Tutti contro Vespa per l’intervista al figlio di Riina (ipocriti)

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L’italia, si sa, è il paese in cui regnano l’ipocrisia, il bigottismo e la mala politica (intesa come attività coercitiva volta a garantire interessi affaristici e criminali, conquistare consenso e a strumentalizzare ogni cosa per interesse personale) e naturalmente non stupisce nascano polemiche di questo tipo.

Oggi sono nuovamente tutti uniti contro Vespa (in precedenza è stato attaccato per l’intervista ai Casamonica) colpevole di aver realizzato e mandato in onda un’intervista a Salvatore Riina, il figlio omonimo del famoso boss mafioso appunto Salvatore Riina omeglio conosciuto col nome di Totò Riina.

Le valchirie dell’ipocrisia, della censura e del bigottismo si sono scatenate:

il presidente del Senato, Pietro Grasso prima di vedere l’intervista:

“Le mani di Riina sono sporche di sangue, non guarderò Porta a Porta”

Roberto Fico vigalanza RAI (M5S):

“bisognava evitare quest’ennesimo scempio della tv pubblica”

Guelfo Guelfi, consigliere d’amministrazione Rai (in quota PD) ha detto all’Huffington Post:

“il contratto di Vespa sarà rivisto”

La presidente della commissione antimafia Rosy Bindi:

“Non ho visto la trasmissione ieri sera per non alzare lo share. L’ho vista stamattina e non è stata un’intervista del figlio sul padre ma del figlio di un capo di Cosa Nostra che ancora mesi fa dal carcere mandava messaggi di morte. È evidente che il perimetro delle domande sia stato fissato da Riina, non si è toccato la vera realtà di Cosa Nostra. Riina ha negato l’esistenza della mafia lanciando messaggi inquietanti.  Non
possiamo non chiederci se in questa fase di riorganizzazione della mafia le sue parole non siano indirizzate ai clan e ad altri interlocutori”. E giudica la puntata “riparatrice” di oggi un ulteriore danno. “L’annuncio di una puntata riparatrice fa passare un messaggio gravissimo: che ci possa esser par condicio tra mafia e chi la combatte, tra vittima e carnefice. Ci nasce questa domanda: se la trasmissione di questa sera possa essere un rimedio peggiore del danno”

 

E non mancano gli affondi dei colleghi giornalisti come quello di Enrico Mentana:

invitare il figlio di Riina solo perché sta per pubblicare un libro non è giornalismo-verità […] secondo noi, tutto ci sta dentro la televisione, tutto ci può passare, perché la scelta poi è quella del telespettatore che semplicemente cambia canale. Il problema è quando succede con i soldi che vengono imposti sotto forma di canone a tutti gli italiani […]. È una polemica che non finirà qui. Ha ragione chi dice che per ora è fuoco preventivo, magari vista la trasmissione le cose cambieranno in meglio oppure perfino in peggio. Staremo a vedere.

I vertici RAI sono stati chiamati in audizione in commissione antimafia per spiegare i motivi della decisione:

Il direttore Campo dall’Orto ha dichiarato:

È stata sicuramente una decisione delicata” ha detto il direttore generale della tv pubblica Antonio Campo Dall’Orto. “Dopo un confronto con il direttore editoriale dell’informazione Rai Carlo Verdelli, lui ha ritenuto che fosse giornalisticamente difendibile e potesse contribuire ad aumentare il dibattito rispetto al racconto intorno alla mafia. Il mio compito non è essere censore né l’ultimo decisore di tutto, ma l’ultimo decisore solo quando serve.  Questa è una fase di transizione, prima abbiamo deciso di occuparci della informazione giornalistica in senso stretto, cioè delle testate, e poi dal primo settembre bisognerà riuscire ad avere una supervisione che lavori sui contenuti giornalistici ovunque essi siano. Da quel momento si dovrà decidere insieme

La presidente RAI Monica Maggioni

Nell’atteggiamento della Rai non c’è nessun tipo di negazionismo come dimostra la programmazione quotidiana da decenni. Dobbiamo tenere conto del contesto e delle responsabilità del servizio pubblico. La ferita mafiosa” per l’Italia “non è il passato, è l’oggi, è il presente. E inoltre: nella nostra programmazione quotidiana la vittima e l’aguzzino non devono avere la stessa dignità di racconto. Ci siamo posti il problema di un intervento a priori che avrebbe avuto le caratteristiche, per come era stato costruito, della censura. È difficile accettare e applicare la censura a qualcuno che ha una lunga storia professionale. Ma poteva anche avere un senso

Noi non sentiamo il bisogno di puntualizzare, specificare o mettere “le mani avanti” dicendo che la mafia è una montagna di merda, che ci fa schifo cose così, e non perchè non siamo d’accordo ma perchè ci sembra stupido, retorico e inutile. Non prenderemmo nemmeno posizione, per quanto possibile, opinando sul se Vespa poteva o non poteva e se ha fatto bene o meno a fare l’intervista.

Noi ci limitiamo a far notare che nei paesi in cui la stampa è “davvero libera” come esempio gli USA, (ma non solo, ne avremmo potuti citare molti altri). Nessuno fa polemiche del genere e non perchè non ci sia sensibilità e indignazione riguardo la mafia o manchino gli interessi politici, ma perchè semplicemente nessuno sente il bisogno di contestare diritti acquisti con fatica e fondamentali sulla libertà di stampa e di cronaca.

Di recente hanno colpito le parole di Giovanni Gambino, figlio del boss Francesco Gambino e componente di una delle famiglie mafiose più potenti di New York, il quale è stato intervistato da molte emittenti TV e radio senza che ciò causasse alcuno scandalo o polemica nessun senatore, governatore, presidente o membro di vigilanze politiche (assurde e uniche solo per l’Italia) a detto nulla sull’opportunità di realizzare tali interviste. ma vediamone alcune:

In questa sopra, realizzata dalla Good Company attribuita e mandata in onda dalla NBC News (una delle 3 principale emittenti degli Stati Uniti)  come potete vedere, Giovanni Gambino si presenta, spavaldo, sorridente, addirittura indossando la tipica “coppola siciliana” (Immaginate si Salvatore Riina si fosse presentato così). Anche Giovanni Gambino parla di suo padre come un uomo d’onore che è stato fregato dei federali, e anche lui dice che la parola mafia non ha alcun significato, anzi si spinge oltre, molto oltre, dicendo che in realtà mafioso e una parola elegante, raffinata mentre the MOB (modo usato dagli americani per indicare la mafia italiana) sarebbe denigratorio. Sempre secondo Giovanni Gambino il modo di vedere e concepire la mafia sarebbe condizionato dal cinema, in particolare da film come “Il padrino” Di Francis Ford Coppola e “goodfellas”(quei bravi ragazzi) di Martin Scorsese. Anche Giovanni Gambino come Salvatore Riina, viene intervistato in occasione della pubblicazione di un suo libro (the prince omertà) in cui parla del concetto di “codice del silenzio” raccontando la storia di una mafioso che in ossequio a tale codice si fa arrestare e condannare per un crimine che non ha commesso e dopo riscatta la sua vita riuscendo a vivere felice e contento. Gambino scrive altri libri (es. I vendicatori). In un’altra serie di interviste Gambino parla addirittura della possibilità che lo stato collabori con la mafia nella lotta al terrorismo, in particolare all’ISIS, perchè secondo il figlio del boss lo ” stato” non sarebbe in grado di affrontare il terrorismo da solo, cosa che ricorda le tipiche tematiche dei film di Fritz Lang.

Giovanni Gambino non è certo l’unico figlio “d’arte”e scrittore di libri intervistato. Per esempio c’è John Gotti, Jr. anche lui intervistato in occasione della pubblicazione del suo libro che, pur prendendo le distanze dalla figura paterna (solo in parte), anche lui come Salvatore Riina parla dei pentiti che nonostante abbiano commesso crimini violenti e efferati hanno ottenuto la loro libertà facendo i delatori e molti di loro sono stati rilasciati per le strade, con l’aiuto e il supporto di politici e federali che li hanno comodamente usati.

Oltre a quelle dei figli ci sono naturalmente centinaia di intervista ai mafiosi, esempio

Anthony Gaspipe

o Jimmy Fratianno

Tutte le interviste che vi abbiamo mostrato non presentano contraddittori e nemmeno danno voce alla vittime. La gestione, come nel caso di Gaspipe, appare alquanto casereccia come se da noi in Italia l’intervista fosse stata fatta da Barbara D’urso nel suo programma pomeridiano. Come detto, noi non vogliamo prendere posizione – anche se implicitamente difficilmente lo si può evitare – ma solo far comprendere che intervistare “il male” rientra nel compito e nel dovere di un giornalista degno di questa definizione e professione. Capire, conoscere e riflettere sono cose importanti e rappresentano diritti che la gente, in questo caso spettatori, hanno il diritto di avere. Nascondere non elimina il problema ne lo rende meno grave. Vietare interviste rientra sempre in una forma censura e chi detta i confini di tale pratica o in base a quale regolamento non è per nulla chiaro. Se i limiti e confini sono dettati dalla morale allora il tutto appare alquanto soggetto all’opinione. Inoltre storici e giornalisti non dovrebbero mai essere guidati o condizionati dalla morale, altrimenti le loro ricerche, le loro indagini o i loro servizi risulterebbero di parte, parziali e lontani dalla verità la quale non è certo soggetta alla morale. Franca Leosini è una giornalista (RAI) celebre per le sue interviste ai “cattivi” e ai colpevoli (ma anche innocenti come nel caso esempio di Rudy Guede) eppure viene sempre difesa da tutti e nessuno osa mettere in discussione la sua professionalità o i suoi intenti. In molti approfittano di polemiche stupide per strumentalizzare e attaccare politicamente gli avversari, in questo caso i vertici RAI. Ma se i vertici RAI avessero davvero il potere e la funzione di decidere palinsesti e contenuti che televisione sarebbe e quale sarebbe la funzione dei giornalisti o degli autori televisivi? Fa specie che un giornalista esperto come Mentana abbia parlato di tv pubblica perchè anche lui dovrebbe sapere che tutto ciò che viene trasmesso è pubblico anche SKY ( che viene pagata dai cittadini come la RAI ) è pubblica. Se poi il ragionamento si riferisce al canone allora l’argomento riguarda la fiscalità e la giustizia di determinate tasse.

In questi giorni Raffaele Sollecito, famoso solo perchè è assolto per l’omicidio di Meredith Kercher, ma che tutta Italia crede ancora colpevole, è stato assunto, da mediaset, forse per le sue competenze acquisite,  come commentatore di fatti di cronaca (omicidi) . Pochi hanno riportato la notizia e molti limitandosi a un trafiletto. Nessun politico o rappresentante di associazioni per le vittime sgozzate come galline si è indignato o a espresso critiche. Sollecito è un uomo ibero è può fare quello che vuole ma c’è una famiglia a cui hanno sgozzato una figlia e le persone coinvolte, prima dichiarate colpevoli in 2 gradi di giudizio, sfruttando il ridicolo sistema giudiziario italiano, sono poi state assolte, e tanto per aggiungere la beffa al danno una, Amanda Cnox ha fatto milioni vendendo copi del suo libri in cui racconta che i perfidi italiani l’hanno incastrata (quando fu lei a confessare) l’altro, Reffale Sollecito, dopo aver realizzato un app per velocizzare i funerali (incredibile) ora fa pure televisione. Inutile dire che se fossimo i familiari di Meredith saremmo seriamente tentati di venire in Italia a farci giustizia da soli.  Secondo il criterio usato da mediaset Salvatore Riina potrebbe occuparsi di un programma TV dedicato ai delitti di mafia e questo si che sarebbe a dir poco inopportuno.

Le ipocrisie che dominano nella politica e nel mondo dell’informazione sono tante e alcune raggiungono livelli drammatici.  Falcone e Borsellino, sono stati uccisi in primis dallo stato, e questo non lo diciamo noi ma centinaia di giornalisti e libri, senza i quali ci sarebbe solo una verità parziale. Polizia, Carabinieri, forze dell’ordine, magistrati e giudici spesso hanno grandi e colpe equivalenti a quelle dei criminale – in casi esempio come quello del generale Ganzer segnare differenze con la mafia risulta difficile – e nel caso della politica non parliamone nemmeno. Il problema è intervistare politici corrotti e collusi (che puntualmente negano ogni colpa), intervistare forze dell’ordine che hanno ucciso e massacrato di botte persone come nei casi Cucchi o scuola Diaz non indigna nessuno. Il fatto che oggi nell’epoca dei satelliti e dei droni non si riesce a scoprire dove si nasconde Matteo Messina Denaro (cosa che in realtà sanno in molti) non scandalizza e non indigna la signora Bindi o Il presidente Grasso. Quando l’ipocrisia si sposa con la censura e la cultura della (doppia) morale allora succede che nascono i regimi totalitari.

Lasciamo ai lettori ogni opinione e posizione. Ci limitiamo solo a ricordare che la libertà ha dei costi e in certi casi dei paradossi ma non per questo bisogna limitarla o condizionarla a regole morali, censure (spesso preventive) o peggio inquisizioni di natura politica.

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