Tutti contro i giustizialisti Davigo e Travaglio, persino autorevoli magistrati

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Non si placano le polemiche scaturite a seguito delle dichiarazioni/provocazioni del “nuovo” sindacalista delle toghe Piercamillo Davigo, magistrato che lavorò assieme a Di Pietro e Gherardo Colombo al famoso e oggi quasi leggendario “pool di mani pulite”. Appena eletto Davigo ha subito, da buon sindacalista e subito chiesto il ripristino dei 45/51 giorni di ferie con tanto di ricorso presso il Tar del Lazio. Le polemiche però sono state generate dalle tante dichiarazioni rilasciate in varie interviste a giornali e TV. Il sedicente giornalista Marco Travaglio, noto giustizialista affetto spesso da delirium cazzarum subito si è affrettato a riprendere e difendere “l’inquisitore di turno”. Ma vediamo le dichiarazioni di Davigo:

Intervista di Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 21 aprile 2016 (22 aprile modificata)

“Non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto”

22 aprile discorso università di Pisa

Dire che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze equivale a dire che devono stare zitti

Intervista di Marco Travaglio pubblicata sul Fatto Quotidiano il 20 aprile 2016

la presunzione d’innocenza è un fatto interno al processo, non c’entra nulla coi rapporti sociali e politici.

Frase questa che richiama un’altra vecchia frase ribadita nuovamente anche nell’intervista di Aldo Cazzullo:

Non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti (…) non ci sono troppi prigionieri; ci sono troppe poche prigioni

Sempre nell’intervista di Marco Travaglio pubblicata sul Fatto Quotidiano il 20 aprile 2016

se non ci fosse tensione fra politica e giustizia, mi preoccuperei (…)  processiamo gente abbarbicata alla poltrona, che nessuno si sogna di mandare a casa malgrado condotte gravissime (…) Se i processi durano troppo è perché se ne fanno troppi e con troppi gradi e fasi di giudizio. Invece di lanciare accuse infondate, i politici facciano qualcosa per scoraggiare il contenzioso e i ricorsi, così calerebbe il numero dei processi. Nota differenze fra questo governo e quelli precedenti nel rapporto con la magistratura e la legalità? Qualche differenza di linguaggio, ma niente di più: nella sostanza, una certa allergia al controllo di legalità accomuna un po’ tutti.

Queste in sostanza sono lo principali dichiarazioni fatte da Davigo. A dare man forte si fionda Travaglio ed è uno dei pochi che lo fa con molta determinazione e esaltazione.

Com’era ampiamente prevedibile, l’elezione di Piercamillo Davigo al vertice dell’Anm ha subito fatto saltare i nervi alla classe politica, specie di quella governativa. Il prestigio che deriva dalla sua storia, il linguaggio franco e tagliente, la capacità di sintetizzare i disastri della politica giudiziaria dei governi con battute comprensibili a tutti senza paraculaggini, sono peccati mortali nel Paese di Tartuffe. Chi lo ascolta e lo confronta coi balbettii dei minus habentesa utonominatisi eletti dal popolo capisce subito chi ha ragione. Del resto ciò che Davigo dice da anni e ripete ora lo sanno tutti: i politici rubano più di prima, ma hanno smesso di vergognarsi, anzi rivendicano ciò che prima facevano di nascosto, quindi si guardano bene dal varare riforme efficaci per scoperchiare e combattere il malaffare. E non passa giorno senza che un’indagine lo dimostri.

I rappresentati della giustizia, da procuratori a magistrati, scaricano Davigo, prendono le distanze e stigmatizzano le parole di Davigo con altrettanta determinazione.

Bruti liberati intervista di Piero Colaprico pubblicata da Repubblica il 23 aprile 2016. qui la versione l’integrale 

E’ essenziale è che l’Anm non esca dal suo ruolo (…) Ipotizzare una magistratura buona contro l’Italia dei cattivi è sbagliato in linea di principio e si scontra con realtà (…) non tocca ai magistrati affrontare “il problema della corruzione”, i magistrati si occupano di casi singoli che costituiscono reato. Non danno ricette né affrontano i problemi deontologici altrui. E, sinceramente, un passo avanti c’è sull’aspetto della prevenzione grazie all’Anac, l’autority anti-corruzione (…) Rispetto al passato, la magistratura riesce a indagare sino in fondo su casi rilevanti.

Antonello Racanelli, procuratore aggiunto a Roma e leader di Magistratura indipendente (fonte Ansa)

Toni eccessivi, parole esagerate, generalizzazioni superficiali e ingiuste. Bisogna evitare di alzare la tensione tra politica e magistratura, che non fa bene a nessuno. Anziché offendersi a vicenda. Occorre rivendicare i mezzi per far funzionare meglio e con maggiore efficienza la giustizia.

 

Luca Palamara, predecessore di Davigo alla guida dell’Anm (fonte Ansa)

le generalizzazioni a me non piacciono”, ha detto, e poi “non dobbiamo cadere nella trappola del conflitto che ai magistrati non giova.

Raffaele Cantone, presidente dell’autorità nazionale Anticorruzione è particolarmente duro (varie fonti link1 , link2, link3)

Mani Pulite ha fallito perché le manette da sole non bastano. La fiaba della magistratura tutta buona e della politica tutta cattiva è falsa. Non sono la ruota di scorta di Renzi. Constato solo che il governo contro la corruzione si sta muovendo. Oggi è meglio che nel 1992. (…).Dire che tutto e’ corruzione significa che niente e’ corruzione, e il sistema non puo’ essere emendato. Io non accetto questo pessimismo cosmico. Mi ribello a questa visione che esclude qualsiasi ricetta. Non è vero che oggi è peggio di Tangentopoli, è vero che Tangentopoli non sradicò la corruzione, che è continuata come un fiume carsico. Ma ora vedo molte persone che vogliono provare a uscirne. E pensano che la soluzione non sia solo la repressione, che la ricetta non sia solo la stessa del 1993, che all’evidenza ha fallito (…). L’idea che tutto si risolva con le manette è stata smentita dai fatti.

 

Giovanni Legnini, vicepresidente proprio del Csm (il suo vice in sostanza) .

Le dichiarazioni del Presidente Davigo rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno tanto più nella difficile fase che viviamo nella quale si sta tentando di ottenere, con il dialogo ed il confronto a volte anche critico riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa, a partire dalla lotta alla corruzione e al malaffare (…) Il Consiglio  è quotidianamente impegnato ad affermare in concreto l’indipendenza della magistratura e non è utile invocarne l’intervento sanzionatorio pur a fronte di affermazioni non condivisibili, peraltro rese nell’esercizio di una funzione non giurisdizionale ma associativa.

Nicola Gratteri, nuovo procuratore capo di Catanzaro, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

Davigo è una persona intelligente, preparata e brillante ma penso che abbia sbagliato a generalizzare, bisogna sempre entrare nello specifico. Se si dice che ‘sono tutti ladri (…) Non penso che Renzi abbia intenzione di attaccare i magistrati o di rallentare il lavoro della magistratura, non ho avuto questa percezione. Pero’ mi sarei aspettato di più (sulla riforma della Giustizia, ndr).

 

 

 

 

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