presidente Giorgio Napolitano delle responsabilità nella morte del suo amico Loris D’ambrosio scrivendo che se ci fossero state le sue di intercettazioni (quelle segrete…) forse D’ambrosio sarebbe ancora vivo. E qui signori ci fermiamo. Ci fermiamo perchè quello che vorremmo dire a Travaglio è davvero indicibile. Gli insulti non sarebbero sufficienti a esprimere ciò che sentiamo nei confronti di Travaglio. Non neghiamo che se ci trovassimo di fronte a Travaglio mentre dice o ripete queste cose potremmo anche arrivare a dargli un schiaffo (ma bello forte) di quelli che non si danno per far male ma per umiliare. Ma noi non siamo per la violenza e forse la cosa migliore sarebbe ignorarlo. Ma certo non facile…

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here