Travaglio continua ad attaccare (inutilmente) la Bignardi

Daria-BignardiMolto brevemente questo è l’editoriale di Travaglio contro Daria Bignardi e la sua audizione in vigilanza RAI del 23 giugno 2016.

Nei corridoi della Rai capita ogni tanto a qualcuno di incontrare Antonio Campo Dall’Orto. Il direttore generale è molto cortese e si ferma a chiacchierare con questo e quello. Il guaio è che nessuno capisce quello che dice. E – ciò che più preoccupa – neppure quello che scrive. Eserciti di traduttori, interpreti, decrittatori, esperti in codici cifrati, studiosi dei linguaggi non indoeuropei sono al lavoro da mesi per dare un senso compiuto al suo leggendario Piano editoriale, a suo tempo celebrato – sulla fiducia – in questa colonna. Si è anche tentato con la stele di Rosetta, casomai il Dg si esprimesse in geroglifico, o in demotico, o in greco antico. Ma niente. Per fortuna, a tradurre in italiano corrente il suo pensiero criptico e la sua prosa sanscrita, ha provveduto l’altroieri la direttora di Rai3 Daria Bignardi, in un’imperdibile audizione in commissione parlamentare di Vigilanza. Un’ora e 20 di lezione sulla televisione del futuro che andrebbe trasmessa obbligatoriamente nelle facoltà di Scienze della Comunicazione. L’esordio è incoraggiante: “Vi racconto a grandi linee la missione che mi è stata affidata e i palinsesti autunnali”. Ma anche “la mia filosofia che riassumo in tre parole: innovazione, inclusione, servizio pubblico”. Cominciamo bene. “Come sapete, lo scenario televisivo è diventato molto competitivo” perché ora “ci sono nuovi competitor come la tv satellitare”. Già, ora c’è Sky. Ma anche “un nuovo modo di fruire la tv su tablet e smartphone”. Giusto, si fruisce anche lì. “Il nostro pubblico è formato dalle persone più acculturate, le più richiedenti”. Purtroppo “hanno in media 60 anni”. Che fare dunque? “Parlare a tutti, sperimentare come Angelo Guglielmi, trattare i temi importanti per i cittadini e il Paese”. E a questo, diciamolo, non aveva mai pensato nessuno. Ma lei sì: “Sono 25 anni che lavoro in tv”. Come passa il tempo. Però Guglielmi faceva molta satira, lei invece niente: “Non vi nascondo che ho provato ad avere Crozza, ma non ce lo siamo potuti permettere, per ora non ci sono riuscita”. Chissà come avrà fatto, a provarci con lui mentre epurava Giannini: l’avrà chiamato e quello avrà sparato una cifra iperbolica? No, Crozza non ha mai visto né sentito la Bignardi negli ultimi otto anni. Avrà mica sbagliato numero? Ma parliamo di cose serie: l’innovazione –con “un tasso di novità del 43,8%”, non un decimale di meno – parte da Agorà: stesso programma, stesso conduttore, ma con un “cambiamento scenografico e stilistico: una vera e propria newsroom”. Accipicchia. E con “un nuovo patto con l’ascoltatore”, il che fa temere che la direttrice di Rai3 non distingua la tv dalla radio. Invece Mi manda Rai3, “lavorerà sui linguaggi”: partendo dal suo, si spera. Perché “una cosa la puoi raccontare in tanti modi”. E poi c’è “il digital”: occorre “pensare al di là del fruitore immediato” perché ora ci sono “Twitter, Facebook e Whatsapp”. Ammazza che volpe. “Il programma di salute cambia brand”: si chiamerà Tutta Salute, “su un presupposto di prevenzione e pro age”, qualunque cosa voglia dire. “È un tema sul quale non si scherza”. Per carità, niente scherzi. Indovinate invece Chi l’ha visto? dove si farà? Tenetevi forte: “Dalla redazione di Chi l’ha visto?”. Perbacco. E la cultura? “È un’istanza dei molto giovani” (quelli che conosce la Bignardi “conoscono un solo volto Rai: Alberto Angela”, tanto per dire i giovani che conosce la Bignardi). Dunque: dicesi cultura “non solo i libri, ma anche cinema, teatro e musica: la cultura è un fatto, un modo di pensare la realtà”. Come no. Infatti c’è il Rischiatutto di Fazio, che “muove tanti sentimenti”. Andrà il giovedì, così poi Fabio salta il sabato e fa tre ore la domenica. Peccato per Gabanelli e Iacona che –poco graditi a Palazzo Chigi, con tutti quei problemi brutti brutti – slittano al lunedì. Il trasloco “due anni fa non era andato bene”, quindi ci sono ottime speranze che vada male anche stavolta. Poi c’è il martedì, dove Ballarò di Giannini dava tanti dolori al Caro Premier. Niente paura: via Giannini, perché “il talkè in crisi da anni”. Perché infatti ogni settimana i renziani rompono le palle a Giannini per essere invitati e Renzi lo attacca perché invita i 5Stelle? Perché è in crisi. Ma ora non lo vedrà più. Pussa via. Lui e Ballarò. Al suo posto arriva Semprini da Sky, perché “ Campo Dall’Orto e Verdelli mi dicono sempre di valorizzare le risorse interne, di guardare dentro, di usare il Job Posting”, qualunque cosa sia. E, si sa, il campo dall’orto del vicino è sempre più verde. Dunque Semprini, quello che dirige il traffico dei faccia a faccia elettorali con la clessidra, narcotizzando i 2 o 3 mila sintonizzati, per la Bignardi “è un volto nuovo e un nuovo grande protagonista della tv che noi lanciamo”. Nuovo? “Per quelli che non hanno Sky”. Ah ecco, per quelli. Invece Giannini è “un giornalista della carta stampata e non è adatto a condurre programmi”, anche se è stato “molto bravo”, anzi “eroico”, ma non adatto a condurre. Parola di una che conduceva un programma poi chiuso per estinzione del pubblico. Che farà Semprini? “Un grosso lavoro di ricerca dei nuovi protagonisti della politica”. Wow! E quali, di grazia? “Sindaci, assessori e consiglieri comunali dei paesi ”. Roba forte: e, attenzione, “qui parla l’autore e il narratore, più che il direttore di Rai3”. Il titolo del nuovo programma non è ancora deciso, ma se la battono “Cheppalle” e “Du’ Cojoni”. La Bignardi già sa che “non potremo competere in share” con Di Martedì: “Faremo il 4%”. Ma questa è la missione della nuova Rai3: perdere ascolti. “E ora non fatemi dire di più, se no la concorrenza si prepara”. A fare l’opposto.

Questo è l’intervento di Daria Bignardi integrale

Ora, lo sappiamo che in giro ci sono un sacco di tifosi ignoranti convinti che Travaglio sia addirittura un giornalista, ma secondo noi, leggendo le stupidaggini che scrive Travaglio e confrontandole guardando il video dell’audizione della Bignardi si comprende bene quale sia la tecnica di Travaglio e quanto sia facile travisare, sminuire, delegittimare e screditare parole che se ascoltate senza i paraocchi e orecchi, senza pregiudizi e con un minimo di onestà intellettuale ci si accorge che sono assolutamente normali e condivisibili. Per Travaglio Basta che ci sia un po’ di antirenzismo fine a se stesso e lui è contento. Per lui basterebbe chiamare Santoro ( che in fatti ritornerà in RAI), lui con i suoi monologhi del cazzo con l’agendina, Crozza e naturalmente Luttazzi (lui non bisogna mai dimenticarlo). Tutto qui. Questa è l’idea di servizio pubblico per Travaglio. Peccato che Travaglio confonda il servizio pubblico televisivo con quello sanitario: il cesso. Eppure ha già avuto modo di partecipare a un Servizio Pubblico di questo genere. Già, uno di quelli finito in disgrazia con uno share del 4.5%, anche grazie a lui che abbandonava lo studio perchè dei ragazzi di Genova (gli angeli del fango del alluvione di Genova) si erano accorati che stava dicendo solo minchiate per colpire l’allora presidente Burlando – ora che c’è un tizio come Toti però tace -, Travaglio se la prese e abbandonò lo studio sculettando. Il momento in cui il programma fece il picco di share fu quando Berlusconi pulì con una oramai mitica spolverata la sedia su cui si era seduto Travaglio. Noi non lo possiamo vedere Berlusconi ma quella volta fu memorabile. Sono di quelle cose che restano negli annali televisivi catalogati alla voce “figure di merda” giusto accanto a Emilio Fede. Travaglio critica parole normali e di buon senso e naturalmente si guarda bene dall’argomentare o proporre alternative. Perchè dovete sapere che i critici sono molto bravi e a dire questo o quello fanno schifo ma sono incapaci di andare oltre la critica fine a se stessa. La loro funzione consiste nella produzione di bile, di acido da batteria, di veleno. Proporre soluzioni alternative, avere delle idee e argomentare, queste sono cose che non competono al critico il quale si prefigge solo l’obbiettivo di (pre)giudicare e persino quando ama qualcosa non riesce a fare a meno di distruggerlo. Travaglio rappresenta quella voce di cui una società non alcun bisogno ma che tollera perchè in una democrazia bisogna dare voce anche a coloro che non ci stanno tanto con la testa.  Un po’ come si fa coi pazzi: li si lascia parlare e sfogare assecondandoli nella speranza che non facciano danni più gravi e che possano sentirsi inclusi e accettati. Quindi abbiate pietà e comprensione e ricordate che la ragione se la pigliano i fessi.

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